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Indagini e sondaggi

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SANITA' LAZIO: ZINGARETTI, DA MEF VIA LIBERA A 2,8 MLN PER EDILIZIA Roma, 30 ago. (AdnKronos Salute) - Via libera a nuovi fondi per l'edilizia sanitaria. Il ministero dell'Economia e delle Finanze ha erogato in favore della Regione Lazio circa 2 milioni 800mila euro per lavori di messa in sicurezza e ristrutturazione di alcuni reparti delle strutture ospedaliere del territorio. ''Siamo molto soddisfatti - dichiara il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti - che il Mef abbia accolto le nostre richieste e abbia stanziato questi fondi che ci permettono di realizzare importanti interventi di restauro, messa in sicurezza e ristrutturazione di reparti ospedalieri. Un provvedimento che ci fa proseguire con forza sulla strada del rinnovamento generale della sanità regionale e che sta portando risultati significativi in termini di miglioramento di strutture e servizi ai cittadini''.Nello specifico, il piano degli interventi prevede circa 712mila euro per lavori di realizzazione del Dipartimento di Oncoematologia e attrezzature dell'Azienda ospedaliera San Giovanni Addolorata; circa 766mila euro per completamento e messa a norma impianti e ristrutturazione dei reparti di chirurgia, ortopedia, oculistica, nefrologia, neonatologia, pediatria ed ematologia dell'ospedale S. Maria Goretti di Latina; circa 1 milione 300 mila euro per lavori di restauro conservativo e recupero funzionale dell'ex Monte di Pietà-Palazzo Cianti dell'ospedale S. Giovanni Evangelista di Tivoli (Asl Rmg).
SANITA': CIMO, BENE LORENZIN SU NO A TAGLI Roma, 29 ago. (AdnKronos Salute) - "Si riparla di tagli alla sanità. Bene ha fatto il ministro Lorenzin a dichiarare che così si distrugge il Servizio sanitario nazionale, impedendogli di garantire le prestazioni". A sostenerlo è il sindacato dei medici ospedalieri Cimo."Tutti sappiamo - sottolinea in una nota Cimo - che esistono ampi spazi al recupero di risorse in sanità, ma queste devono rimanere all'interno. Non più tardi di un mese e mezzo fa Governo e Regioni hanno firmato il Patto per la salute che stabilizzava il Fondo sanitario nazionale per un triennio e subito dopo è stato dato il via al decreto sugli standard per riorganizzare gli ospedali e il territorio: che credibilità può avere un Governo che rimette tutto in discussione dopo poco più di un mese?". Cimo si dichiara quindi contraria "a nuovi tagli indiscriminati" e chiede che si prenda "decisamente la strada della lotta agli sprechi, valorizzando i modelli e i comportamenti virtuosi come il patto prevede".
SALUTE: DEFIBRILLATORI SALVACUORE, A MILANO NE SERVONO 200 E A ROMA 400 Barcellona, 30 ago. (AdnKronos Salute) - In una grande città basterebbero poche centinaia di defibrillatori ben posizionati per salvare tanti cuori: in una metropoli come Parigi sarebbe sufficiente collocarne 350, a Roma ne servirebbero oltre 400, mentre Milano potrebbe accontentarsi di 200. Estrapolazioni possibili in base alle conclusioni di uno studio presentato in conferenza stampa al congresso della Società europea di cardiologia (Esc), che si è aperto oggi a Barcellona.Benjamin Dahan e colleghi della Paris Descartes University hanno messo a punto un modello matematico in grado di calcolare il numero ideale di defibrillatori esterni da distribuire nei luoghi pubblici, disegnando la mappa da seguire per sapere dove metterli. Dalle piazze agli stadi, dalle stazioni della metropolitana agli uffici postali, pronti per essere utilizzati in caso di arresto cardiaco.Secondo le simulazioni condotte dai ricercatori, "il numero ottimale di dispositivi da collocare a Parigi città sarebbe pari a circa 350". Considerando che la capitale francese - hinterland escluso - conta circa 2,2 milioni di abitanti, in una città come Milano (1,3 mln di abitanti) servirebbero circa 200 device e in una come Roma (2,8 mln) almeno 400."Gli arresti cardiaci extraospedalieri sono uno dei principali problemi di salute pubblica, con un'incidenza annuale di 50-100 casi ogni 100 mila abitanti in Europa e Nord America", spiega Dahan. "Poiché all'origine della maggior parte di questi eventi c'è una fibrillazione ventricolare, una defibrillazione precoce è l'unico modo per salvare la vittima. Ma per ogni minuto di ritardo le possibilità di farcela crollano del 10%".E "nonostante alcuni recenti dati incoraggianti, le percentuali di sopravvivenza dopo un arresto cardiaco al di fuori dell'ospedale restano intorno al 7-8%". Secondo studi condotti in precedenza, invece, intervenendo subito con una scarica ad hoc il numero di 'survivor' aumenta del 100%. In pratica raddoppia. Da qui la necessità di 'disseminare' defibrillatori nei luoghi strategici di ogni città. Ma quanti? E dove?Gli studiosi francesi sono partiti dall'analisi sitematica di tutti gli arresti cardiaci extraospedalieri registrati a Parigi tra il 2000 e il 2010. Hanno quindi simulato diversi scenari, per valutare quanto utile sarebbe stato poter disporre di un defibrillatore nelle vicinanze, a diverse distanze in un range compreso fra 200 metri e 2 chilometri. In un'altra simulazione hanno calcolato i vantaggi del posizionare un defibrillatore esterno in tutti i luoghi pubblici più 'caldi' della città, concludendo però che "il numero ottimale di dispositivi da collocare a Parigi è pari a circa 350". Inutile fare di più, perché "dislocandone altri il vantaggio aggiuntivo sarebbe irrisorio", assicura Dahan. E poiché si parla di apparecchi che "costano circa 1.000 euro l'uno", precisa lo scienziato, specie "nel clima economico attuale è fondamentale evitare di sprecare risorse".
MEDICINA: CUORE ITALIANO SEMPRE PIU' FORTE, -33% MORTALITA' IN 10 ANNI Barcellona, 30 ago.(dall'inviata dell'AdnKronos Salute Paola Olgiati) - Il cuore degli italiani è sempre più forte, con un tasso di mortalità sceso di un terzo nei primi 10 anni del Duemila. Nonostante le malattie cardiovascolari rimangano il primo killer nella Penisola, con circa 250 mila decessi all'anno (pari a oltre 2 morti su 5) secondo gli ultimi dati reperibili, "grazie alla prevenzione, al progresso medico e alla capillarità della rete di assistenza sul territorio negli ultimi decenni la mortalità per infarto e malattie ischemiche coronariche nel nostro Paese è crollata". Parola di Matteo Di Biase, presidente della Società italiana di cardiologia (Sic), che in occasione dell'apertura, oggi a Barcellona, del congresso 2014 dell'Esc (Società europea di cardiologia) fa il punto sui 'numeri del cuore' con l'Adnkronos Salute."Dal 1971 a oggi - ricorda - con l'introduzione delle unità coronariche, la mortalità per infarto è scasa dal 14% al 3,8%". In linea generale, il trend di riduzione dei decessi cardiovascolari interessa tutta Europa. Lo ha dimostrato uno studio internazionale coordinato da Melanie Nichols dell'università di Oxford (Gb) e pubblicato sull'European Heart Journal, la rivista ufficiale dell'Esc. L'analisi ha riguardato 52 Paesi del Vecchio continente su 53 (Andorra è stata esclusa per mancanza di dati), confrontando le ultime cifre disponibili con quelle di 10 anni prima. Scorrendo le tabelle, per il Belpaese (dati 2010) si contano circa 196 morti cardiovascolari su 100 mila abitanti tra gli uomini e 131 su 100 mila tra le donne: -33% in un decennio. Un terzo in meno.Nonostante una situazione a macchia di leopardo, che vede la Russia (915 morti ogni 100 mila abitanti per gli uomini e 517 su 100 mila per le donne) pagare un prezzo 6 volte superiore a quello della Francia (rispettivamente 150 e 87 su 100 mila), la fotografia complessiva certifica un calo dei tassi di mortalità cardiovascolare e coronarica. Con alcune nazioni in cui, almeno gli uomini, muoiono ormai più per cancro che per problemi di cuore: sono Belgio, Danimarca, Francia, Israele, Lussemburgo, Paesi Bassi, Portogallo, Slovenia, Spagna e San Marino. La Danimarca, in particolare, è il primo Paese in cui il 'sorpasso' del cancro vale anche per le donne."Lo studio europeo - commenta Di Biase - mette insieme Paesi molto diversi fra loro per tipo di servizio sanitario, di farmaci assunti, di stili di vita. Tuttavia, il risultato medio generale è che la mortalità cardiovascolare si è ridotta negli anni, con un calo più marcato nelle nazioni avanzate come l'Italia". Da questo punto di vista "siamo tra le nazioni messe meglio", garantisce il presidente della Sic. Le nostre finanze forse traballano, ma l''economia del cuore' funziona: "Siamo fra i big, ai primi posti in assoluto". Quanto alla mortalità per tumore, "in Italia il sorpasso sulla mortalità per cuore non è ancora avvenuto perché qui curiamo vene anche il cancro", puntualizza il cardiologo.A far bene al cuore degli europei - ragionano gli autori del lavoro - è stata soprattutto la riduzione dei fattori di rischio cardiovascolare, specie del fumo, nonché il maggior uso di statine anti-colesterolo. Anche se, avvertono gli esperti, "l'aumento di altri fattori di rischio, in particolare dei livelli di obesità, potrebbe rischiare di invertire il trend". Dallo studio emerge inoltre che, al calo della mortalità cardiovascolare, coronarica e per ictus, corrisponde in generale un aumento dei ricoveri. Forse per l'invecchiamento della popolazione, ipotizzano gli scienziati. "Ma l'incremento dei ricoveri non riguarda l'Italia", evidenzia Di Biase, come confermano anche le tabelle del report: dal 2001 al 2009 si è passati da 2.572 a 2.120 ricoveri per patologie cardiovascolari ogni 100 mila abitanti.Vale anche per il nostro Paese, invece, il 'sessismo' che vuole le donne più deboli di cuore: "Muoiono più loro degli uomini", contrariamente a quanto si credeva in passato. E "le malattie cardiovascolari femminili sono anche più 'cattive' - fa notare Di Biase - anche perché compaiono in età più avanzata" con la perdita dello scudo degli estrogeni dopo la menopausa. E così, su oltre 4 milioni di decessi cardiovascolari all'anno in Europa (1,8 mln per patologie coronariche, 1 mln per ictus e 1,2 mln per altre malattie cardiovascolari), 1,9 mln di vittime sono maschi e 2,2 mln femmine. "La proporzione di donne che muoiono per patologie cardiovascolari è maggiore rispetto ai maschi", certifica lo studio europeo: 51% contro 42%.
EBOLA: IL VIROLOGO, OTTIMISTA SU CONTROLLO EPIDEMIA MA SERVE AGIRE IN FRETTA Roma, 30 ago. (AdnKronos Salute) - "E' possibile bloccare l'epidemia del virus di Ebola in corso in Africa occidentale. Ma è necessario agire in fretta e cooperare perché si interrompa la catena dei contagi attraverso la prevenzione e norme igieniche adeguate". Ad esprimere ottimismo sulle possibilità di bloccare il virus Ebola è Giorgio Palù, presidente della Società europea di virologia.I focolai di Ebola, spiega l'esperto all'Adnkronos Salute, "sono stati sempre contenuti in passato. In questo caso l'epidemia è più ampia perché si è verificata in Paesi che non erano preparati e dove le abitudini igieniche hanno dato una mano al virus. Ma questa epidemia ha indotto anche alcune industrie farmaceutiche ad andare avanti con le sperimentazioni cliniche, mai fatte perché i casi erano relativamente pochi. Nessuno era disponibile ad investire. La pressione creata dai media e dall'Oms per la vastità del contagio ha avuto effetti in questo senso"."I vaccini sono stati già trovati, funzionano sulle scimmie che sul modello murino. Ci sono anche molecole che hanno dato buoni risultati. Anche noi all'università di Padova in collaborazione con l'istituto Karoliska di Stoccolma abbiamo sperimentato un farmaco con buoni risultati. Ora, sui vaccini, si tratta di fare una sperimentazione rapida, visto che non c'è tempo di seguire i tempi classici delle sperimentazioni. Sarà necessario concedere, come ha già deciso l'Organizzazione mondiale della Sanità, l'uso di questi vaccini off label o per uso compassionevole sull'uomo", conclude Palù.
SANITA': FIMMG, BENE PROROGA GRADUATORIE CORSO FORMAZIONE MEDICINA GENERALE Roma, 29 ago. (AdnKronos Salute) - "Accogliamo con soddisfazione la notizia di questo provvedimento, poiché sulla linea di quanto da noi proposto come definitiva soluzione al problema. La contemporaneità di accettazione di borse e contratti potrà garantire per quest'anno l'accesso al percorso formativo ad un maggior numero di neolaureati". Lo afferma Giulia Zonno, segretario nazionale Fimmg formazione, che commenta così il decreto firmato dal ministro della Salute Beatrice Lorenzin, che proroga fino a 60 giorni il termine per lo scorrimento delle graduatorie degli idonei al corso di formazione specifica in medicina generale."I ritardi che si sono realizzati nello svolgimento dell'esame per l'accesso alle specialità del 2014 - precisa Zonno - che limitavano a 10 giorni lo scorrimento della graduatoria, avrebbero infatti determinato la perdita delle borse di studio di quanti inizialmente inseriti avessero successivamente rinunciato in favore della specialità". Secondo Zonno, "l'attenzione dimostrata dal ministro con la firma di questo provvedimento rappresenta però solo una risposta al problema contingente: rimane la necessità di trovare soluzioni definitive per le quali Fimmg continuerà a lavorare".
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18 Agosto 2014
Sul supplemento ordinario n. 1 al Bollettino Ufficiale della Regione Lazio n. 64 del 12/08/2014 è p...
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28 Luglio 2014
Questa mattina la sede dell'Ordine provinciale dei Medici-Chirurghi e degli Odontoiatri di Roma è s...
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In data odierna è stato diramato il comunicato stampa dell'Ordine provinciale di Roma dei Medici-Ch...
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