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Indagini e sondaggi

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UNIVERSITA': ANAAO GIOVANI SU RICORSI TEST MEDICINA, SOLITO PASTICCIO Roma, 21 lug. (AdnKronos Salute) - "Si tratta del solito pasticcio all'italiana". Anaao Giovani critica la decisione del Tar Lazio che con una recente sentenza ha dichiarato illegittimo il concorso nazionale 2014/2015 per l'accesso alla Facoltà di Medicina per irregolarità della prova d'ingresso in alcuni atenei italiani, riammettendo i 2000 ricorrenti, inizialmente esclusi. "Ma siamo proprio sicuri - si chiedono i giovani medici dell'Anaao - che vincere i ricorsi sia stata una fortuna? La sentenza del Tar potrebbe essere ribaltata nella prossima udienza del 7 maggio 2015 che potrebbe estromettere gli studenti, dopo aver sostenuto corsi ed esami. Il diritto allo studio ottenuto con la giurisprudenza rischierebbe di diventare un suicidio per i ricorrenti, che perderebbero un anno della propria vita per una sentenza, giusta o sbagliata, di un tribunale amministrativo". Per Anaao Giovani, "altrettanto preoccupante" sarebbe lo scenario se fosse tutto confermato. "Abbiamo assistito in questi anni a un importante e progressivo aumento degli ammessi al corso di laurea in Medicina, al quale non sono seguiti né un aumento dei posti in specializzazione, né un adeguato turnover del personale medico del Ssn: entrambi invece sono stati rimodulati al ribasso, causa di precariato e disoccupazione, nonostante la presenza del numero chiuso che, sebbene criticato da alcune associazioni e sindacati di categoria, rappresenta l'ultima ancora di salvezza di un sistema di programmazione totalmente fallimentare". Secondo i giovani medici dell'Associazione, "con questa ordinanza, altri 2000 futuri medici, tra 6 anni, al pari dei loro colleghi, rischieranno di non trovare sbocco nelle specializzazioni post-laurea e alla fine del loro percorso formativo entreranno nel mondo della disoccupazione e del precariato, come gli altri 10.000 ammessi quest'anno e gli altri migliaia di ricorrenti del bonus maturità". Anaao Giovani non è contro il diritto allo studio, ma vuole evitare "una precarizzazione spinta che inizia dall'accesso alla Facoltà di Medicina". L'Associazione considera "fondamentale e indispensabile l'accesso programmato alle facoltà di Medicina, con un eventuale sistema alternativo rispetto a quello attuale, che possa però mantenere la più assoluta oggettività di valutazione, ma nello stesso tempo possa garantire la massima trasparenza nell'espletazione della prova d'ingresso. D'altro canto, non riteniamo che il sistema 'francese', proposto qualche mese fa dalla ministra Giannini come panacea di tutti i mali, possa essere definito né sinonimo di oggettività, né di trasparenza". Anaao Giovani chiede infine "tempi rapidi per una seria e precisa programmazione numerica di tutto il percorso formativo medico da parte di chi dovrebbe garantirne la perfetta funzionalità: l'ora dei proclami è scaduta da tempo, adesso bisogna passare ai fatti". Anaao Assomed e Anaao Giovani si pongono come possibili interlocutori per il tavolo tecnico-politico all'interno del patto per la Salute, con la conclusione dei lavori prevista per la fine di ottobre 2014.
SALUTE: SOCIAL MEDIA HANNO FATTO IMPENNARE LE LAMENTELE CONTRO I MEDICI Roma, 21 lug. (AdnKronos Salute) - Colpa di Twitter e Facebook. Le lamentele nei confronti dei medici in Gran Bretagna si sono impennate tra il 2007 e il 2012, e la responsabilità sarebbe del boom dei social. A indagare sul fenomeno è un team della Plymouth University, che ha stilato un rapporto commissionato dal General Medical Council. I ricercatori hanno legato il raddoppio delle lamentele registrato nell'arco di cinque anni (da 5.168 nel 2007 a 13.347 nel 2012) proprio alla diffusione di questi nuovi media sul web. Secondo l'indagine, inoltre, alcuni fenomeno hanno reso i pazienti più inclini a protestare e lamentarsi dei propri dottori: oggi gli assistiti sono meglio informati, hanno aspettative maggiori e tendono a trattare i 'camici bianchi' con molta meno deferenza rispetto al passato. Insomma, si affidano e si fidano molto meno al proprio dottore. La buona notizia è che, almeno secondo Niall Dickson, direttore esecutivo del General Medical Council, l'aumento delle proteste non indica una riduzione negli standard di assistenza. "Non abbiamo elementi per dire una cosa simile", spiega alla Bbc online. Ebbene, stando ai ricercatori i social media hanno giocato un ruolo chiave in questa piccola rivoluzione, perché hanno incoraggiato le persone a discutere le proprie esperienze con i sanitari, all'interno di forum in cui possono confrontarsi con altri pazienti e accedere facilmente a una grossa mole di informazioni, facili da condividere. Risultato? Un fiume di lamentele, favorito anche da una copertura mediatica tendenzialmente negativa, pronta a stigmatizzare i casi di malasanità. Ma se la copertura sulla stampa di vicende di alto profilo può aver influenzato l'aumento delle lamentele, secondo i ricercatori a crescere in questi anni sono state anche le segnalazioni di episodi "non rilevanti" dal punto di vista medico. Il rapporto "mostra che le forze che hanno portato a un aumento nelle lamentele nei confronti dei medici sono complesse e riflettono una combinazione tra maggiore attenzione da parte del pubblico, influenza dei media, ruolo dei social media e modificazioni profonde nella società", spiega Julian Archer, primo autore della ricerca. "Il rapporto indica anche che c'è molto da fare per migliorare il sistema di gestione delle lamentele, in modo che le segnalazioni da parte del pubblico nei confronti dei propri dottori siano dirette alle autorità compententi".
SANITA': MENO ACCESSI PRONTO SOCCORSO SE ORARIO MEDICI FAMIGLIA PIU' LUNGO Roma, 21 lug. (AdnKronos Salute) - Gli accessi al pronto soccorso potenzialmente inappropriati si possono ridurre tra il 7 e il 20% gestendo bene i bisogni di salute dei cittadini sul territorio. Ad esempio, con gruppi di medici di medicina generale che assicurino un'apertura coordinata degli studi di almeno di 10-12 ore al giorno. E' il risultato dello studio condotto dai ricercatori del Dipartimento di Scienze Economiche dell'Università di Bologna, Matteo Lippi Bruni, Irene Mammi e Cristina Ugolini, presentati in occasione del quarto workshop di Econometria in sanità che si chiuso all'Università di Padova. Il lavoro prende le mosse dall'idea, già esplorata in letteratura e spesso richiamata nel dibattito tra addetti ai lavori, che un uso eccessivo e spesso improprio dei pronto soccorso caratterizzi diffusamente i sistemi sanitari a prescindere dal loro specifico assetto istituzionale e organizzativo, producendo un forte congestionamento delle strutture ed un potenziale danno alla qualità delle cure. Secondo la ricerca i motivi che possono spingere gli assistiti ad ignorare il medico curante e a rivolgersi autonomamente ad una struttura ospedaliera sembrano essere la percezione di un bisogno che necessita di una risposta non prorogabile, una maggiore fiducia nella possibilità che l'ospedale risponda con efficacia e prontezza, la convinzione che le cure primarie si caratterizzino per la limitatezza degli orari di apertura dei suoi ambulatori. I ricercatori bolognesi hanno deciso di indagare quest'ultimo aspetto, riferendosi al contesto emiliano-romagnolo per l'anno 2009. "In questa Regione - spiega Cristina Ugolini - è in corso da alcuni anni un programma con il preciso intento di estendere gli orari di apertura degli ambulatori dei medici di medicina generale associati in gruppo, prevedendo che i camici bianchi interessati possano coordinare le fasce orarie di attività ambulatoriale fino a raggiungere le 12 ore diurne. Abbiamo dunque verificato se questa politica sia in grado di influenzare anche la frequenza degli accessi ai servizi di pronto soccorso da parte degli assistiti, con particolare attenzione alle condizioni di potenziale inappropriatezza". ''I risultati relativi all'anno preso in esame dimostrano che gli assistiti registrati negli studi dei medici operanti in gruppi, che estendono l'orario di apertura oltre le 9 ore giornaliere, mostrano una minore frequenza di accesso al pronto soccorso", suggerisce la Ugolini. Questo risultato generale vale per le diverse tipologie di accesso considerato: totale degli accessi al dipartimenti d'emergenza e codici bianchi. "Le nostre stime - rileva la docente - ci dicono che l'estensione dell'orario di apertura riduce il numero atteso di visite al pronto soccorso dal 3% al 13% in base alla specificazione del modello statistico e alla metodologia adottata. L'effetto è ancora più marcato se si considerano i codici bianchi, in questo caso le percentuali di riduzione attesa vanno dal 7% al 21% a seconda dei metodi di stima e la definizione più estesa di accessi inappropriati che comprende i codici verdi con solo visita generale (le percentuali vanno dall'8% al 19%)''.
LAZIO: GIOVEDI' DONAZIONE TAVOLA SPINALE AL S.PAOLO DI CIVITAVECCHIA Civitavecchia, 21 lug. (AdnKronos Salute) - Giovedi 24 luglio alle ore 10 nel pronto soccorso dell'ospedale San Paolo di Civitavecchia ci sarà la cerimonia di donazione di una tavola spinale da che sarà utilizzata nel reparto. La barella o tavola spinale è un'asse rigida in materiale plastico e radiotrasparente. E' concepita per ottenere l'immobilizzazione dell'intero corpo mantenendo l'allineamento della testa, del collo e del tronco del paziente politraumatizzato e nei traumi vertebrali.
SANITA' LAZIO: ZINGARETTI, SI TORNA AD INVESTIRE IN STRUTTURE E SERVIZI Roma, 21 lug. (AdnKronos Salute) - Il potenziamento della rete dell'emergenza e dell'Ares 118, le risorse per l'apertura di nuove Case della salute, i fondi per le attrezzature del nuovo ospedale dei Castelli, il rinnovo delle tecnologie e la messa in sicurezza degli edifici, infine il risparmio energetico e la sanità territoriale. E' il programma del presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti per il rilancio della sanità regionale. "Perché dopo i tagli ora arriva l'ammodernamento, per rendere il sistema sanitario più umano, oltre che più competitivo e più qualificato", afferma il governatore sulla sua pagina web. "Dopo un lungo periodo di tagli e sacrifici torniamo a investire sulla sanità. Finora la Regione Lazio - precisa Zingaretti - investiva per l'edilizia sanitaria solo il 51% dei fondi, eravamo fra gli ultimi in Italia. Ora approviamo un piano che ci permette di investire 628 mln di euro, provengono da una legge nazionale che il Lazio aveva utilizzato male o poco. Recuperiamo un lungo ritardo, sblocchiamo investimenti fermi da almeno tre anni". In particolare ecco come la Regione procederà con i fondi: 110 mln di euro per tecnologie più moderne innovative; 191 mln di euro per adeguare le strutture alle norme antincendio; 153 mln di euro per i progetti per adeguamento antisismico; 6 mln per il potenziamento della rete dei servizi psichiatrici; 4,5 per il potenziamento della rete trasfusionale; 49 mln per la ristrutturazione e messa a norma del Policlinico Umberto I; 18 mln per il risparmio energetico, con impianti di riscaldamento più moderni. Infine 24 mln di euro di fondi per le attrezzature del nuovo ospedale dei Castelli, che è in avanzata fase di costruzione e acquisendo le attrezzature potrà avviare la sua attività. Il programma di investimenti prevede il potenziamento della rete dell'emergenza: si tratta di 20 Dea, i dipartimenti di emergenza e accettazione. In particolare 10 milioni serviranno per ristrutturare e potenziare i 4 Dea di II livello, 18,5 mln per interventi di miglioramento strutturale sui 16 Dea di I livello e altri 5 mln per potenziare le aree strategiche connesse ai Dea, come terapie intensive e stroke unit. "Per il potenziamento dell'Ares 118, mettiamo a disposizione 13 milioni e 200 mila euro: 7 milioni e 650mila euro serviranno per rinnovare il parco ambulanze, 4 milioni per la rete delle superfici utili all'elisoccorso e 1 milione 500 mila euro per la sede dell'Ares", afferma il presidente della Regione Lazio Zingaretti. Nei prossimi giorni "definiremo insieme a tutte le aziende sanitarie e ospedaliere il programma puntuale degli interventi", conclude il governatore.
TUMORI: ONCOLOGI PRONTI A RICORRERE A CONSULTA PER ACCESSO A FARMACI INNOVATIVI Roma, 21 lug. (AdnKronos Salute) - Le "inaccettabili disparità di accesso" ai farmaci anticancro innovativi "violano il diritto alla salute dei pazienti. I tempi previsti per rendere disponibili queste terapie non sono rispettati: senza un intervento urgente, ricorreremo alla Corte costituzionale". E', in sintesi, quanto affermano gli oncologi italiani, che chiedono, in una lettera indirizzata al ministro della Salute Beatrice Lorenzin, di intervenire con urgenza per risolvere questi problemi. Altrimenti, di fronte a "una situazione che sta creando gravi problemi etici e di salute", Aiom (Associazione italiana di oncologia medica) e Cipomo (Collegio italiano dei primari oncologi medici ospedalieri) sono pronti a ricorrere alla Consulta. "La legge n.189 dell'8 novembre 2012 (ex 'decreto Balduzzi') - si legge nella lettera co-firmata dal presidente Aiom, Stefano Cascinu, e dal presidente Cipomo, Gianpiero Fasola - prevede, in attesa della negoziazione della rimborsabilità e del prezzo, l'inserimento automatico di farmaci innovativi, già autorizzati in Europa, in una apposita fascia denominata fascia 'Cnn', ovvero fascia 'C non negoziata'". Sono farmaci disponibili in commercio e prescrivibili in Italia, ma non a carico del Ssn. Per questo, secondo Cascinu e Fasola, "nel periodo in cui i farmaci permangono in tale fascia la disponibilità è più teorica che reale, in quanto legata all'eventuale acquisto del farmaco da parte di ciascuna singola azienda ospedaliera o di ciascuna Regione. Questo crea una situazione di inaccettabile disparità tra pazienti, e, soprattutto, non risolve il problema del ritardo di accesso a farmaci di provata efficacia". Gli oncologi hanno da tempo sollevato il problema: "Con una lettera aperta inviata al ministro della Salute il 5 luglio 2013, Aiom sottolineava le criticità di tale norma, chiedendo un intervento urgente per emendare quell'aspetto del decreto Balduzzi'', si ricorda. "Qualche giorno dopo - sottolineano Cascinu e Fasola nella lettera -Aiom e Cipomo esprimevano apprezzamento per il provvedimento del Governo, che prevede che l'Aifa sia tenuta a esaminare il dossier e chiudere l'iter per l'immissione dei farmaci nel prontuario del Servizio sanitario nazionale entro 100 giorni dall'immissione del farmaco in commercio a pagamento. Questo limite temporale però nei fatti non è rispettato e il problema appare tutt'altro che risolto: a oggi, infatti, permangono in fascia Cnn numerosi farmaci oncologici, per molti dei quali la tempistica di negoziazione si protrae ormai da molti mesi". A questo punto gli oncologi chiedono un intervento urgente della Lorenzin, per tutelare il diritto alla salute dei pazienti: altrimenti, "in caso di persistenza di questo stato di potenziale discriminazione - concludono Cascinu e Fasola - valuteremo l'ipotesi di ricorrere alla Corte costituzionale".
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17 Luglio 2014
Si informa l'utenza che i servizi di consulenza presso la Sede dell'Ordine, nel periodo estivo, sara...
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16 Luglio 2014
In allegato l'articolo di Italia Oggi del 27.06.2014.     ARTICOLO COMPLETO di ITALIA O...
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01 Luglio 2014
Bandi 2014/2015 per l'accesso alle strutture ONAOSI SCADENZA ORE 13:00 DEL 31 LUGLIO 2014 In linea ...
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07 Aprile 2014
In data odierna è stato diramato il comunicato stampa dell'Ordine provinciale di Roma dei Medici-Ch...
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11 Marzo 2014
In data odierna l'Ordine ha diffuso un comunicato stampa in merito alla vicenda dei farmaci oculari ...
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