FAQ Trova risposta alle tue domande più frequenti

Quali sono le norme che regolamentano l'attività sportiva? 

L’attività sportiva agonistica è regolamentata dal Decreto Ministeriale del 18 febbraio 1982, mentre la regolamentazione dell’attività amatoriale ludico-motoria e dell’attività non agonistica è contenuta nel Decreto Ministeriale del 24 aprile 2013 e dall’art. 42-bis della Legge 09/08/2013 n. 98. Inoltre si tiene conto delle Linee Guida emanate del Ministero della Salute con Decreto del 08/08/2014.Per quanto riguarda le specificità regionali, si tiene conto della Legge Regione Lazio n. 24 del 09/07/1997.

Quali sono le tipologie di attività fisica di cui si occupano queste norme? 

Sono sostanzialmente tre, in ordine crescente di impegno psico-fisico:- L’attività ludico-motoria/amatoriale;- L’attività sportiva non agonistica;- L’attività sportiva agonistica.

Cos'è l’attività ludico-motoria/amatoriale? 

Per attività ludico-motoria/amatoriale si intende quella praticata da soggetti non tesserati con le Federazioni sportive nazionali o con gli Enti di promozione sportiva e finalizzata al raggiungimento e al mantenimento del benessere psico-fisico della persona.L’attività ludico-motoria/amatoriale, quindi, non è finalizzata al raggiungimento di prestazioni sportive di livello e non prevede un aspetto competitivo.

Esempi di attività ludico-motoria/amatoriale? 

Ad esempio fare jogging al parco, fare fitness in palestra, fare danza, andare in piscina o altre attività similari. Anche fare calcetto o giocare a tennis con gli amici è attività ludico-motoria/amatoriale se l’attività viene svolta al di fuori di ogni contesto di gare o competizioni promosse da società sportive.Se invece queste stesse attività sono praticate da soggetti tesserati con le Federazioni sportive nazionali o con gli Enti di promozione sportiva, allora si ricade nell'attività sportiva vera e propria che può essere di tipo agonistico o non agonistico a seconda dell'impegno psico-fisico richiesto.

Per andare in palestra è necessario o no il certificato medico? 

Se la palestra è affiliata ad una Federazione sportiva nazionale o ad un Ente di promozione sportiva e il cliente viene tesserato all'atto dell'iscrizione in palestra, allora è necessario produrre il certificato medico di idoneità all'attività sportiva non agonistica. In tal caso la palestra deve rilasciare al cliente un modulo ove richiede il certificato medico esplicitando chiaramente a quale Federazione Sportiva o Ente di promozione sportiva è affiliata.Se, invece, la palestra non è affiliata a nessuna Federazione sportiva nazionale o a nessun Ente di promozione sportiva, allora il cliente vi svolge soltanto un'attività ludico-motoria e quindi non serve alcun certificato medico.Vi possono essere palestre affiliate ad una Federazione sportiva nazionale o ad un Ente di promozione sportiva, in cui alcuni clienti vengono tesserati, mentre altri no. In questi casi, solo i clienti tesserati devono presentare il certificato per attività non agonistica, mentre gli altri non devono presentare alcunché.Ovviamente quanto detto sopra vale non solo per le palestre, ma anche per le piscine e altri impianti sportivi.

Per lo svolgimento dell'attività ludico-motoria/amatoriale è necessaria una valutazione medica con relativa certificazione? 

Non è necessaria alcuna certificazione medica e quindi l'attività ludico-motoria può essere svolta in forma libera.In ogni caso, pur non essendovi nessun obbligo di certificazione medica, il cittadino può certamente chiedere un consiglio al proprio medico sull’attività che intende intraprendere.Ma non perché vi sia un obbligo in tal senso, ma solo per una valutazione di opportunità.

In questo caso, a quale medico sarebbe opportuno rivolgersi? 

Preferibilmente al medico di famiglia o pediatra che conosce l’assistito e quindi è in grado di valutare il caso con maggiori elementi di giudizio. Ma in linea di principio qualunque medico è in grado di dare questo tipo di consigli.

E se il cittadino richiede comunque al medico la redazione di un certificato? 

Il medico, dopo aver fatto presente che questo certificato non è necessario, può comunque rilasciarne uno dove attesta che il cittadino gode di buona salute e non ha patologie in atto.

Questo certificato di “buona salute” è a pagamento? 

Sì, perché trattandosi di un certificato non necessario, non è coperto dal Servizio Sanitario Nazionale.

Quant’è l’importo da pagare?

Non esiste una tariffa predeterminata, per cui l’importo della prestazione è lasciato alla valutazione del medico che però deve farlo conoscere in anticipo all’assistito.

Cos’è di preciso l’attività sportiva non agonistica? 

Si considera attività sportiva non agonistica quella svolta dai seguenti soggetti:- Alunni che svolgono attività sportiva organizzata dalle scuole nell’ambito delle attività parascolastiche in orario extra-curriculare;- Studenti che partecipano ai Giochi della Gioventù nelle fasi precedenti a quella nazionale;- Tutti coloro che svolgono attività organizzate dal CONI, da società sportive affiliate alle Federazioni sportive nazionali, agli enti di promozione sportiva riconosciuti dal CONI, che però non siano considerati atleti agonisti.

Per l’attività sportiva non agonistica, come sopra definita, è necessario il certificato medico? 

Sì, è obbligatorio il certificato medico, tranne che per alcuni sport per i quali l'impegno fisico è molto ridotto o assente.

Quali sono questi sport con impegno fisico ridotto o assente? 

Gli sport di tiro (tiro a segno, tiro a volo, tiro con l'arco, tiro dinamico sportivo), il biliardo sportivo, le bocce (ad eccezione della specialità volo di tiro veloce), il bowling, il bridge, la dama, i giochi e gli sport tradizionali (regolamentati dalla FIGEST), il golf, la pesca sportiva di superficie (ad eccezione della pesca d'altura), gli scacchi, il curling.Inoltre sono comprese nella categoria esonerata dall'obbligo del certificato medico anche le attività con impegno fisico minimo come l'aeromodellismo, le imbarcazioni radiocomandate, l'attività sportiva cinotecnica.

Per tutti gli altri sport, chi può rilasciare il certificato non agonistico? 

I medici specialisti in medicina dello sport presso gli ambulatori delle ASL o presso i centri privati autorizzati, i medici di medicina generale e i pediatri di libera scelta convenzionati con il SSN, limitatamente ai propri assistiti e i medici della Federazione medico-sportiva del CONI.

Quali esami clinici sono necessari? 

Prima del rilascio del certificato, il medico deve raccogliere l'anamnesi ed eseguire un esame obiettivo con misurazione della pressione.Inoltre deve acquisire agli atti copia del referto di un elettrocardiogramma a riposo effettuato dal paziente almeno una volta nella vita.Se il paziente ha più di 60 anni e presenta fattori di rischio cardiovascolare, è necessario prescrivere un elettrocardiogramma basale ogni anno. Anche in questo caso, copia del referto deve essere acquisita agli atti del medico certificatore.A prescindere dall'età, se il paziente soffre di patologie croniche conclamate che comportano un aumento del rischio cardiovascolare, è necessario prescrivere un elettrocardiogramma basale ogni anno. Anche in questo caso, copia del referto deve essere acquisita agli atti del medico certificatore.Il medico può in ogni caso prescrivere anche altri accertamenti ed esami, in relazioni alle specifiche necessità del paziente, così come può avvalersi, secondo il suo giudizio clinico, della consulenza di un medico sportivo o di un altro collega specialista nella specifica branca.

I certificati per l’attività non agonistica sono a pagamento? 

Se rilasciati dai medici sportivi sono a pagamento.Se rilasciati dai medici di famiglia o dai pediatri di libera scelta convenzionati con il SSN, sono gratuiti ma solo nei seguenti casi: attività sportive parascolastiche, su richiesta del Dirigente Scolastico, e partecipazione ai Giochi della Gioventù nelle fasi precedenti a quella regionale. Ovviamente la gratuità riguarda la visita e la certificazione, non l'eventuale esame strumentale ECG, il cui costo è a carico del cittadino.

Quanto tempo vale il certificato di idoneità per l’attività non agonistica? 

Ha validità per 1 anno dalla data del rilascio.

Cosa deve scrivere il medico sul certificato che rilascia? 

Deve attestare che, sulla base della visita medica effettuata, nonché del referto del tracciato ECG, il soggetto non presenta controindicazioni in atto alla pratica di attività sportiva non agonistica.Inoltre il medico deve indicare che il certificato ha validità di 1 anno dalla data del rilascio.

A proposito di studenti: per frequentare le ore di educazione fisica è necessario un qualche tipo di certificato medico? 

Assolutamente no. L'educazione fisica è una materia scolastica curriculare e, in quanto tale, la sua frequenza è obbligatoria per tutti gli studenti senza alcuna necessità di certificazione medica.Semmai il certificato medico potrebbe essere necessario nell'ipotesi contraria, cioè per chiedere l'esonero dalla frequenza delle lezioni di educazione fisica, quando lo stato di salute dello studente ne sconsiglia la partecipazione.

Esistono alcune attività fisiche specifiche che impongono una particolare attenzione clinica? 

Sì, quando un soggetto non tesserato ad una società sportiva partecipa a manifestazioni di “particolare ed elevato impegno cardiovascolare” patrocinate da società sportive.Ad esempio: manifestazioni podistiche di lunghezza superiore ai 20 km, granfondo di ciclismo, di nuoto, di sci di fondo o altre tipologie analoghe.In questi casi, il controllo medico deve necessariamente comprendere, oltre alla rilevazione della pressione arteriosa, un elettrocardiogramma basale, uno step test o un test ergometrico con monitoraggio dell’attività cardiaca e altri eventuali accertamenti ritenuti utili e opportuni a giudizio del medico.

Quali medici possono rilasciare questo tipo di certificato? 

I medici specialisti in medicina dello sport presso gli ambulatori della ASL o i centri privati autorizzati o i medici di medicina generale e pediatri, limitatamente ai propri assistiti.

I certificati per attività sportiva di particolare ed elevato impegno cardiovascolare sono a pagamento? 

Sì, con oneri a carico del richiedente.

Quanto tempo vale questo tipo di certificato? 

Ha validità per 1 anno dalla data del rilascio.

Cosa deve scrivere il medico sul certificato che rilascia? 

Deve attestare che, sulla base della visita medica effettuata, dei valori di pressione arteriosa rilevati, nonché del referto degli esami strumentali eseguiti (con indicazione della tipologia e della della data dei vari test ed esami svolti), il soggetto non presenta controindicazioni in atto alla pratica di attività sportiva di particolare ed elevato impegno cardiovascolare di cui all’art. 4 del Decreto Ministeriale 24/04/2013.Inoltre il medico deve indicare che il certificato ha validità di 1 anno dalla data del rilascio.

Parliamo infine dell'attività agonistica. Cos'è esattamente? 

Per attività agonistica si intende quella attività praticata continuativamente, sistematicamente ed esclusivamente in forme organizzate dalle Federazioni sportive nazionali, dagli enti di promozione sportiva riconosciuti dal CONI e dal Ministero dell'Istruzione, per quanto riguarda i Giochi della Gioventù a livello nazionale.Tale attività ha lo scopo di conseguire prestazioni sportive di elevato livello.La qualificazione sportiva agonistica, anche in base ai limiti di età, è stabilita da ogni singola Federazione sportiva e dagli enti di promozione sportiva riconosciuti dal CONI.

Cos'è il libretto sanitario sportivo? 

E' il libretto strettamente personale sul quale devono essere annotati i dati dell'atleta e gli estremi delle visite medico-sportive superate.E' un documento indispensabile per l'attività sportiva agonistica, che ogni atleta deve possedere e che deve essere esibito in occasione delle visite medico-sportive.

Chi rilascia il libretto sanitario sportivo? 

I centri di medicina dello sport delle ASL o privati accreditati al momento della prima visita medico-sportiva.

Chi può rilasciare il certificato di idoneità all'attività agonistica? 

Esclusivamente i medici specialisti in medicina dello sport presso i centri pubblici o privati accreditati.

Chi deve richiedere l'idoneità sportiva agonistica? L'atleta o la società sportiva cui appartiene?

La richiesta deve provenire dalla società sportiva e deve essere redatta secondo il modulo regionale. L'atleta si deve presentare al centro di medicina dello sport con tale richiesta e con il suo libretto sanitario sportivo.

Perché non può essere l'atleta stesso a richiedere l'idoneità agonistica? 

Perchè la valutazione del tipo di attività svolta dall'atleta e la qualificazione di tale attività come agonistica o non agonistica, spetta alla società sportiva, sulla base delle determinazioni delle Federazioni sportive nazionali e del CONI.La richiesta a titolo personale da parte del cittadino di idoneità all'attività agonistica è possibile solo per quelle attività che non rientrano sotto l'egida del CONI, come ad esempio quando un soggetto intende partecipare al concorso per allievi ufficiali e deve dimostrare di possedere l'idoneità agonistica.

Come si svolge la visita per attività agonistica? 

Il medico specialista in medicina dello sport deve effettuare personalmente la visita medica, garantendo l'effettuazione di tutti gli accertamenti clinici e di diagnostica strumentale necessari. In altre parole, il giudizio finale di idoneità non può essere disgiunto dalla effettuazione degli atti necessari alla formulazione del giudizio stesso.In particolare deve essere effettuato l'IRI test, sotto il controllo dello specialista e monitoraggio elettrocardiografico. Per tutti gli atleti di età superiore ai 40 anni deve essere eseguito il test da sforzo massimale al cicloergometro o al nastro trasportatore con registrazione del tracciato ECG prima, durante e dopo lo sforzo.La visita può essere integrata da accertamenti, di laboratorio o strumentali, laddove il medico sportivo li ritenga necessari a chiarire eventuali dubbi diagnostici.Infine è dovere del medico sportivo informare l'atleta sui rischi per la salute connessi all'uso di sostanze dopanti.

C'è un limite di età per l'attività agonistica? 

Come detto sopra, spetta alle Federazioni sportive nazionali e al CONI stabilire, per ciascuna disciplina sportiva, i limiti minimi ed eventualmente massimi di età per accedere all'attività agonistica.Per esempio, per il tennis l'età minima per l'attività agonistica è 8 anni; per il calcio, l'atletica leggera e le arti marziali è 12 anni; per il ciclismo 13, per il pugilato 14.

Nel caso di atleti minorenni, serve il consenso dei genitori? 

Certamente sì. Infatti al momento della visita deve essere presente almeno un genitore.

Cosa va scritto sul certificato per l'attività agonistica? 

Una dizione corretta è la seguente: "Si certifica che il Sig. (nome e cognome) è idoneo all'attività sportiva agonistica per la disciplina.....".L'indicazione della specifica disciplina sportiva per il quale viene formulato il giudizio di idoneità per attività agonistica è indispensabile. Pertanto se l'atleta pratica più attività sportive, tutte in maniera agonistica, avrà bisogno di distinti e separati certificati di idoneità, uno per ogni disciplina sportiva agonistica.

Quanto tempo vale il certificato per l'attività agonistica? 

Di norma ha validità di un anno dalla sua emissione, salvo che per alcuni sport per il quale vale due anni (ad esempio per le bocce, il golf).

C'è altro da sapere? 

L'attività motoria e sportiva deve essere valorizzata, in quanto strumento per promuovere corretti stili di vita e benessere igienico-sanitario. Il ruolo del medico, quindi, non deve essere solo quello di puro e semplice "certificatore", ma soprattutto di soggetto fiduciario che è in grado di consigliare, spiegare e suggerire le migliori scelte ai propri assistiti, soprattutto sensibilizzando gli sportivi, in particolar modo quelli più giovani, a evitare le tentazioni del doping.In questo senso, l'opera del medico di famiglia, del pediatra e del medico sportivo è particolarmente utile e preziosa.

Quando si pone il problema del pagamento o meno dei certificati medici? 

La questione si pone solo per i medici convenzionati con il SSN (medici di famiglia e pediatri di libera scelta).Infatti i medici dipendenti pubblici (ospedalieri) non hanno questo problema in quanto tutte le loro certificazioni sono sempre gratuite per il paziente, in quanto ricomprese nell'attività istituzionale del medico pubblico.Sul versante opposto ci sono i medici liberi professionisti i quali, al contrario, hanno sempre diritto ad un compenso per la loro attività che, essendo di natura privata e libero professionale, non è mai ricompensata dallo Stato, ma sempre e solo dal privato cittadino.Quindi valutare se e quando chiedere un compenso per un particolare tipo di certificato è una cosa che riguarda solo i medici di medicina generale e i pediatri di libera scelta. 

Il certificato ha un costo di per sé o rientra nella prestazione medica in generale? 

Il rilascio di un certificato è un atto medico che solitamente rappresenta l'atto finale di una prestazione sanitaria iniziata con l'acquisizione del consenso, la raccolta dell'anamnesi, e proseguita con la visita medica. Tutto il complesso di questi atti costituisce la prestazione del medico.Da ciò si comprende che il certificato medico non ha una sua autonoma consistenza, in quanto è logicamente inserito in una prestazione sanitaria. Di conseguenza non ha un costo di per sé, ma è la prestazione medica nel suo complesso (conclusasi con il rilascio del certificato) che può avere rilevanza ai fini del compenso per il medico. 

Prendiamo in esame la situazione dei medici di medicina generale e dei pediatri. Quali sono i certificati gratuiti per l'assistito? 

Alcuni certificati medici rilasciati dai medici di medicina generale e dai pediatri sono gratuiti per l'assistito perché rientrano nei compiti del medico previsti dalle Convenzioni Nazionali e/o dagli Accordi regionali. Si tratta di prestazioni che vengono pagate al medico dallo Stato e per questo motivo sono gratuite per il paziente.I classici esempi di certificati gratuiti sono:- incapacità temporanea al lavoro;- riammissione a scuola;- attività sportiva non agonistica parascolastica;- assistenza domiciliare integrata;- denunce obbligatorie (nascita, morte, malattie infettive e diffusive, AIDS, ecc.). 

Al di fuori di questi casi, quindi, il medico può pretendere un compenso? 

Sì, perché al di fuori di questi casi, si tratta di prestazioni non retribuite dallo Stato e quindi a carico dell'assistito.In pratica per le prestazioni non previste dalle Convenzioni Nazionali o dagli Accordi regionali, il medico di medicina generale e il pediatra agisce come un medico libero professionista puro. 

Quant'è il compenso che in questi casi il medico può chiedere in libera professione? 

Dopo l'abolizione del tariffario a norma del "Decreto Bersani" del 2006, non esiste più una tariffa vincolante, per cui ogni medico è libero di fissare le tariffe che crede. In ogni caso è necessario che il medico informi preventivamente il paziente sul costo della sua prestazione, in modo da evitare ogni spiacevole discussione. Una valida soluzione può essere l'affissione in sala d'attesa dell'elenco delle prestazioni a pagamento con il relativo costo, oppure la preventiva informazione che il medico o il personale di studio fornisce al paziente prima della prestazione. 

Il medico può decidere di rilasciare gratuitamente certificati che sarebbero a pagamento? 

Il medico, valutando il caso del singolo paziente, può ritenere opportuno evitare di chiedere il pagamento del certificato. Questo spesso succede per motivi di solidarietà sociale, per cui la scelta del medico di non farsi pagare è certamente apprezzabile. Se però questo comportamento viene tenuto solo per accaparrarsi clienti, rappresenta una forma di concorrenza sleale che deve essere ovviamente evitata. 

Quando il medico riceve il compenso, deve sempre emettere fattura? 

Certamente sì. E la deve emettere nello stesso momento in cui viene pagato, né prima né dopo. Il paziente deve uscire dallo studio con la fattura in tasca. 

Sulle fatture per certificati a pagamento ci vuole o no l'IVA? 

Fino al 2005 tutte le prestazioni mediche erano considerate esenti IVA e quindi la fattura del medico prevedeva solo e soltanto l'importo del compenso. Ma dal 2005, a seguito di una sentenza della Corte di Giustizia Europea, bisogna distinguere: se la prevalente finalità della prestazione medica è la tutela della salute dell’interessato o della collettività, il compenso è esente da IVA. Invece se la prevalente finalità della prestazione è di natura accertativa o peritale o medico-legale, allora il compenso è soggetto a IVA. 

Quali sono i tipici casi di certificati o prestazioni a pagamento esenti da IVA? 

Sono, ad esempio, i certificati per:- buona salute, sana e robusta costituzione, attività ludico-motoria;- patenti di guida;- porto d'armi;- medicina del lavoro;- esonero dalle lezioni di educazione fisica;- infortunio a fini INAIL;- invio di minori in colonie o comunità;- ammissione di anziani in case di riposo;- invio in soggiorni marittimi o montani per motivi di salute;- avvenuta vaccinazione;- dieta personalizzata alla mensa;- idoneità a viaggi. 

In questi casi, il medico deve riportare qualche dizione particolare in fattura per giustificare la non applicazione dell'IVA? 

Va riportata la dizione: "Prestazione sanitaria esente IVA ai sensi dell'art. 10 n. 18 del DPR 633/1972". Si tratta di una dizione che spesso è già prestampata sui ricettari per prestazioni sanitarie acquistabili in cartoleria. 

Quali sono, invece, i casi di certificati o prestazioni a pagamento sui quali aggiungere l'IVA? 

Sono, ad esempio, i certificati per:- invalidità civile;- infortunio a fini privati;- riconoscimento causa di servizio;- fini assicurativi;- idoneità allo svolgimento di generica attività lavorativa;- impossibilità a presentarsi in tribunale;- inabilità a riscuotere la pensione. 

A quanto ammonta l'IVA in questi casi?

Al 22% del compenso. 

Come si può distinguere se nella prestazione medica è prevalente la finalità di cura o la finalità peritale?

L'Agenzia delle Entrate ha previsto: nei casi in cui la prestazione del medico sia contemporaneamente finalizzata alla cura della persona, ma abbia anche risvolti assicurativi o peritali, è possibile evitare l'applicazione dell'IVA se il medico riporta in fattura la dizione: "Riscontrata prevalente finalità di tutela della salute". Se viceversa la finalità prevalente della prestazione è di tipo assicurativo o peritale, non c'è bisogno di scrivere nulla in fattura, però allora deve essere applicata l'IVA. 

Quali dati sono obbligatori sulla fattura? 

-il nominativo del medico e il suo numero di Partita IVA;- le generalità del paziente e il suo codice fiscale;- la data e il numero progressivo della fattura (che può essere un numero incrementale anno dopo anno, oppure ricominciare ogni anno dal n. 1 seguito dall'anno di competenza. Ad esempio "n. 1/2013", "n. 2/2013" e così via);- la descrizione della prestazione (ad esempio: "visita e certificazione medica");- l'importo del compenso;- l'eventuale dizione di cui sopra per le prestazioni esenti da IVA;- in caso contrario: l'aggiunta del 22% di IVA al compenso stesso; 

Serve la marca da bollo sulla fattura? 

Se il compenso è assoggettato ad IVA la marca da bollo non si applica.Se, invece, il compenso è esente da IVA, si applica la marca da bollo di € 2,00 ma solo se il compenso è superiore a € 77,47. 

Che cos'è la ritenuta di acconto? 

Quando il medico fa una prestazione o un certificato a pagamento ad un paziente, nella fattura non applica mai la ritenuta d'acconto.La ritenuta d'acconto si applica solo se la prestazione è a favore di imprese, enti, ditte o altri professionisti. In sostanza, non in favore di singoli cittadini, ma di soggetti titolari di Partita IVA.Ciò premesso, la ritenuta d'acconto è una percentuale (solitamente del 20%) che si detrae dal compenso del medico e che il beneficiario della prestazione deve versare allo Stato. Con la ritenuta d'acconto, quindi, il medico "rinuncia" ad una parte del suo compenso, che va allo Stato in acconto alle tasse che il medico dovrà pagare in sede di dichiarazione dei redditi. 

Come deve riscuotere il medico il denaro che riceve? 

Solitamente per la riscossione dei certificati a pagamento, lo strumento più utilizzato è il denaro contante.Tuttavia è bene ricordare che il contante non è consentito per prestazioni di importo superiore a € 999,99 perchè in questi casi è obbligatorio riscuotere con uno strumento di pagamento tracciabile (assegni, bancomat, carte di credito, bonifici). 

I compensi riscossi dall'attività medica devono confluire in un conto corrente dedicato? 

Non è obbligatorio, ma raccomandato.Infatti, se il medico ha un solo conto corrente che usa sia per l'attività professionale che per la sua vita privata, le operazioni di entrata e di uscita di quel conto sono considerate dall'Agenzia delle Entrate tutte afferenti all'attività medica. Se invece il medico ha due conti separati, uno per l'attività professionale e uno per la sua vita privata, può meglio dimostrare la reale entità economica della sua attività di professionista. 

Il medico può fare prestazioni "occasionali" senza possedere la Partita IVA? 

L'art. 35 del Testo Unico sulle Imposte sui Redditi (TUIR) dispone che coloro che intraprendono una professione devono farne dichiarazione all'Agenzia delle Entrate che attribuisce il numero di Partita IVA.L'art. 67 dello stesso TUIR regolamenta i "Redditi Diversi" fra i quali compaiono anche i redditi occasionali, considerandoli prodotti da coloro che non svolgono abitualmente attività di impresa o di professione.Di conseguenza, un professionista iscritto ad un Albo (com'è il medico) non può invocare la disciplina del "lavoro occasionale", in quanto per i professionisti vale la regola dell'art. 35.L'Agenzia delle Entrate, in più occasioni, ha sostenuto che un professionista iscritto ad un Albo non può mai dire di esercitare "occasionalmente" la professione, altrimenti non sarebbe iscritto all'Albo. L'iscrizione all'Albo, quindi, per l'Agenzia delle Entrate è indice di "abitualità" nell'esercizio della professione, tutto il contrario della "occasionalità".Per questo è fortemente raccomandato di evitare eventuali prestazioni occasionali e, in casi estremi, limitarle solo a sporadiche e non programmate situazioni. Altrimenti il medico avrà vita dura a giustificarsi davanti all'Agenzia delle Entrate in sede di eventuali verifiche e controlli. 

Considerazioni conclusive

Per curare correttamente gli aspetti fiscali dell'esercizio della professione è oramai indispensabile che il medico si avvalga di un consulente fiscale di propria fiducia, perchè la materia è altamente complessa e tecnica e, quindi, difficilmente gestibile da chi non è un fiscalista di professione. Comunque è importante che il medico abbia buona padronanza delle poche e semplici regole elencate in questo articolo per evitare la maggior parte di errori in cui può incappare.

Dove ha avuto origine e qual è stata l’evoluzione del consenso informato? 

Per secoli, sulla base dell’insegnamento di Ippocrate, il medico ha esercitato il diritto-dovere di non rivelare nulla al paziente riguardo alle sue condizioni di salute. Questo assoluto riserbo avrebbe evitato “passi estremi” al malato e, al tempo stesso, garantiva prestigio e autorità alla classe medica.Per secoli, quindi, il consenso del malato all’atto medico non ha avuto alcuna rilevanza e rimaneva nell’ampia discrezionalità del medico la scelta delle terapie e dei sistemi di cura e se darne o (come quasi sempre succedeva) non darne conto al paziente.Solo nel XX secolo questo paradigma è cominciato a cambiare. Quando, nel 1917, la Corte Suprema degli Stati Uniti ha affermato che “ogni essere umano adulto e sano di mente ha il diritto di decidere su cosa va fatto al suo corpo” e che “il medico che esegue un intervento senza il consenso del paziente commette un aggressione”.In Italia, il principio del consenso informato, trova la sua più importante consacrazione nell’art. 32 della Costituzione, secondo il quale “nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge”, correlato con l’art. 13 della stessa Costituzione che afferma l’inviolabilità della libertà personale.In conformità con il dettato costituzionale, la Legge 833 del 1978, istitutiva del Servizio Sanitario Nazionale, esclude la possibilità di effettuare accertamenti e trattamenti sanitari contro la volontà del paziente.Di particolare interesse anche la sentenza della Corte di Assise di Firenze del 1990 (confermata poi nel 1992 dalla Corte di Cassazione) che condanna il medico chirurgo per omicidio preterintenzionale per aver eseguito un intervento demolitivo senza il consenso della paziente e senza che si fosse verificata una situazione di emergenza o di immediato pericolo.Infine il Codice di Deontologia Medica sancisce il principio generale secondo cui è vietato al medico di intraprendere attività diagnostica e/o terapeutica senza l’acquisizione del consenso informato del paziente e l’obbligo per il medico di desistere, in presenza di documentato rifiuto di persona capace di intendere e di volere, dai conseguenti atti diagnostici e/o curativi, non essendo consentito alcun trattamento medico contro la volontà della persona. 

Qual è la situazione attuale? 

E’ quindi ormai principio consolidato che nessuna persona cosciente e capace può essere sottoposta ad un qualsiasi trattamento sanitario contro o senza la sua volontà. Ogni singolo trattamento diagnostico, ogni singola terapia, qualsivoglia intervento medico non può essere effettuato se non con il valido consenso dell’avente diritto, che sia stato compiutamente ed idoneamente informato in ordine al trattamento cui sarà sottoposto ed ai rischi che da tale trattamento possono derivare.Pertanto oggi la legittimazione all’attività del medico non trova più il suo fondamento sul prestigio e sull’autorità del professionista, ma solo ed esclusivamente sul consenso informato del malato.Appare, quindi, chiaro che l’informazione data al paziente costituisce parte integrante della prestazione medica che diviene essa stessa una prestazione sanitaria, al pari dell’accertamento diagnostico e dell’intervento terapeutico. 

Cos’è l’informativa? 

Per raccogliere un valido consenso è indispensabile che il medico abbia fornito un esaustiva informativa. In effetti, secondo consecuzione logica, non si dovrebbe parlare di “consenso informato” ma più propriamente di “informazione alla quale segue il consenso”.Ma a parte la terminologia, è chiaro che il medico ha come suo primo e principale dovere quello di esplicitare al paziente una serie di informazioni per consentirgli una scelta libera e consapevole.In particolare nell’informativa è doveroso che al paziente sia esplicitato:- La situazione clinica obiettiva riscontrata;- La descrizione dell’intervento medico ritenuto necessario e dei rischi derivanti dalla mancata effettuazione della prestazione;- Le eventuali alternative diagnostiche e/o terapeutiche;- Le tecniche e i materiali impiegati;- I benefici attesi;- I rischi presunti;- Le eventuali complicanze;- I comportamenti che il paziente deve eseguire per evitare complicazioni successive all’atto medico.Tutte queste informazioni devono essere rese al paziente in modo chiaro e commisurato alla sua capacità di comprensione da intendersi in senso medico e, cioè, non solo avendo riguardo al livello intellettuale del paziente, ma anche tenendo conto del suo stato emotivo e psicologico. E’ necessario, quindi, calibrare il tenore dell’informazione in modo che sia efficace al fine di far maturare nel paziente un convincimento libero, maturo e consapevole, senza inutili iper-tecnicismi e senza superficiali generalizzazioni.E’ importante che l’informativa e il conseguente consenso sia prossimo, dal punto di vista temporale, all’atto medico, perché uno dei requisiti del consenso è l’attualità. Un’informativa resa (e un consenso raccolto) troppo tempo prima dell’intervento rischia di non essere sufficiente perché nel frattempo il quadro clinico potrebbe essere evoluto o le alternative terapeutiche potrebbero essere variate o ancora il paziente potrebbe aver maturato un diverso convincimento.E’ fortemente raccomandato che il medico, specie se ospedaliero, segnali in cartella clinica, di aver debitamente informato il paziente. 

Il consenso informato deve essere in forma scritta?

Da quanto detto sopra, è ormai chiaro che l’informativa e il consenso sono atti indispensabili e necessari per rendere legittimo l’atto medico. Ciò non significa, però, che l’informativa e il consenso debbano essere resi necessariamente in forma scritta. Anzi, nella generalità dei casi è sufficiente che informativa e consenso siano prestati in forma orale.La forma scritta diventa necessaria o perché vi è una legge dello Stato che la rende obbligatoria, o perché il Codice di Deontologia Medica la richiede in situazioni particolari.Le Leggi dello Stato che rendono necessaria la forma scritta sono le seguenti:- DPR 16/06/1977 n. 409 in materia di trapianti di organi;- Legge 05/06/1990 n. 135 in materia di AIDS;- Decreto Ministeriale 15/01/1991 in materia di terapia con plasma derivati ed emoderivati;- Decreto Ministeriale 27/04/1992 in materia di sperimentazione scientifica;- Legge 12/08/1993 n. 201 in materia di prelievo ed innesto di cornea;- Legge 08/04/1998 n. 94 in materia di uso di medicinali al di fuori delle indicazioni autorizzate;- Legge 19/02/2004 n. 40 in materia di procreazione assistita.Dal canto suo, il Codice di Deontologia Medica obbliga alla raccolta del consenso informato in forma scritta per le seguenti situazioni particolari:- Prescrizione di farmaci per indicazioni non previste dalla scheda tecnica o non ancora autorizzati al commercio, purché la loro efficacia e tollerabilità sia scientificamente documentata (in pratica ricalca l’obbligo già previsto dalla Legge 94/1998);- Prescrizione di terapie mediche non convenzionali, che possono essere attuate senza sottrarre il paziente a trattamenti scientificamente consolidati e previa acquisizione del consenso informato scritto quando si tratti di pratiche invasive o con più elevato margine di rischio, oppure quando il paziente ponga pregiudizialmente scelte ideologiche;- Prestazioni diagnostiche e/o terapeutiche che, a causa delle possibili conseguenze sull’integrità fisica della persona o per il grave rischio che possono comportare per l’incolumità della persona, rendano opportuna una manifestazione documentata della volontà del paziente. Nella pratica si tratta delle ipotesi di:- Interventi chirurgici;- Procedure ad alta invasività;- Utilizzo di mezzi di contrasto;- Trattamenti con radiazioni ionizzanti;- Trattamenti che incidono sulla capacità di procreare;- Terapie con elevata incidenza di reazioni avverse;- Trattamenti psichiatrici di maggior impegno.Al di fuori di queste ipotesi, il consenso può essere raccolto in forma orale, fermo restando che se il medico ritiene, in scienza e coscienza e motivatamente, di formalizzare tale consenso con un atto scritto, gli è comunque consentito farlo.

Nel caso in cui il paziente sia minorenne come bisogna comportarsi?

La regola generale prevista dal diritto di famiglia afferma che la potestà sui figli è esercitata di comune accordo da entrambi i genitori o da un solo genitore se l’altro è morto o decaduto o sospeso dalla potestà genitoriale.Nel caso dei comuni trattamenti medici (visite, medicazioni, prescrizioni, certificazioni) è sufficiente il consenso espresso da uno solo dei genitori, in applicazione del principio generale secondo il quale gli atti di ordinaria amministrazione possono essere compiuti disgiuntamente da ciascun genitore.Viceversa, di fronte a trattamenti medici di maggiore importanza, come quelli per i quali è necessario acquisire il consenso scritto, è necessario l’assenso di entrambi i genitori, perché gli atti di straordinaria amministrazione devono essere compiuti di comune accordo. In questi casi, l’eventuale contrasto di opinione fra i genitori va risolto dal giudice tutelare.Giova precisare che a questo fine non rileva il fatto che i genitori siano sposati o separati o divorziati o conviventi di fatto. Quello che importa è che gli atti di ordinaria amministrazione possono essere eseguiti disgiuntamente dai genitori, quelli di straordinaria amministrazione congiuntamente o per decisione del giudice.Tutto ciò chiarito, va anche precisato che il medico, a norma del Codice Deontologico, deve tener conto della volontà del paziente minorenne, compatibilmente con l’età e con la sua capacità di comprensione, fermi restando i diritti dei genitori. Il medico, quindi, deve prendere in considerazione l’opinione del minorenne, in funzione dell’età e del suo grado di maturità e possibilmente addivenire ad un consenso congiunto fra genitori e figlio minore. Nel caso in cui questo accordo non sia possibile e sussista un insanabile contrasto fra la volontà del minore e quella dei genitori, la decisione se eseguire o meno il trattamento sanitario deve essere rimessa al giudice tutelare.Vi sono inoltre alcuni trattamenti sanitari per i quali la legge esclude l’obbligo di acquisire il consenso dei genitori, ritenendo sufficiente il solo consenso del paziente minorenne. Si tratta, quindi, di situazioni specifiche e particolari per le quali il medico può procedere all’atto sanitario a prescindere dal consenso o dissenso dei genitori e anche a loro insaputa.Si tratta dei casi di:- Accertamenti diagnostici, anche di laboratorio, e cure qualora si presentino sintomi di insorgenza di una malattia trasmessa sessualmente;- Prescrizioni mediche e somministrazione dei mezzi necessari per conseguire le finalità liberamente scelte in ordine alla procreazione responsabile;- Interruzione volontaria della gravidanza quando il giudice tutelare abbia autorizzato la minorenne a decidere anche a prescindere dal consenso dei genitori in presenza di seri motivi che impediscono o sconsigliano la loro consultazione o che inducano a procedere contro il loro parere;- Accertamenti diagnostici e interventi terapeutici e riabilitativi al minorenne che faccia uso personale di sostanze stupefacenti, mantenendo l’anonimato del minorenne nell’accesso ai servizi per le tossicodipendenze.

E nel caso di un paziente incapace di intendere e di volere (interdetto)?

Il paziente maggiorenne per il quale il giudice abbia dichiarato l’interdizione per infermità mentale, è rappresentato legalmente dal tutore nominato dallo stesso magistrato. Pertanto il tutore ha titolo per esprimere il consenso alle prestazioni sanitarie nell’interesse della persona assistita.In ogni caso il medico deve cercare di far comprendere la situazione anche al paziente oggetto di tutela, nei limiti in cui ciò sia possibile.

Nel caso di un paziente sottoposto ad amministrazione di sostegno cosa bisogna fare? 

Il paziente maggiorenne affetto da una infermità o menomazione fisica o mentale che si trovi nell’impossibilità, anche parziale o momentanea, di provvedere ai propri interessi, può essere affiancato da un amministratore di sostegno nominato dal giudice. L’amministratore di sostegno, quindi, non si sostituisce al paziente, ma lo supporta e lo affianca.Il provvedimento del giudice di nomina dell’amministratore di sostegno individua i poteri dell’amministratore ed è opportuno che il medico acquisisca copia di tale provvedimento onde verificare se tali poteri si estendono anche all’ambito sanitario. Perché se così non è, il paziente è l’unico soggetto in grado di prestare il consenso, mentre se l’amministratore di sostegno ha il potere di intervenire per gli atti di natura sanitaria, allora il medico deve ricercare il consenso prioritariamente dal paziente diretto interessato, ma con il supporto e l’aiuto dell’amministratore di sostegno.In questi casi, se dovesse emergere un contrasto fra la volontà del paziente e quella dell’amministratore di sostegno, il medico dovrebbe sollecitare un pronunciamento del giudice tutelare per dirimere il contrasto.

Nel caso di un paziente temporaneamente incapace? 

Il paziente maggiorenne, che normalmente è capace di intendere e di volere, può trovarsi in una momentanea situazione di incapacità perché privo in tutto o in parte di autonomia decisionale o incapace di esprimere la propria volontà.Questo può succedere, per esempio, in caso di abuso di alcol o di sostanze stupefacenti o per un temporaneo stato di incoscienza.Si tratta, quindi, di casi in cui il paziente non è sostituito nelle sue decisioni da nessun tutore, né affiancato da nessun amministratore di sostegno.In questi casi il medico è autorizzato a prestare le cure indispensabili e indifferibili, anche senza aver raccolto il consenso, attuando gradatamente e sequenzialmente il trattamento terapeutico in modo da portare il paziente verso un miglioramento della propria capacità decisionale e quindi di porlo in condizione di affrontare consapevolmente gli atti più complessi sotto il profilo terapeutico. In pratica in questi casi il medico raccoglie un “consenso in progress”.Se questi tentativi non hanno successo e l’incapacità non regredisce ma anzi persiste, il medico, previo colloquio coi familiari dell’assistito, potrà ad adire l’autorità giudiziaria chiedendo la nomina di un amministratore di sostegno o altri eventuali provvedimenti a tutela del paziente.

Nel caso di un paziente anziano con problemi cognitivi? 

Nel caso di pazienti anziani con seri problemi cognitivi che possano assurgere ad uno stato di incapacità decisionale persistente o addirittura permanente, il medico, previo colloquio coi familiari dell’assistito, potrà adire l’autorità giudiziaria per richiedere la nomina di una amministrazione di sostegno o altri eventuali provvedimenti a tutela del paziente.

Cosa sono le direttive anticipate? 

Il Codice di Deontologia Medica, recependo i principi contenuti nella Convenzione di Oviedo, afferma che se il paziente non è in grado di esprimere la propria volontà e il proprio consenso, il medico deve tener conto, nelle proprie scelte terapeutiche, di quanto precedentemente manifestato in modo certo e documentato dal paziente stesso, quando aveva piena libertà decisionale.Si tratta delle cosiddette “Direttive Anticipate”, cioè di espressioni di volontà formalizzate per atto scritto dal paziente maggiorenne capace di intendere e di volere, che indicano se e in quali ambiti egli presta il proprio consenso a determinati atti sanitari sulla sua persona, nel caso in cui si trovi a vivere condizioni di affievolimento o annullamento di coscienza.Allo stato attuale, in mancanza di una legge in materia, tali direttive non hanno efficacia tassativa e vincolante per il medico, tant’è che il Codice Deontologico prevede che il medico debba “tenerne conto”. Tuttavia il medico non potrà ignorarle e dovrà motivare le sue decisioni se in contrasto con le direttive anticipate del paziente.

Cos’è lo stato di necessità? 

Ricorre lo stato di necessità quando il medico si trova ad agire, mosso dalla necessità di salvare il paziente dal pericolo concreto ed attuale di un danno grave alla sua persona e l’intervento che effettua è proporzionale al pericolo che intende scongiurare.In questo caso il medico è autorizzato, anche senza alcun valido consenso, a compiere tutti gli atti che ritiene non procrastinabili e necessari in modo specifico per superare quel pericolo e quel rischio.Superato lo stato di necessità, per le successive prestazioni sanitarie occorre acquisire il consenso del paziente, ritornato capace di intendere e di volere.Se viceversa il paziente non recupera la propria autonomia di giudizio, vale la regola già descritta a proposito dell’incapacità temporanea che persiste e cioè la possibilità di adire l’autorità giudiziaria.

Qual è il ruolo dei familiari nella manifestazione del consenso?

In presenza di paziente maggiorenne capace di intendere e di volere, solo a lui spetta il diritto di esprimere o meno il consenso all’atto medico. I familiari, quindi, non hanno alcun ruolo, a meno che il paziente stesso non glielo riconosca. Ciò può accadere quando il paziente, per suo legittimo convincimento, non vuole conoscere niente della sua malattia e delega un proprio congiunto a ricevere le informazioni sul suo stato di salute. In questi casi il medico deve rispettare le decisioni del paziente e quindi fornire l’informativa al familiare indicato dal paziente stesso, ferma restando la raccolta del consenso dal diretto interessato.Per quanto riguarda il paziente minorenne, si è già detto del ruolo dei genitori.Per quanto riguarda, invece, il paziente temporaneamente incapace o il paziente anziano con problemi cognitivi, si è detto dell’opportunità che il medico intrattenga sempre un “colloquio” coi familiari circa la situazione clinica dell’assistito. Bisogna tuttavia precisare che in queste circostanze i familiari non hanno un potere decisionale legalmente riconosciuto (a meno che il paziente o il giudice in precedenza non glielo abbia concesso) e il rapporto del medico coi familiari serve unicamente per condividere un percorso assistenziale e terapeutico, ma senza che le decisioni dei familiari siano di per sé tassative e vincolanti per il medico.Solo in un caso la legge attribuisce espressamente un ruolo legalmente vincolante ai familiari: si tratta dei casi di manifestazione del consenso al trapianto di organi da cadavere. Infatti a norma di legge, in caso di morte del paziente e in assenza di un suo preventivo consenso all’espianto, questo può essere validamente prestato dal coniuge non separato, dal convivente di fatto o, in mancanza, dai figli maggiorenni o, in mancanza, dai genitori ovvero dall’amministratore di sostegno se presente.

Nel caso in cui il medico/odontoiatra sia chiamato ad una visita urgente e commetta per tale motivo infrazione al C.d.S., si può ottenere l’annullamento della contravvenzione?

Può essere presentato ricorso al Prefetto deducendo e provando l’oggettivo stato di  necessità.
Per scaricare il Fac-simile del ricorso cliccare qui oppure scaricarlo dalla sezione del sito denominata Modulistica

1. Cos’è il sistema di educazione continua in medicina ?

Il sistema ECM è lo strumento per garantire la formazione continua finalizzata a migliorare le competenze e le abilità cliniche, tecniche e manageriali e a supportare i comportamenti dei professionisti sanitari, con l'obiettivo di assicurare efficacia, appropriatezza, sicurezza ed efficienza all'assistenza prestata dal Servizio Sanitario Nazionale in favore dei cittadini.

Destinatari della Formazione Continua devono essere tutti i professionisti sanitari che direttamente operano nell'ambito della tutela della salute individuale e collettiva.

Il sistema ECM riguarda anche i liberi professionisti, che possono trovare in esso un metodo di formazione continua e uno strumento di attestazione della propria costante riqualificazione professionale. 

2. Cosa sono i crediti formativi ECM?

I crediti ECM sono indicatori della quantità della formazione/apprendimento effettuata dagli operatori sanitari in occasione di attività ECM. Sono assegnati dal Provider ad ogni evento formativo e da questo attestati ai partecipanti a seguito dell’accertamento dell’apprendimento e ai docenti/tutor del programma formativo. Sono validi su tutto il territorio nazionale (cfr.: Regolamento applicativo dei criteri oggettivi dell’accreditamento del 13 gennaio 2010– pag.7).

Il programma ECM prevede l'attribuzione di un numero determinato di crediti formativi per ogni area specialistica medica e per tutte le professioni sanitarie..

 

3. Quanti crediti devono essere acquisiti nel triennio 2017-2019 dal professionista sanitario?

Completamento dell’obbligo formativo del triennio 2014/2016 

La Commissione nazionale per la formazione continua, nel corso della riunione del 13 dicembre 2016, ha deliberato di consentire ai professionisti sanitari di completare il conseguimento dei crediti formativi relativi al triennio 2014–2016 entro il prossimo 31 dicembre 2017, nella misura massima del cinquanta per cento del proprio obbligo formativo, al netto di esoneri, esenzioni ed eventuali altre riduzioni. I crediti acquisiti nel 2017, quale recupero del debito formativo del triennio 2014-2016, non saranno computati ai fini del soddisfacimento dell’obbligo formativo relativo al triennio 2017-2019. 

Crediti Formativi triennio 2017/2019 

  1. L’obbligo formativo per il triennio 2017-2019 è pari a 150 crediti formativi fatte salve le decisioni della Commissione nazionale per la formazione continua in materia di esoneri, esenzioni ed eventuali altre riduzioni.
  2. I professionisti che nel precedente triennio (2014-2016) hanno compilato e soddisfatto il proprio dossier formativo individuale hanno diritto alla riduzione di 15 crediti dell’obbligo formativo nel presente triennio formativo (Determina della CNFC del 10 ottobre 2014).3.
  3. I professionisti sanitari che nel precedente triennio (2014-2016) hanno acquisito un numero di crediti compreso tra 121 e 150 hanno diritto alla riduzione di 30 crediti dell’obbligo formativo nel triennio 2017-2019. Coloro che hanno acquisito un numero di crediti compreso tra 80 e 120 hanno diritto alla riduzione di 15 crediti.

 

4. Per il triennio 2017-2019, anche il libero professionista è tenuto al soddisfacimento dell’obbligo formativo?

Anche i liberi professionisti hanno l’obbligo di conseguire i crediti formativi.

 

5. Che differenza c’è tra specializzazione e disciplina?

Un medico può essere specialista in una certa branca, ma esercitare concretamente la professione in un’altra disciplina. Ad esempio, il medico di medicina generale può essere anche specialista in una determinata branca, ma se di fatto il suo lavoro consiste nella medicina generale, ecco che quando si iscrive ad un evento formativo ECM deve dichiarare la disciplina esercitata (ossia, in questo caso “Medicina Generale”) essendo irrilevante l’eventuale specializzazione non esercitata.

Allo stesso modo, il medico che è in possesso di più specializzazioni, ma di fatto esercita una ben determinata disciplina, quando si iscrive ad un evento formativo ECM deve dichiarare la disciplina esercitata, non potendosi riconoscere crediti contemporaneamente per due diverse discipline per lo stesso evento formativo.

In buona sostanza: la specializzazione è il titolo accademico; la disciplina è il settore della medicina nel quale concretamente si lavora. Queste due cose possono coincidere (e allora non sorgono problemi) o possono differire (e allora, ai fini del dossier formativo, ciò che conta è la disciplina concreta e non la specializzazione posseduta).

 

6. Come viene disciplinata la formazione dei sanitari che esercitano l’attività di Medici Competenti?

I sanitari che esercitano l’attività di Medico Competente devono ottemperare a quanto previsto in materia di Formazione continua in Medicina dal Decreto 81/2008 che fissa il limite minimo del 70% dell’obbligo formativo nella disciplina “Medicina del Lavoro”, al fine di rimanere iscritti nell'elenco dei Medici Competenti presente presso il Ministero della Salute.
Pertanto, se ad esempio l’obbligo formativo standard è di 150 crediti nel triennio, il Decreto 81 impone ai medici competenti di conseguire almeno 105 crediti (pari al 70%) nella disciplina “Medicina del lavoro”, nonché ottemperare all'obbligo formativo triennale.
Nel caso dei Medici Competenti è estremamente importante accertarsi che i Corsi che si sceglie di frequentare siano stati accreditati dal Provider specificatamente per la disciplina “Medicina del lavoro” o in modo interdisciplinare. Al contempo è indispensabile per i Medici Competenti dichiarare, in fase di iscrizione ad un Corso, la disciplina Medicina del lavoro come quella esercitata..

 

7. L’ attività di tutor riconosce crediti ECM?

Ai tutor che svolgono formazione pre e post laurea disciplinata dalla normativa vigente (tirocinio di internato per gli studenti in Medicina, tutoraggio per l’esame di abilitazione, tutoraggio per il corso di formazione in medicina generale e altre attività di Tutor svolta per corsi Universitari e/ o di specializzazione), sono riconosciuti 4 crediti ECM per ogni mese di tutoraggio (per mese si intende un periodo non inferiore a 16 giorni e non superiore a 31 giorni).

Il professionista deve trasmettere al COGEAPS o all’Ordine la documentazione attestante la sua attività di tutoraggio affinché possa essere valutata ed inserita in anagrafica.

In ogni caso, i crediti ECM riconosciuti per attività di tutoraggio, unitamente ad eventuali crediti ECM riconosciuti per docenze, pubblicazioni scientifiche o ricerche (vedasi oltre), non possono superare, tutti insieme, il 60% del debito formativo triennale del professionista. Nel caso standard in cui il debito formativo triennale sia di 150 crediti, tale percentuale corrisponde ad un massimo di 90 crediti.

Non possono ottenere crediti per tutoraggio coloro che svolgono istituzionalmente attività di insegnamento, anche eventualmente a titolo gratuito..

 

8. La pubblicazione di articoli scientifici in letteratura consente attribuzione crediti ecm?

La pubblicazione di articoli scientifici da diritto all' attribuzione di crediti ECM secondo le seguenti modalità:

  • Se l’articolo è pubblicato su una rivista indicizzata al primo nome, tra gli autori, sono riconosciuti 3 crediti ECM
  • Se l’articolo è pubblicato su una rivista NON indicizzata al primo nome, tra gli autori, è riconosciuto 1 credito ECM;
  • In caso di pubblicazioni a stampa (libri-monografie etc) al primo nome, tra gli autori, sono riconosciuti 2 crediti ECM ;
  • gli autori successivi al primo ricevono 1 Credito ECM.

 

9. L’AUTO-FORMAZIONE E L’AUTO-APPRENDIMENTO danno diritto all'attribuzione di crediti formativi?

Per i soli liberi professionisti è prevista la possibilità di acquisire crediti ECM anche per attività di auto-formazione e auto-apprendimento. Con tali termini si intende:

  • l’utilizzazione individuale di materiali durevoli e sistemi di supporto per la formazione continua predisposti e distribuiti da provider accreditati;
  • la lettura di riviste scientifiche, capitoli di libri, monografie non predisposti e distribuiti da provider accreditati.

Nel primo caso (materiale formativo approntato da provider accreditati), deve essere prevista una verifica dell’apprendimento, superata la quale al professionista vengono riconosciuti i crediti ECM cui ha diritto, che il provider provvede a comunicare al COGEAPS.

Nel secondo caso spetta al professionista autocertificare al COGEAPS o all'Ordine le letture effettuate. In questo caso i crediti ECM per auto-formazione non potranno superare il 10% dell’obbligo formativo del triennio.

 

10. La partecipazione a gruppi di studio e ad attività di ricerca sono rilevanti ai fini ECM?

La partecipazione a studi ed attività di ricerca, per essere rilevante ai fini ECM, deve essere promossa da un provider accreditato, il cui responsabile deve valutare la partecipazione e l’apprendimento dei partecipanti alla ricerca e redigere una relazione scritta sugli esiti della ricerca.
Ai partecipanti possono essere riconosciuti da 1 a 3 crediti per ogni iniziativa di ricerca, in funzione dell’impegno previsto e della rilevanza dell’esito.
Anche in questo caso, come per le attività di docenza, spetta al provider accreditato comunicare ad AGENAS/COGEAPS i nominativi dei partecipanti alla ricerca, per l’attribuzione dei crediti ECM, che poi saranno visibili nell'anagrafica del professionista del COGEAPS..

 

11. Cosa sono i Gruppi di Miglioramento e sono rilevanti ai fini dell’acquisizione di crediti ECM?

In questa categoria rientrano le attività in cui l’apprendimento avviene attraverso la interazione con un gruppo di pari e la partecipazione a iniziative mirate al miglioramento di un processo, di una situazione, di una procedura.
Qualche esempio:

  • gruppi di lavoro/studio finalizzati al miglioramento della qualità, alla promozione della salute, all'organizzazione dei servizi sanitari;
  • comitati permanenti di ASL o AOU quali i comitati etici, il comitato per il controllo delle infezioni, il comitato per il prontuario farmaceutico, il comitato HACCP, ecc.;
  • gruppi o network professionali con l’obiettivo di generare conoscenza organizzata e di qualità.

Affinché sia possibile riconoscerne la valenza formativa ai fini del rilascio dei crediti ECM è necessario che le attività di miglioramento/studio siano identificate da un provider accreditato con un atto formale (ad esempio, l’atto aziendale della ASL) in cui sia specificato l’obiettivo del progetto, il responsabile del progetto, il numero di partecipanti, la durata e il numero degli incontri previsti. La valutazione di partecipazione attiva e di apprendimento spetta al responsabile del progetto.
Ai fini del riconoscimento dei crediti ECM è inoltre previsto che il gruppo di miglioramento svolga almeno 4 incontri e che sia strutturato con un numero massimo di partecipanti di 20 soggetti.
Ad ogni partecipante al gruppo di miglioramento spetta 1 credito ECM per ogni due ore di partecipazione. Al responsabile del progetto spetta un incremento del 50% (ossia 1,5 crediti ECM per ogni due ore di partecipazione).
Anche in questo caso, come per le attività di docenza e di ricerca, spetta al provider accreditato comunicare ad AGENAS/COGEAPS i nominativi dei partecipanti al gruppo di miglioramento, per l’attribuzione dei crediti ECM, che poi saranno visibili nell'anagrafica del professionista del COGEAPS..

 

12. Esiste un numero massimo di crediti ECM a distanza (FAD) che posso raccogliere per ogni anno?

No. Per la tipologia formazione a distanza con o senza tutoraggio non vi è un numero massimo di crediti acquisibili. Non esiste ad oggi una normativa nazionale o regionale che fissi limiti in percentuale ai crediti formativi utilizzando le diverse tipologie formative: residenziale, FAD, FSC. Ossia, al momento, un professionista ( ad eccezione degli infermieri che hanno una limitazione in tal senso) può decidere di formarsi in maniera Completamente Residenziale, oppure completamente A Distanza (FAD) o in modo misto.

 

13. A chi spetterà la certificazione dei crediti formativi per ciascun medico?

La certificazione della formazione continua e dell’aggiornamento è un’attività di pertinenza di Ordini, Collegi, Associazioni professionali e rispettive Federazioni. Per tale finalità è stato istituito il CoGeAPS: si tratta dell’organismo deputato alla gestione dell’anagrafe nazionale dei crediti formativi, che avrà il compito di trasmettere a tutti gli Ordini, Collegi, Associazioni professionali e rispettive Federazioni, dati necessari affinchè gli stessi possano certificare al termine del triennio formativo i crediti acquisiti.

Il professionista sanitario può richiedere la seguente documentazione:

  1. Attestato di partecipazione al programma ECM;
  2. Certificato di completo soddisfacimento dell’obbligo formativo.

1. L’attestato di partecipazione al programma ECM contiene esclusivamente l’indicazione del numero di crediti conseguiti qualora gli stessi non soddisfino l’obbligo formativo nel triennio.

2. Il certificato sancisce il completo soddisfacimento dell’obbligo formativo nel triennio.

3. Solo i crediti ECM acquisiti nel rispetto delle norme e dei vincoli definiti dalla Commissione nazionale all’art. 4 della presente delibera, concorrono al conteggio dei crediti annuali e al completo soddisfacimento dell’obbligo formativo triennale.

4. I documenti di cui sopra (comma 1 del presente articolo) sono rilasciati da Ordini e Collegi professionali per quanto riguarda gli esercenti professioni sanitarie regolamentate e ordinate, dalle Associazioni maggiormente rappresentative degli esercenti le professioni sanitarie regolamentate ma non ordinate, per quanto riguarda gli iscritti alle stesse, dalla Commissione nazionale per la formazione continua per i professionisti che svolgono professioni sanitarie regolamentate ma non ordinate e non sono iscritti alle Associazioni ora citate.

 

14. Tra gli ECM ottenuti in un anno c'è una percentuale massima tollerata di ECM ottenuti da corsi sponsorizzati?

Il limite massimo è di 1/3 dei crediti formativi ricondotti al triennio di riferimento acquisibili mediante reclutamento diretto.

 

15. Sponsor: può un'azienda farmaceutica sponsorizzare un evento ecm residenziale con reclutamento diretto?

Si ma solamente con reclutamento diretto e nel limite percentuale sopra indicato. Si rammenta in proposito che la pubblicità e le attività promozionali non devono interferire né disturbare sotto qualsiasi forma l’attività ECM. È vietata la pubblicità di qualsiasi tipo per specifici prodotti di interesse sanitario nelle sedi di attività ECM; è invece consentito che attività di pubblicità di farmaci, strumenti e dispositivi medici prodotti da aziende pubbliche e private possano essere manifestate in sedi adiacenti a quelle dedicate all'ECM.

 

16. Un sanitario domiciliato per un lungo periodo all'estero che rimane iscritto all'ordine provinciale dei medici è obbligato a conseguire ECM?

Gli operatori sanitari, aventi obbligo ECM, che soggiornano all'estero sono tenuti conseguire i crediti ECM. L’attività formativa potrà essere espletata tramite la formazione a distanza (accreditata da Provider Italiani) o frequentando corsi di formazione accreditata presso il paese ospitante, che verranno riconosciuti nei limiti previsti dalla vigente normativa.

 

17. E’ possibile acquisire crediti ECM all'estero che siano validi e riconosciuti anche in Italia?

Riportiamo quanto scritto nella Determina della CNFC (Commissione Nazionale Formazione Continua) del 17/07/2013 e del 10/10/2014, “LA FORMAZIONE INDIVIDUALE SVOLTA ALL'ESTERO”:

  • I crediti ECM per la formazione svolta all'estero possono essere acquisiti entro il 50% dell’obbligo formativo triennale (non più di 75 crediti)
  • Per ogni singolo evento in cui vengono indicati i crediti, si applica la riduzione del 50% fino ad un massimo di 25 crediti acquisibili
  • Negli eventi in cui vengono indicate le ore di formazione si applica il criterio di 1 credito/ora e si riconosce il 50% dei crediti risultanti fino ad un massimo di 25 crediti per evento
  • Nel caso in cui un evento riporti ore e crediti si applica il criterio più restrittivo: es. 20 crediti per 12 ore=6 crediti ECM

E’ importante ricordare che la documentazione attestante i crediti percepiti all'estero (documentazione relativa all'evento, attestazione di frequenza e superamento del test di apprendimento) andrà inviata al proprio Ordine per fare in modo che i crediti ECM siano riconosciuti.
Per “estero” s’intendono i Paesi della UE, la Svizzera, gli Stati Uniti d’America e il Canada. Eventuali attività formative svolte in Paesi diversi, attualmente non possono essere oggetto di riconoscimento.

 

18. Posso essere acquisiti crediti ECM come docente/tutor/relatore in corsi di formazione accreditati ECM?

I docenti/relatori hanno diritto a 2 crediti formativi per ogni ora di effettiva docenza in eventi o progetti formativi aziendali, entro il limite del 50% dei crediti da acquisire nel corso dell'anno solare.

Le frazioni orarie che danno diritto a crediti sono uguali o superiori a 30 minuti ( mezz’ora di docenza/relazione = 1 credito ECM). I crediti possono essere acquisiti in considerazione esclusivamente delle ore effettive di lezione;

Fermo restando i criteri di attribuzione dei crediti sopra esposti, ciascun docente/tutor/relatore non può acquisire più di 50 crediti per un singolo evento. 

Al fine di evitare che per uno stesso evento i crediti vengano calcolati due volte nel caso in cui un soggetto rivesta contemporaneamente più ruoli (docente/tutor/relatore e discente), è vietata l’attribuzione di crediti per più ruoli all’interno dello stesso evento. In tal caso nel rapporto dell’evento il nominativo del professionista sanitario può comparire una sola volta con i crediti o di docente/tutor/relatore o di discente, lasciando al professionista la relativa scelta.

I crediti saranno, invece, sommati solo nel caso in cui il professionista sanitario partecipi in qualità sia di docente/relatore che di tutor, in tal caso i crediti dovranno essere rapportati con il ruolo di 'docente', rispettando comunque il limite dei 50 crediti a partecipazione.

Nel caso di una sessione svolta in co-docenza, vale a dire nel caso in cui in una sessione i docenti siano due o più di due e gli interventi vengono svolti simultaneamente, si applica il criterio generale di attribuzione di due crediti l’ora per ogni singolo co-docente. Affinché i crediti possano essere erogati, la durata minima di una sessione per singolo docente, deve essere di almeno mezz'ora (in tal caso ad ogni singolo co-docente viene attribuito 1 credito).
Il professionista sanitario che nello stesso anno partecipa a più edizioni dello stesso evento con ruoli diversi (in qualità di docente/tutor/relatore in un’edizione e in un'altra come discente), può acquisire i crediti per entrambi i ruoli, per una sola volta; il provider, nel caso il professionista sanitario partecipi come discente a un corso di cui era stato docente, dovrà inserire un nuovo programma in quanto non
dovrà più comparire il nome del professionista sanitario nel ruolo di docente/tutor/relatore

 

19. La docenza universitaria dà diritto ad esonero o al conseguimento di crediti ECM?

La docenza universitaria NON da’ diritto all'esonero dai crediti ECM né al conseguimento degli stessi.
La normativa prevede il riconoscimento dei crediti sono nell'eventualità di docenza presso un corso accreditato ECM.

 

20. A chi spetta il computo dei crediti?

Il computo dei crediti spetta al professionista sanitario, mentre la verifica per la certificazione dei crediti formativi spetta all'Ordine competente che utilizzerà al termine del triennio, i dati archiviati dal CO.GE.A.P.S.
Il sanitario può verificare la propria situazione rispetto all'obbligo formativo accedendo alla sezione “Anagrafe Crediti Formativi” presente sul sito del COGEAPS..

 

21. Cos'è il COGEAPS?

Il COGEAPS è il Consorzio fra tutte le professioni sanitarie coinvolte nel sistema ECM (medici, odontoiatri, veterinari, farmacisti, infermieri, ecc.) che ha il compito istituzionale di gestire la banca-dati dei crediti ECM conseguiti dai professionisti sanitari italiani. In pratica si tratta di un organismo di supporto per gli Ordini e Collegi sanitari per la gestione della formazione ECM.
I Provider (cioè i soggetti accreditati dal Ministero o dalle Regioni ad erogare la formazione), una volta concluso l’evento formativo accreditato, sono obbligati (entro 90 giorni dalla fine dell’evento) a inviare al COGEAPS il flusso dei dati relativi ai partecipanti all'evento, in modo da alimentare la banca-dati del COGEAPS affinché sia costantemente aggiornata.
Il COGEAPS è dotato di una struttura di back office che, in aderenza alla normativa vigente e secondo le indicazioni della Commissione Nazionale ECM, è in grado di acquisire al sistema informatico alcune informazioni sulla formazione individuale ECM quali:

  • Crediti per formazione effettuata all'estero;
  • Crediti per pubblicazioni scientifiche;
  • Crediti per autoformazione (solo per i liberi professionisti);
  • Crediti per tutoraggio;
  • Crediti per partecipazione ad eventi accreditati, ma non trasmessi al COGEAPS dall'organizzatore dell’evento;
  • Rettifiche per errori/difformità nei dati trasmessi al COGEAPS dall'organizzatore dell’evento (come detto sopra).

In tutti questi casi, il professionista può segnalare al COGEAPS la propria situazione e chiederne l’acquisizione al sistema informatico nazionale. La relativa modulistica e le modalità di inoltro al COGEAPS sono descritte nella sezione di questo sito dedicata all'ECM.
Una volta ricevuta la segnalazione e/o documentazione da parte del professionista, il COGEAPS valuterà il materiale ricevuto e, se conforme alle prescrizioni della normativa vigente, provvederà ad integrare la posizione del professionista con i dati segnalati. Conseguentemente sarà possibile per l’Ordine, una volta soddisfatto l’obbligo formativo, il rilascio del relativo certificato..

 

22. Quando ha inizio l’obbligo di acquisizione dei crediti ECM?

L’acquisizione dei crediti ECM è obbligatoria a partire dall'anno solare successivo a quello di iscrizione all'Albo professionale. Tale obbligo si interrompe nei casi previsti per gli esoneri ed esenzioni che comunque sarà cura del sanitario comunicare all'Ordine di appartenenza o inserire autonomamente, previa registrazione, nel proprio profilo sul sito del COGEAPS

 

23. Chi è esonerato dall'obbligo crediti ECM?

(DETERMINA DELLA CNFC DEL 17 luglio 2013)
I professionisti sanitari che frequentano, in Italia o all'estero, corsi di formazione post-base propri della categoria di appartenenza e durante l’esercizio dell’attività professionale sono esonerati dall'obbligo formativo ECM. L’esonero riguarda l’intero periodo di formazione nella misura di 4 crediti per mese e solo se il corso di formazione abbia durata superiore a 15 giorni per ciascun mese. Sono altresì esonerati i professionisti sanitari domiciliati o che esercitano la propria attività professionale presso le zone colpite da catastrofi naturali in virtù dell’Accordo Stato – Regioni del 19 Aprile 2012 e della decisione della Commissione nazionale per la formazione continua del 20 giugno 2012 e limitatamente al periodo definito con determina della stessa Commissione.

Si specifica che nel periodo di esonero il professionista sanitario non sospende l’esercizio dell’attività professionale.
Sono ricompresi anche i professionisti sanitari temporaneamente privi di occupazione ma aventi titolo ad esercitare la professione.

Sono esonerati per l’intero obbligo formativo individuale annuale ECM i professionisti sanitari che frequentano i seguenti corsi di formazione post-base aventi carattere certificativo:

Durata annuale

  • Master universitari di primo livello che erogano almeno 60 CFU/anno previsti e disciplinati dal Decreto del MURST del 3 novembre 1999 n. 509 e dal Decreto del MIUR del 22 ottobre 2004, n. 270 e successive modifiche ed integrazioni
  • Master universitari di secondo livello della durata di uno o più anni e che erogano almeno 60 CFU/anno previsti e disciplinati dal Decreto del MURST del 3 novembre 1999 n. 509 e dal Decreto del MIUR del 22 ottobre 2004, n. 270 e successive modifiche ed integrazioni
  • Corso di formazione specifica in medicina generale, di cui al Decreto Legislativo 17 agosto 1999 n. 368, emanato in attuazione della Direttiva 93/16/CEE in materia di libera circolazione dei medici e di reciproco riconoscimento dei loro diplomi, certificati ed altri titoli
  • Corso di specializzazione in Psicoterapia per Medici e Psicologi, di cui al Decreto 11 dicembre 1998, n. 509 Regolamento recante norme per il riconoscimento degli istituti abilitati ad attivare corsi di specializzazione in psicoterapia ai sensi dell'articolo 17, comma 96, della legge 15 maggio 1997, n. 127
  • Corsi di formazione manageriale, ai sensi dell'articolo 16-quinquies del D.lgs. n. 502/92
  • Corso micologi di durata annuale
  • Laurea specialistica, diploma di specializzazione
  • Dottorato di ricerca
  • Corsi di formazione e di aggiornamento professionale svolti ai sensi dell'art. 1, comma 1, lettera d) "Piano di interventi contro l'AIDS" di cui alla Legge 5 giugno 1990, n. 135, pubblicata nella G.U. n. 132 dell'8 giugno 1990

Durata annuale parziale

  • Riduzione in favore degli operatori sanitari colpiti dal terremoto dell'Abruzzo
  • Riduzione in favore degli operatori sanitari colpiti dal terremoto dell'Emilia
  • Corso micologi durata biennale

Durata mensile

  • Frequenza corsi universitari diversi da quelli sopra indicati: diritto all'esonero di 4 crediti per mese e solo se il corso di formazione abbia durata superiore a 15 giorni per ciascun mese
  • Corsi per aggiornamento in tematiche AIDS
  • Militari in missione all'estero

ATTENZIONE: la richiesta di ESONEROva richiesta SOLO DOPO L’EFFETTIVO CONSEGUIMENTO DEL TITOLO

 

24. Chi è esentato dall'obbligo crediti ECM?

Sono esentati dall'obbligo formativo ECM, nella misura di 4 crediti per ogni mese nel quale il periodo di sospensione dell’attività professionale sia superiore a 15 giorni, i professionisti sanitari che sospendono l’esercizio della propria attività professionale a seguito di:

Durata mensile

  • Assenza per malattia così come disciplinato dai CCNL delle categorie di appartenenza
  • Congedo maternità e paternità: D.lgs. n.151 del 26/03/2001 e successive modifiche e integrazioni
  • Congedo parentale e congedo per malattia del figlio: D.lgs. n.151 del 26/03/2001 e successive modifiche e integrazioni
  • Adozione e affidamento preadottivo: D.lgs. n. 151 del 26/03/2001 e successive modifiche e integrazioni
  • Congedo retribuito per assistenza ai figli portatori di handicap: D.lgs. n.151 del 26/03/2001 e successive modifiche e integrazioni
  • Aspettativa per cariche pubbliche elettive: D.lgs. n. 29/93 e successive modifiche e integrazioni; art. 2 L. 384/1979 e successive modifiche e integrazioni; art. 16 bis comma 2 bis D.lgs. n. 502/92 e successive modifiche e integrazioni
  • Adozione internazionale aspettativa non retribuita durata espletamento pratiche: D.lgs. n.151 del 26/03/2001 e successive modifiche e integrazioni
  • Aspettativa senza assegni per gravi motivi familiari così come disciplinato dai CCNL delle categorie di appartenenza
  • Permesso retribuito per i professionisti affetti da gravi patologie così come disciplinato dai CCNL delle categorie di appartenenza
  • Richiamo alle armi o servizio volontariato alla C.R.I.: Art.14 R.D. Legge 10/8/1928, n.2034 e artt.36 e 245 del R.D. n.484/1936 e successive modifiche e integrazioni
  • Aspettativa per incarico direttore sanitario aziendale e direttore generale: Art.3 bis, comma 11 D.lgs. n. 502/92 e successive modifiche e integrazioni
  • Aspettativa per la cooperazione con i paesi in via di sviluppo e distacchi per motivi sindacali così come disciplinato dai CCNL delle categorie di appartenenza

Si ricorda che nel periodo di ESENZIONE come sopra indicato, la SOSPENSIONE dell’ attività professionale costituisce elemento qualificante per la richiesta medesima.

 

25. Cosa fare se un Corso effettuato non compare nell'Anagrafica della banca dati COGEAPS?

Gli eventi sia residenziali che FAD (formazione a distanza) vengono “rapportati” automaticamente dal Provider che ha organizzato l’attività ECM nella banca dati Cogeaps. Tuttavia, in alcune circostanze, è possibile che tali partecipazioni non risultino immediatamente indicate. I corsi di cui si è in possesso dell’attestato cartaceo, ma che non risultano in banca dati, possono essere registrati attraverso queste due modalità:

  • effettuando la registrazione dell’evento presso il sito del Cogepas, utilizzando la funzione “Aggiungi evento non presente”. Per completare la registrazione, occorre preventivamente acquisire con lo scanner una copia del documento e allegare il file alla voce “File di attestato”;
  • richiedendone la registrazione all'Ordine, inviando un’email PEC all'indirizzo protocollo@pec.omceoroma.it, allegando una copia dell’attestato, oppure consegnando tale documentazione di persona presso l’Ufficio Protocollo negli orari di apertura degli Uffici

IMPORTANTE

Prima di richiederne l’inserimento occorre considerare che:

  • I corsi FAD (formazione a distanza) vengono registrati in banca dati dopo molto tempo. Infatti, indipendentemente dalla data di conseguimento dei crediti ECM riportata sull'attestato di partecipazione, la comunicazione al Cogeaps può avvenire nei 90 giorni successivi all'effettiva conclusione del corso, che di consueto ha durata annuale. Quindi, per fare un esempio: se si è conseguito n. 10 crediti ECM nell'aprile del 2016 e il corso FAD si conclude il 31 dicembre del 2016, i crediti dovranno essere rapportati dal provider entro il 31 marzo del 2017. Per questi corsi occorrerà quindi l’esaurimento dei tempi tecnici prima di richiederne la registrazione.
  • I corsi residenziali vengono registrati in banca dati nei 90 giorni successivi al completamento del corso. Quindi per fare un esempio: se si è conseguito n. 5 crediti ECM nell'aprile del 2016, i crediti dovranno essere rapportati entro luglio del 2016. Anche in questo caso occorre attendere l’esaurimento dei tempi tecnici prima di richiederne la registrazione.

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26. Cosa succede se, per problemi di salute, non è stato possibile acquisire crediti in un anno?

In caso di gravi malattie di lunga durata gli Ordini, i Collegi e le Associazioni professionali di riferimento possono decidere l’esonero dall'acquisizione dei crediti ECM tenendo in considerazione la documentazione prodotta dal professionista attestante la gravità della malattia stessa. L’esenzione dall'obbligo di acquisire crediti ECM è subordinata alla interruzione dell’attività lavorativa.
Ne caso in cui non si fosse nella condizione di beneficiare dell’esenzione, ma le condizione di salute non consentano di partecipare a corsi residenziali, si ricorda che è possibile acquisire crediti ECM con la Formazione a Distanza.

 

27. È possibile per un partecipante, assente per esigenze di servizio e/o malattia, recuperare una lezione in una eventuale edizione dell’evento successiva (riedizione)?

Si può recuperare una lezione in edizioni successive purché l'assenza sia causata da motivi realmente importanti e nel rispetto delle seguenti condizioni: solo se i contenuti della lezione persa non sono propedeutici per affrontare le sessioni successive di corso e l'organizzatore si renda responsabile che quanto perso venga effettivamente recuperato dalla frequenza in una edizione successiva. Questo sotto la responsabilità del responsabile dell'evento formativo il quale dovrà segnalare nella documentazione i cambiamenti avvenuti..

 

28. Il responsabile scientifico può ricevere i crediti come discente?

Non sono previsti crediti per il ruolo di responsabile scientifico; nel caso in cui il Responsabile scientifico svolga il ruolo di docente/relatore/tutor potrà acquisire i crediti secondo i criteri definiti per questi ruoli. Il responsabile scientifico non può ricevere i crediti partecipando all'evento in qualità di discente, perché si presuppone che chi progetta il corso conosca i contenuti e quindi abbia creato anche i post test dell’evento.

 

29. Nel caso di iscrizione ad altro ordine dopo un anno di cancellazione si gode dello stesso diritto di esenzione?

L’obbligo formativo decorre dall'anno successivo a quello di conseguimento del titolo e dell'iscrizione all'Albo o al Collegio di riferimento. Nel caso di iscrizione ad altro Ordine dopo un anno di cancellazione non si gode dell’esenzione.

 

30. Sanzioni

Le sanzioni avente carattere disciplinare, saranno previste dai rispettivi Ordini professionali, in base alle direttive che verranno emanate dalla Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri.

Si richiama, infine, il principio enunciato nel Codice di Deontologia Medica del 2014 che così recita all'articolo 19, in merito all'aggiornamento e formazione professionale permanente: “il medico, nel corso di tutta la sua vita professionale, persegue l’aggiornamento costante e la formazione continua per lo sviluppo delle conoscenze e delle competenze professionali tecniche e non tecniche, favorendone la diffusione ai discenti e ai collaboratori. Il medico assolve agli obblighi formativi. L’Ordine certifica agli iscritti ai propri Albi i crediti acquisiti nei percorsi formativi e ne valuta le eventuali inadempienze.”

 

Per ulteriori quesiti si potrà far riferimento al sito dell’Agenas che di seguito riportiamo:

http://ape.agenas.it/professionisti/professionisti-faq.aspx

Dopo aver conseguito l'abilitazione professionale, è necessario iscriversi all'Albo?

Sì. A norma dell'art. 2229 del Codice Civile e dell'art. 8 del DLCPS 13/09/1946 n. 233 per l'esercizio della professione di medico chirurgo e di odontoiatra è necessaria l'iscrizione al relativo Albo. 

Cosa si deve fare per ottenere l'iscrizione all'Albo?

E' necessario presentare la domanda di iscrizione all'Ordine della provincia in cui si ha la residenza .Per i medici e gli odontoiatri residenti nella provincia di Roma è disponibile su questo sito, nella sezione "Modulistica" il fac-simile della domanda di iscrizione. Alla domanda, in bollo, vanno allegate le attestazioni del versamento della tassa di concessione governativa e della tassa di iscrizione all'Ordine, oltre alla fotocopia del codice fiscale e ad una fotografia formato tessera. Non è necessario presentare alcun documento o certificato, in quanto la domanda è presentata sotto forma di autocertificazione. Per i medici che non sono cittadini italiani o che hanno conseguito la laurea all'estero, sono presenti moduli appositi e, nelle FAQ, informazioni ulteriori e aggiuntive. 

Quando va presentata la domanda?

Non vi è alcun termine predefinito, nel senso che il medico o l'odontoiatra, una volta superato l'esame di abilitazione, può in ogni momento presentare la domanda di iscrizione all'Albo.Ovviamente finché non si è iscritti all'Albo, non si può esercitare la professione. Per questo più si attende a presentare la domanda, più tardi si può iniziare ad esercitare. 

Come va presentata la domanda?

Può essere presentata dal diretto interessato agli uffici dell'Ordine, oppure presentata da un terzo, purché accompagnata dalla fotocopia di un documento di riconoscimento in corso di validità del diretto interessato. Inoltre può essere spedita per posta o per posta elettronica certificata, sempre accompagnata dalla fotocopia di un documento di identità valido. 

Cambia qualcosa se la domanda viene presentata allo sportello o inviata per posta o Pec?

No, il mezzo di trasmissione della domanda è indifferente.  

Una volta presentata la domanda di iscrizione all'Albo, si può immediatamente cominciare ad esercitare?

No.La domanda deve prima essere esaminata dal Consiglio Direttivo dell'Ordine, il quale, al termine dell'istruttoria, adotta una formale delibera di iscrizione all'Albo. E' solo dalla data di questa delibera del Consiglio che il professionista è legalmente autorizzato ad esercitare la professione, non prima. 

La domanda di iscrizione all'Albo potrebbe non essere accolta dal Consiglio dell'Ordine?

Sì, perchè prima di deliberare formalmente l'iscrizione all'Albo è necessario verificare il possesso dei requisiti previsti dalla legge: residenza anagrafica, titolo di laurea, titolo di abilitazione, assenza di carichi penali pendenti e di condanne pregresse. La mancanza di qualcuno di questi requisiti può rendere inaccoglibile la domanda e, quindi, l'impossibilità di esercitare la professione. 

Nel caso in cui la domanda venga respinta, cosa può fare il richiedente?

Può fare ricorso alla Commissione Centrale per gli Esercenti le Professioni Sanitarie, organismo di appello rispetto alle decisioni dell'Ordine, che ha sede presso il Ministero della Salute. 

Quanto tempo passa dal momento della presentazione della domanda di iscrizione e l'effettiva delibera del Consiglio di iscrizione all'Albo (o di rigetto della domanda)?

Il Consiglio dell'Ordine deve deliberare circa l'accoglimento o meno delle domande di iscrizione entro tre mesi dalla data di presentazione delle stesse. Nel caso in cui la domanda di iscrizione fosse incompleta, il richiedente verrà avvisato di integrarla con i dati e/o documenti necessari e fino a che non sarà completa, il termine di tre mesi rimane sospeso. 

Come si fa a sapere a che punto è la pratica di iscrizione?

In qualunque momento il richiedente può chiedere agli uffici dell'Ordine informazioni e notizie in merito allo stato della pratica. In ogni caso, una volta che il Consiglio dell'Ordine abbia deliberato formalmente l'iscrizione all'Albo, il professionista viene tempestivamente avvertito con apposita comunicazione. 

Quindi, dal giorno della delibera del Consiglio dell'Ordine si può cominciare ad esercitare la professione.

Esattamente. 

L'iscrizione all'Albo dell'Ordine di Roma legittima all'esercizio della professione in tutta Italia?

Certamente. L'iscrizione ad un Ordine dei Medici di una qualunque provincia italiana legittima il professionista ad esercitare su tutto il territorio nazionale. 

Che cos'è il "giuramento professionale"?

Il Codice di Deontologia Medica, all'art. 1, prevede che il medico e l'odontoiatra che si iscrive per la prima volta all'Ordine è tenuto a pronunciare il giuramento professionale. Si tratta di un atto simbolico, ma anche sostanziale, che impegna moralmente il giovane collega ad osservare i precetti etici e deontologici che sono alla base della professione. 

Colui che sia stato assente alla cerimonia del giuramento, può esercitare la professione?

Sì perché la legittimazione ad esercitare nasce dalla delibera del Consiglio dell'Ordine di iscrizione all'Albo. La mancata partecipazione al giuramento non incide sulla legittimità ad esercitare, visto che il giuramento è un obbligo morale e non giuridico, come detto sopra. 

Una volta ottenuta l'iscrizione all'Albo, cosa deve fare il medico o l'odontoiatra?

Può iniziare ad esercitare la professione, previo assolvimento degli adempimenti fiscali e amministrativi del caso. Dal punto di vista fiscale, infatti, la legge prevede che il professionista deve chiedere all'Agenzia delle Entrate l'apertura della Partita Iva entro trenta giorni dall'effettivo inizio dell'attività libero professionale. Il possesso della Partita Iva è indispensabile per l'emissione delle fatture per prestazioni rese in regime libero-professionale. Viceversa l'apertura della Partita Iva non è necessaria per le attività di lavoro dipendente pubblico o privato o assimilati. Per maggiori informazioni sugli aspetti fiscali, consultare fra le FAQ l'articolo "Certificati e IVA".

Cosa si deve fare per poter fare sostituzioni ai medici di medicina generale o ai pediatri di libera scelta?

E' necessario richiedere alla ASL l'attribuzione del codice regionale provvisorio. 

A cosa serve questo codice provvisorio?

Serve per identificare che il medico sta svolgendo attività in sostituzione di un medico convenzionato di medicina generale o di pediatria. Ma serve anche per svolgere gli incarichi temporanei di Guardia Medica presso le ASL. In queste vesti, il medico sostituto o con incarico provvisorio è a tutti gli effetti un "medico pubblico", o meglio un "incaricato di pubblico servizio", con tutte le conseguenze legali del caso. Viceversa, se il medico esercita in regime di libera professione "pura", non deve utilizzare il codice provvisorio perché in questo caso sta esercitando nella veste di "medico privato", o libero professionista. 

Durante una sostituzione al medico di medicina generale, quali tipi di ricette e/o certificati è possibile rilasciare ai pazienti?

Il medico sostituto ha le stesse identiche potestà certificative e prescrittive del medico titolare. Per approfondire l'argomento dei certificati medici e della ricetta medica, si possono consultare le specifiche FAQ presenti in questa stessa sezione del sito. 

Come si può fare a trovare medici di famiglia che cercano sostituti o altre occasioni di lavoro?

Ovviamente trovare occasioni di lavoro non è semplice e comunque non esiste un canale unico. Una possibilità è offerta dal sito internet dell'Ordine che, nell'area "Offerte di Lavoro", sotto la voce "Inserisci Annuncio" c’è la possibilità di segnalare la propria disponibilità a svolgere attività di sostituzione ai medici di medicina generale. E' un servizio che ha lo scopo di mettere in contatto i colleghi, in modo da costruire un rapporto diretto, senza intermediari, per facilitare anche le occasioni di lavoro. 

Come versa il medico e l'odontoiatra i contributi per la pensione?

I medici e gli odontoiatri, dal giorno della formale delibera di iscrizione all'Albo, sono automaticamente iscritti anche alla Cassa di Previdenza dei Medici e degli Odontoiatri (ENPAM), organismo previdenziale di categoria.Il professionista, quindi, non deve chiedere una ulteriore iscrizione alla Cassa, in quanto ciò discende automaticamente dall'iscrizione all'Ordine. Nell'anno successivo a quello dell'iscrizione all'Ordine, il professionista riceverà dall'ENPAM la richiesta di contributi per il Fondo di Previdenza Generale "Quota A" che rappresenta il contributo previdenziale minimo dovuto da tutti gli iscritti agli Albi, indipendentemente dal tipo di lavoro svolto, e che si differenzia nel suo importo per fasce di età.Inoltre l'ENPAM richiede, nell'anno successivo a quello di riferimento, il versamento dei contributi proporzionali al reddito libero professionale per il Fondo di Previdenza Generale "Quota B". Tale contributo è commisurato in percentuale al reddito libero professionale prodotto nell'anno precedente e non riguarda solo i redditi derivanti da libera professione "pura", ma anche i redditi derivanti dalla professione intra-moenia, extra-moenia, prestazioni occasionali mediche e collaborazioni coordinate e continuative. Se il medico ottiene una convenzione con la ASL (medicina generale, pediatria o specialistica ambulatoriale), i contributi pensionistici ENPAM saranno detratti dalle competenze mensili e versati, a cura della ASL, all'ENPAM. Se invece il medico viene assunto come dipendente da un Ente Pubblico o di una struttura sanitaria privata, allora oltre a dover versare i contributi all'ENPAM, come sopra detto, subirà le trattenute in busta paga che il datore di lavoro verserà all'INPS. 

Questi contributi all'ENPAM sono deducibili fiscalmente?

Certamente, in quanto si tratta di contributi previdenziali obbligatori. 

Dove si possono trovare ulteriori informazioni sull'ENPAM?

Consultando il sito internet: www.enpam.it. 

Ho sentito parlare dell'ONAOSI. Che cos'è?

La Fondazione ONAOSI è un istituto di assistenza per gli orfani dei sanitari italiani. E' un'istituzione di antica data, sorta ai primi del '900 per assistere e sostenere gli orfani dei medici, dei veterinari e dei farmacisti, che si trovavano a vivere sprovvisti di mezzi. Oggi, più modernamente, si occupa di sostenere con varie modalità e iniziative le situazioni di difficoltà che possono intervenire nelle famiglie dei medici.L'adesione all'ONAOSI è automatica per i medici dipendenti pubblici (tant'è che costoro hanno una trattenuta in busta paga che il datore di lavoro versa all'ONAOSI), mentre per i medici e gli odontoiatri liberi professionisti o convenzionati l'adesione è su base volontaria.L'Ordine consiglia caldamente ai giovani colleghi di consultare il sito www.onaosi.it in modo da conoscere l'attività e gli scopi della Fondazione e di aderirvi perché con un modesto contributo si possono "assicurare" i propri familiari nella malaugurata ipotesi in cui venga a mancare il sostegno economico del medico "capofamiglia". 

E' obbligatorio avere una casella di Posta Elettronica Certificata (PEC)?

L'articolo 16 della legge n. 2 del 28/01/2009 di conversione del D.L. 185/2008 prevede che le imprese e i professionisti sono tenuti ad avere una casella PEC. Le imprese devono comunicarla alla Camera di Commercio, mentre i professionisti all'Ordine presso il quale sono iscritti.Tuttavia, mentre per le imprese sono previste esplicite sanzioni in caso di mancata attivazione della casella PEC, per i professionisti allo stato attuale non è prevista alcuna sanzione o alcun termine per adempiere.Ciononostante, considerato che la legge va rispettata anche se non sono previste sanzioni, per facilitare ai medici e agli odontoiatri il rispetto di questo obbligo, l'Ordine dei Medici di Roma mette a disposizione in forma gratuita una casella di Posta Elettronica Certificata. Per approfondire, consultare la pagina dedicata alla PEC su questo sito.Infine c'è da tener presente che, col passare del tempo, sempre più Amministrazioni e Uffici interagiscono con i professionisti tramite la PEC, per cui di fatto diventa necessario averla per non perdere opportunità professionali. 

E per l'Educazione Continua in Medicina (ECM) come ci si deve comportare?

E' opportuno consultare l'apposita pagina di questo sito che viene aggiornata in presenza di novità sulla materia, sia a livello regionale che nazionale. 

Nel caso in cui il medico cambi la residenza cosa deve fare?

Ogni Ordine dei Medici ha competenza di ambito provinciale, per cui se il medico trasferisce la sua residenza da un Comune all'altro della provincia di Roma, deve semplicemente comunicare all'Ordine il nuovo indirizzo di residenza (modulo disponibile nella sezione di questo sito "Modulistica" - Certificazione di atto notorio) per l'aggiornamento dei dati.Se invece il medico trasferisce la sua residenza al di fuori della provincia di Roma bisogna distinguere: se continua a lavorare nella provincia di Roma può mantenere l'iscrizione all'Ordine di Roma ma deve comunque comunicare all'Ordine l'indirizzo della nuova residenza e l'indirizzo del luogo di svolgimento dell'attività professionale. Se, invece, il medico non risiede più nella provincia di Roma e nemmeno vi lavora, allora deve iscriversi all'Ordine dei Medici dell'altra provincia dove ha la nuova residenza o il nuovo luogo di lavoro. 

Per l'iscrizione all'Ordine è necessario pagare qualche tassa?

Oltre alle tasse dovute al momento della presentazione della domanda di iscrizione (come detto sopra), il medico riceverà ogni anno, finchè resta iscritto all'Ordine, la richiesta di pagamento della tassa annuale di iscrizione all'Ordine.Si tratta di una tassa obbligatoria e di importo uguale per tutti, pur tuttavia sono per alcune categorie sono concesse delle riduzioni e delle esenzioni. Per verificarle si può consultare la sezione Modulistica del sito, alla voce Tasse e contributi. 

Come la si paga?

Consultare le FAQ sulla TASSA ANNUALE DI ISCRIZIONE. 

Cosa succede se non si paga la tassa di iscrizione all'Ordine?

La legge prevede la cancellazione dall'Albo per morosità e quindi, di conseguenza, l'impossibilità ad esercitare la professione.Pertanto si raccomanda vivamente di essere puntuali nell'assolvimento di questo obbligo e di comunicare all'Ordine tempestivamente eventuali cambi di indirizzo, allo scopo di evitare il rischio di risultare irreperibili e, quindi, di essere cancellati dall'Albo per morosità. 

La tassa di iscrizione all'Ordine è deducibile fiscalmente?

A differenza dei contributi ENPAM, che sono contributi previdenziali e quindi deducibili fiscalmente, la tassa di iscrizione all'Ordine non ha finalità previdenziale e quindi non è un onere deducibile.Tuttavia i medici e gli odontoiatri che nella dichiarazione dei redditi compilano il quadro relativo ai redditi di lavoro autonomo possono inserire la tassa di iscrizione all'Ordine fra le spese per la produzione del reddito. 

Nel caso in cui il medico o l'odontoiatra consegua una specializzazione universitaria o un master universitario lo deve comunicare all'Ordine?

Sì, deve informare l'Ordine allo scopo di aggiornare la sua posizione nell'Albo professionale.Può produrre una autocertificazione indicando l'esatta denominazione della specializzazione o master conseguito, l'Università presso la quale è stato conseguito, la data di conseguimento e il voto 

Sull'Albo professionale quali titoli possono comparire?

Oltre al titolo di laurea e di abilitazione possono essere pubblicati sull'Albo i titoli di specializzazione universitaria e i titoli di master universitari ai sensi del Decreto Ministeriale 509/1999.Ogni altro attestato di formazione o aggiornamento non può essere pubblicato sull'Albo, anche se ovviamente può entrare a far parte del curriculum professionale del medico. 

E' necessario stipulare una polizza di assicurazione a copertura dei rischi professionali?

La legge prevede l'obbligo di avere una polizza di assicurazione a copertura dei rischi professionali per tutti gli operatori sanitari.Tuttavia tale obbligo non è sanzionato, nel senso che la mancanza della polizza non comporta di per sé una qualche forma di sanzione.In ogni caso avere una copertura per i rischi professionali è fortemente raccomandato perchè in caso di controversie medico-paziente e soprattutto nella malaugurata ipotesi di condanna al risarcimento del danno, senza una copertura assicurativa il medico rischia di vedersi aggredire il proprio patrimonio personale. 

A quale Compagnia Assicurativa ci si deve rivolgere?

Attualmente non esiste, né a livello locale né a livello nazionale, una convenzione con una qualche Compagnia Assicurativa per la copertura dei rischi professionali dei medici e degli odontoiatri italiani.Per cui ogni singolo professionista potrà rivolgersi ad una qualunque società di assicurazioni.C'è però da dire che la tipologia della polizza e, soprattutto, il suo costo può variare anche di molto a seconda del tipo di attività lavorativa svolta dal medico, perché ci sono branche della medicina a più alto rischio di sinistro e altre con tassi di rischio meno elevati.Per questo può essere opportuno rivolgersi ai sindacati medici di categoria o alle società medico-scientifiche di specialità perché potrebbero fornire suggerimenti e indicazioni commisurate alle specifiche necessità degli associati e a condizioni contrattuali vantaggiose. 

Come si viene informati sulle attività e iniziative dell'Ordine?

L'Ordine di Roma pubblica la rivista "Capitale Medica" che raccoglie molti contributi professionali, intellettuali ed operativi che possono essere di utilità per ogni medico e odontoiatra. La rivista è disponibile anche in formato digitale sul sito:.Inoltre l'Ordine di Roma, a tutti i propri iscritti che si sono registrati sul sito, spedisce con cadenza giornaliera una newsletter che contiene una serie di notizie "flash" di quotidiana attualità che riguardano il panorama sanitario sia locale che nazionale. Per registrarsi:  In ogni caso, il sito internet dell'Ordine è lo strumento principale di informazione e di comunicazione al quale tutti gli iscritti all'Ordine di Roma sono invitati a registrarsi per usufruire di tutti i servizi messi a disposizione.

Cos'è il certificato medico? 

Il certificato medico è la testimonianza scritta su fatti e comportamenti tecnicamente apprezzabili e valutabili, la cui dimostrazione può produrre affermazione di particolari diritti soggettivi previsti dalla legge, ovvero determinare particolari conseguenze a carico dell'individuo o della collettività aventi rilevanza giuridica e/o amministrativa.

Cosa significa "certificare"? 

I contenuti possibili del certificato medico sono non soltanto le dichiarazioni circa lo stato di salute o di malattia, ma ogni fatto di natura tecnico-sanitaria che il medico ha potuto riscontrare direttamente nell'esercizio della sua professione (ad esempio, la sottoposizione a vaccinazioni, l'idoneità al lavoro, l'idoneità alla pratica sportiva, la salubrità degli ambienti di lavoro, ecc.). Rientrano, così, fra i contenuti possibili della certificazione medica anche fattispecie che non riguardano soltanto la salute o la malattia, ma anche eventi come la nascita o la morte, che il medico è chiamato a constatare di persona.

Quali sono i requisiti "formali" del certificato? 

Il certificato deve essere privo di abrasioni e correzioni che possono far sorgere il dubbio di alterazioni o contraffazioni dell'atto. Nel caso di correzioni, devono essere indicate a chiare lettere e controfirmate dall'estensore. Inoltre il certificato deve essere redatto con una grafia chiara e comprensibile che non dia luogo ad equivoci. La terminologia e il significato del certificato deve essere intellegibile e coerente fra quanto constatato e quanto dichiarato nel certificato. La legge prevede una specifica modulistica solo per alcuni tipi di certificati (ad esempio, certificato di malattia per lavoratori privati, certificato di idoneità alla guida, ecc.).

Quali sono i requisiti "sostanziali" del certificato? 

Il certificato deve riportare:il nome, il cognome, la qualifica ed eventualmente la struttura sanitaria di appartenenza del medico certificatore;le generalità del paziente o del richiedente;l'oggetto della certificazione (eventuale diagnosi e prognosi). Nel caso di certificato redatto sulla base di referti obiettivi è opportuno citarli;il luogo e la data di rilascio;la firma del medico. 

E' necessario identificare il paziente tramite documento di riconoscimento?

Se fra medico e paziente sussiste un rapporto fiduciario consolidato, si deve dare per scontato che il medico conosca il paziente. Ma se il paziente non è conosciuto, è fortemente raccomandato al medico di chiedere l'esibizione di un documento di riconoscimento.Infatti se il medico rilascia, anche in buona fede, un certificato col nome di una persona diversa da quella che ha realmente visitato, può essere accusato di aver agito con leggerezza emettendo un certificato che risulta falso.Quindi identificare il paziente è molto opportuno per evitare qualunque tipo di problema legale.

Cosa significa "veridicità" del certificato?

Il Codice Deontologico impone al medico di redigere il certificato solo con affermazioni che derivano da constatazioni dirette, personalmente effettuate (ad esempio tramite la visita medica), oppure sulla base di documentazione oggettiva (ad esempio sulla base di referti oggettivi). Pertanto al medico non è concesso di redigere un certificato esclusivamente sulla base di quanto gli viene riferito dal paziente o da terzi o su fatti che egli non abbia personalmente constatato, perché questo rappresenta al limite una raccolta anamnestica, insufficiente di per sé a formulare una diagnosi certificabile. E' necessario, quindi, prestare molta attenzione a questi casi, perché è fin troppo facile per il medico esporsi al rischio di certificare qualcosa che in realtà non è veritiero.

Il medico può rifiutarsi di certificare? 

Il Codice Deontologico impone al medico di rilasciare al paziente le certificazioni sul suo stato di salute. Ovviamente questo precetto va integrato con quanto detto alla risposta precedente, per cui il medico può e deve rifiutarsi di certificare fatti che egli non abbia constatato personalmente o che non siano supportati da riscontri oggettivi. Altrettanto ovviamente, il medico deve rifiutarsi di certificare fatti che egli sappia non corrispondenti al vero. Infine il medico deve rifiutarsi di certificare nei casi in cui la legge prevede che il certificato possa essere rilasciato solo da colleghi rivestiti di particolari qualifiche.

Cos'è il reato di "falso materiale" in certificazione medica? 

Il reato di "falso materiale" riguarda la parte formale del certificato. Il medico risponde di questo reato quando, nella redazione del certificato, commette alterazioni o contraffazioni mediante cancellature, abrasioni o aggiunte successive, miranti a far apparire adempiute le condizioni richieste per la sua validità. Come per ogni reato, presuppone il dolo, cioè l'intenzionalità.

Cos'è il reato di "falso ideologico" in certificazione medica? 

Il reato di "falso ideologico" riguarda la falsa rappresentazione della realtà, cioè l'attestazione per autentici di fatti non rispondenti a verità. Si tratta, quindi, di una certificazione volutamente mendace per fatti o condizioni inesistenti. Come per ogni reato, presuppone il dolo, cioè l'intenzionalità.

Il certificato "erroneo" è un reato? 

Se il medico commette un errore nel certificato, ma persuaso di essere nel vero e certificando conformemente alla propria convinzione, non può essere accusato di alcun reato perché in questo caso il certificato non è falso, ma soltanto erroneo. Tuttavia è una situazione che nella realtà può essere difficile da dimostrare.

Cos'è il certificato "compiacente"? 

E' il certificato che tende, con terminologia volutamente imprecisa e ambigua, ad alterare una situazione o minimizzandola o rendendola sproporzionata. E' quindi un certificato che non risponde al requisito della veridicità e quindi può integrare gli estremi di reato di falso ideologico. E' irrilevante se questo tipo di certificato sia stato redatto per venire incontro alle esigenze del richiedente. Il medico non deve mai sottrarsi al dovere di attenersi alla veridicità dei fatti.

Il certificato falso può esporre anche al rischio di essere accusati di truffa? 

Sì, perché il certificato può determinare la costituzione di diritti in favore del richiedente, con possibili oneri a carico di terzi o a carico dello Stato. Pertanto una falsa certificazione può esporre anche al rischio di essere accusati di truffa.

C'è differenza fra il certificato rilasciato dal medico dipendente pubblico, dal medico convenzionato o dal medico libero professionista? 

Dipende dal contesto di riferimento. In linea di principio, ogni medico abilitato all'esercizio della professione e iscritto all'Albo è ugualmente idoneo a rilasciare una certificazione medica. Tuttavia leggi specifiche riservano la potestà certificativa in alcuni casi a medici in possesso di particolari qualifiche (ad esempio per la certificazione di morte, per la guida di autoveicoli, per il porto d'armi, per la sicurezza sul lavoro, per la pratica sportiva, per l'assenza per malattia dei dipendenti pubblici, ecc.). Dal punto di vista giuridico, i certificati rilasciati dai medici dipendenti pubblici sono considerati "atti pubblici", in quanto il medico che li redige ha la funzione di pubblico ufficiale. Invece i certificati rilasciati dai medici convenzionati sono considerati "certificazioni amministrative", in quanto il medico che li redige ha la qualifica di incaricato di pubblico servizio. Infine i certificati rilasciati dai medici liberi professionisti sono considerati "scritture private" in quanto il medico che li redige svolge un servizio di pubblica utilità. Queste differenze hanno rilevanza soprattutto dal punto di vista penale, perché le pene sono più severe per il falso in atto pubblico rispetto alle altre certificazioni.

Cos'è il "certificato storico"? 

Il certificato storico è l'attestazione di una situazione che si è già verificata nel passato e che il medico ricostruisce sulla base di documentazione dell'epoca. Si tratta quindi di una certificazione "ora per allora". Questo tipo di certificazione è piuttosto frequente nell'ambito della medicina legale quando il medico svolge una funzione peritale, oppure quando il medico è chiamato a redigere atti aventi finalità assicurativa o previdenziale. Al contrario, un certificato "storico" non ha ragione di essere in altri contesti, come ad esempio per la certificazione di malattia dei lavoratori dipendenti, perché il certificato deve essere contestuale all'accertamento della patologia e recare la stessa data dell'effettuazione della visita. Non è, quindi, consentito certificare "a posteriori": farlo esporrebbe il medico al rischio di essere accusato del reato di falsa certificazione.

Come si tutela la privacy del paziente nel certificato? 

Se il certificato è richiesto dal paziente e consegnato a lui direttamente, non si pongono problemi di riservatezza. Viceversa, se il certificato viene consegnato ad una persona diversa dal richiedente, il medico deve acquisire una delega scritta che lo autorizza a rilasciare il certificato nelle mani di un terzo. E' importante ricordare che, comunque, il certificato deve essere consegnato dal medico o da un suo incaricato (ad esempio la segretaria), ma non deve essere lasciato in luoghi dove non si possa essere sicuri che il ritiro venga effettuato dal diretto interessato. Per i certificati di malattia ad uso lavorativo il medico deve evitare di indicare la diagnosi, in quanto il datore di lavoro non è tenuto a conoscerla. Fa eccezione il caso in cui sia lo stesso paziente a richiedere che la diagnosi sia espressamente indicata sul certificato, perché vuole beneficiare di permessi lavorativi speciali che il datore di lavoro può concedere solo previa conoscenza della diagnosi. In questo caso il medico è legittimato ad indicare le informazioni sulla patologia, proprio perché lo stesso paziente glielo ha richiesto.

Nel Lazio è obbligatorio il certificato di riammissione a scuola dopo 5 giorni di assenza?

Ai fini della semplificazione amministrativa in materia di sanità pubblica e dell’efficacia delle prestazioni sanitarie nel territorio regionale, nel Lazio la presentazione dei certificati medici richiesti per assenza scolastica di più di cinque giorni, di cui all’articolo 42, sesto comma, del decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre1967, n. 1518 (Regolamento per l’applicazione del titolo III del decreto del Presidente della Repubblica 11 febbraio 1961, n. 264, relativo ai servizi di medicina scolastica),rilasciati dai soggetti individuati dalla normativa e dagli accordi collettivi nazionali vigenti, è prevista esclusivamente qualora:

a) i certificati siano richiesti da misure di profilassi previste a livello internazionale e nazionale per esigenze di sanità pubblica;

b) i soggetti richiedenti siano tenuti alla loro presentazione in altre Regioni.

Al di fuori dei casi previsti al comma 1, cessa l’obbligo di certificazione medica per assenza scolastica di più di cinque giorni.

Che cos'è il "Certificato Telematico"? 

Dal settembre 2011 la normativa ha previsto la trasmissione dei certificati di malattia dei lavoratori dipendenti per via telematica, a cura del medico prescrittore.In buona sostanza il medico, dotato delle credenziali di accesso al sistema informatico, compila il certificato di malattia sul computer e lo invia all'INPS, evitando così il rilascio cartaceo all'assistito. Il sistema genera un numero di protocollo attribuito al singolo certificato e tramite questo numero, sia il lavoratore che la sua azienda possono prendere visione del certificato emesso.

Quali sono i medici obbligati all'invio telematico del certificato di malattia?

Prioritariamente sono i medici dipendenti del SSN (ospedalieri e di distretto) e i medici convenzionati (medici di medicina generale, di continuità assistenziale, di emergenza territoriale, pediatri di libera scelta e specialisti ambulatoriali interni).Costoro vengono dotati dalla ASL delle credenziali di accesso al sistema e devono obbligatoriamente utilizzare la procedura telematica di certificazione.I medici che non hanno rapporti con il SSN, invece, non hanno l'obbligo tassativo di utilizzare la procedura telematica di certificazione, tuttavia anche a loro è offerta questa possibilità in quanto possono ottenere le credenziali di accesso al sistema Tessera Sanitaria dall'Ordine al seguente link http://servizionline.ordinemediciroma.it/index.php?option=com_chronoforms&chronoform=Richiesta_Accreditamento_TS-18-06-2018. In definitiva, qualunque medico è messo nelle condizioni di utilizzare la procedura telematica di certificazione.

E se il sistema telematico non funziona?

I medici dipendenti e convenzionati con il SSN devono utilizzare la procedura telematica, a meno che non si presentino interruzioni o malfunzionamenti nel sistema informatico. In questi casi, essendo prioritario il dovere assistenziale, è consentito rilasciare il certificato di malattia in forma cartacea, ma è opportuno indicare sul certificato che l'utilizzo del cartaceo è dovuto al temporaneo malfunzionamento del sistema informatico (con data e ora del rilascio).

Ci sono sanzioni per il mancato utilizzo della procedura di certificazione telematica? 

I medici dipendenti e convenzionati con il SSN che senza validi motivi non utilizzano la procedura telematica vengono sottoposti dalla ASL a procedimento disciplinare che può concludersi anche con la cessazione del rapporto di lavoro.I medici liberi professionisti o che comunque non hanno rapporti con il SSN, non sono soggetti a sanzioni.

Il certificato di malattia telematico riguarda tutti i lavoratori dipendenti? 

Il certificato telematico è obbligatorio per tutti i lavoratori del settore privato e per la maggior parte dei lavoratori del settore pubblico.Più precisamente, sono esclusi dal certificato di malattia telematico (e quindi hanno diritto ad ottenere il certificato cartaceo) i dipendenti pubblici appartenenti alle Forze Armate, ai Corpi militari dello Stato e al Corpo dei Vigili del Fuoco.

Il medico che non può o non vuole fare il certificato telematico, può delegare un collega? 

Assolutamente no.Il certificato di malattia è l'atto conclusivo di una visita medica, per cui solo il medico che ha constatato l'esistenza di una patologia è tenuto a certificare quanto ha constatato, non altri.Proprio per questo motivo, se ad esempio il paziente viene visitato in ospedale sarà il medico ospedaliero che l'ha visitato ad emettere il certificato di malattia telematico, così come se viene visitato in un ambulatorio della ASL sarà il medico specialista ambulatoriale ad emettere il certificato.Non è corretto, quindi, visitare il paziente e rinviarlo al medico di famiglia per il rilascio del certificato. Del resto questo modo di fare non è mai stato corretto, nemmeno quando i certificati di malattia erano solo cartacei.

Considerazioni conclusive

Il medico deve sempre essere consapevole che ogni suo atto, per quanto semplice e apparentemente banale possa essere, è carico di implicazioni giuridiche, amministrative e deontologiche. Quindi deve prestare la massima attenzione ed il massimo scrupolo in ogni momento della propria attività, anche nell'esecuzione di atti spesso banali come la redazione di certificati medici. Che sono molto frequenti e, proprio per questo, è più alto il rischio di disattenzioni o superficialità che però possono avere conseguenze legalmente pesanti.

Cos'è la ricetta medica? 

La ricetta medica è un documento scritto, redatto da un medico chirurgo (ossia: laureato in medicina e chirurgia, abilitato all'esercizio della professione ed iscritto all'Albo professionale), che consente al paziente di ottenere dal farmacista la consegna dei medicinali che vi sono elencati. 

E' valida la ricetta scritta su un normale foglio di carta? 

La ricetta scritta su un comune foglio di carta (cosiddetta "ricetta bianca") è certamente valida, purchè contenga i seguenti elementi essenziali:nome e cognome del medico ed eventuale struttura sanitaria di appartenenza;nome del farmaco o del principio attivo;luogo e data di compilazione della ricetta;firma autografa del medico.Sulle ricette ripetibili non è necessario indicare il nome e cognome dell'assistito, a meno che il paziente stesso lo richieda o a meno che il medico lo ritenga indispensabile per un'effettiva necessità derivante dalle particolari condizioni del paziente o da una speciale modalità di preparazione o di utilizzazione. L'indicazione del dosaggio non è obbligatoria, ma è fortemente raccomandata per evitare equivoci nella dispensazione del farmaco. In ogni caso, se manca l'indicazione del dosaggio, il farmacista è tenuto a consegnare la confezione con la minor quantità possibile di principio attivo. L'indicazione della posologia è anch'essa fortemente raccomandata.

La "ricetta bianca" deve essere scritta a mano? 

Non necessariamente. La ricetta può essere scritta a mano, ma anche tramite computer: l'importante è che sia chiara e leggibile, in modo da evitare fraintendimenti o equivoci per il paziente o il farmacista. Anzi, a questo scopo, è senz'altro preferibile utilizzare il computer. Quello che conta è che la firma deve sempre essere autografa e in originale.

I farmaci prescritti con questo tipo di ricetta chi li paga? 

I farmaci prescritti con la "ricetta bianca" sono sempre a totale carico dell'assistito. Per ottenere farmaci a totale o parziale carico dello Stato, nei casi previsti dalla legge, è indispensabile che il medico utilizzi l'apposito modulo per la prescrizione a carico del SSN (vedi risposte seguenti).

Quali farmaci si possono prescrivere sulla "ricetta bianca"?

Tutti quei farmaci che sulla confezione recano la dicitura: "Da vendersi dietro presentazione di ricetta medica".

Quanto tempo vale la "ricetta bianca"? 

La "ricetta bianca" ha validità non superiore a sei mesi a partire dalla data di compilazione e, comunque, per non più di dieci volte, salvo che per alcune categorie di farmaci (come gli ormoni o gli ansiolitici), per i quali il periodo di validità della ricetta è più breve. Entro questi limiti, quindi, la ricetta è "ripetibile" nel senso che l'assistito può continuare ad esibirla al farmacista per acquistare i farmaci, fino al termine della sua validità. Infatti, ogni volta che viene presentata al farmacista per l'acquisto del medicinale, la ricetta viene timbrata ma poi riconsegnata all'assistito per il suo uso futuro. Tuttavia se il medico indica espressamente un numero di confezioni di medicinale superiore all'unità, la ricetta diventa "non ripetibile" e, quindi, è utilizzabile solo per quella volta.

Esistono ricette sicuramente "non ripetibili"? 

I farmaci che per il loro uso continuato possono determinare stati tossici o, comunque, rischi particolarmente elevati per la salute del paziente, possono essere prescritti soltanto con una ricetta "non ripetibile". In ogni caso questi medicinali recano sulla confezione la dicitura: "Da vendersi dietro presentazione di ricetta medica utilizzabile una sola volta".

Quanto tempo vale una ricetta "non ripetibile"? 

La ricetta "non ripetibile" può essere presentata in farmacia entro trenta giorni dalla data della sua compilazione. Alla presentazione al farmacista, questi consegna il medicinale e ritira la ricetta.

Sulla ricetta "non ripetibile" va indicato il nome del paziente? 

Sì, sulle ricette "non ripetibili" il medico è tenuto ad indicare il codice fiscale del paziente.

La "ricetta bianca" è prerogativa solo di alcune categorie di medici? 

No, tutti gli iscritti all'Albo dei Medici Chirurghi possono compilare la "ricetta bianca", senza alcuna distinzione.

Gli altri professionisti sanitari (infermieri, farmacisti, biologi) possono fare ricette? 

No, la prescrizione di medicinali è attività tipica ed esclusiva del medico.

Cos'è la ricetta del Servizio Sanitario Nazionale? 

Le leggi che disciplinano il funzionamento del SSN prevedono che il costo dei farmaci classificati in fascia A dall'AIFA sia a totale o parziale carico dello Stato. In questo caso, il medico deve necessariamente utilizzare il cosiddetto "ricettario rosa". Se il medico prescrivesse un farmaco, anche di fascia A, su una "ricetta bianca", il costo sarebbe comunque a carico dell'assistito.

Chi può usare il "ricettario rosa" per prescrivere farmaci a carico del SSN? 

I medici di medicina generale convenzionati con il SSN, i medici addetti alla continuità assistenziale pubblica, i pediatri di libera scelta convenzionati con il SSN, gli specialisti ambulatoriali interni, i medici dipendenti del SSN. Non possono, quindi, prescrivere sul "ricettario rosa" i medici che non siano dipendenti o convenzionati con il SSN. I blocchetti contenenti i moduli per la prescrizione di farmaci a carico del SSN vengono consegnati dall'Azienda Sanitaria al medico dipendente o convenzionato con il SSN ed egli ne diventa responsabile del suo uso.

I medici dipendenti e convenzionati con il SSN possono usare il "ricettario rosa" in qualunque contesto? 

I medici dipendenti e convenzionati con il SSN utilizzano il "ricettario rosa" per la prescrizione di farmaci solo e soltanto nell'ambito dell'esercizio della loro attività istituzionale di medici pubblici. Ciò significa che se il medico svolge anche attività privata, in quel contesto egli non è più un "medico pubblico" bensì un medico privato e quindi non può prescrivere farmaci utilizzando il "ricettario rosa" ma deve utilizzare esclusivamente la cosiddetta "ricetta bianca".A titolo di esempio, il medico di famiglia che svolge anche attività libero professionale, come libero professionista non può usare il "ricettario rosa", così come il medico ospedaliero che svolge anche attività libero professionale in intra o extra moenia, in quell'ambito non può usare il "ricettario rosa". Farlo significa porre a carico dello Stato il costo di farmaci prescritti in regime non istituzionale e ciò può comportare l'accusa di truffa ai danni del SSN.

Gli specializzandi e i sostituti dei medici di famiglia possono fare ricette a carico del SSN? 

I medici specializzandi possono prescrivere farmaci utilizzando il "ricettario rosa" in carico al loro tutor, purchè venga apposto il doppio timbro, del tutor e dello specializzando, e la firma di quest'ultimo. Allo stesso modo i sostituti dei medici di famiglia possono utilizzare il "ricettario rosa" in carico al medico titolare, apponendo il doppio timbro, del titolare e del sostituto, e la firma di quest'ultimo. Da quanto sopra consegue che i medici in formazione specialistica e i sostituti non possono ottenere un proprio blocchetto contenente i "ricettari rosa", ma devono necessariamente far uso di quello in dotazione al loro tutor/titolare.

Riepilogando, quali tipi di ricette abbiamo analizzato finora? 

La "ricetta bianca" ripetibile, quella non ripetibile e la ricetta a carico del SSN. Quest'ultima, in definitiva, è una ricetta non ripetibile che richiede l'utilizzo di un modulo specifico. E, a differenza della "ricetta bianca", è compilabile solo dai medici dipendenti o convenzionati con il SSN.

La ricetta redatta sul "ricettario rosa" deve avere gli stessi elementi essenziali della "ricetta bianca"? 

In linea di principio sì, con l'aggiunta che sulla ricetta a carico del SSN deve essere indicato il nome e il cognome dell'assistito, il suo codice fiscale, il codice dell'Azienda Sanitaria di riferimento, gli eventuali codici e motivi di esenzione e l'eventuale nota AIFA pertinente. Il cittadino può anche chiedere che sul proprio nome e cognome sia apposta una etichetta adesiva per tutelare la sua riservatezza.

Come mai la ricetta a carico del SSN prevede questi elementi in più? 

Perché questa ricetta non serve solo per ritirare i medicinali in farmacia, ma serve anche al farmacista per farsi rimborsare dallo Stato il costo dei medicinali forniti agli assistiti. Questa ricetta, quindi, ha anche una finalità amministrativa e contabile perchè con essa il medico pone a carico della finanza pubblica la spesa dei medicinali. Per questo motivo, la sua redazione richiede la massima attenzione ed il massimo scrupolo. Ad esempio, eventuali prescrizioni di farmaci a carico del SSN che siano ritenute inappropriate, possono essere contestate al medico da parte della Corte dei Conti.

Quindi in caso di falsità nella ricetta le pene saranno severe? 

Esatto, infatti la ricetta a carico del SSN, essendo prodotta da un medico dipendente o convenzionato con il SSN, ha la natura giuridica di atto pubblico ed il medico prescrittore assume la qualifica di pubblico ufficiale (medico dipendente) o incaricato di pubblico servizio (medico convenzionato), con pene molto severe in caso di falsità. La "ricetta bianca", invece, è una scrittura privata e quindi la sua eventuale falsità soggiace a pene meno severe, anche se comunque non certo irrilevanti. Ma non è necessario arrivare alle sanzioni penali: anche la semplice inappropriatezza della prescrizione (che non è quindi una ipotesi di falsità) espone il medico al rischio di essere accusato di danno erariale.

Ma come può una ricetta essere ritenuta falsa?

La prescrizione di un medicinale presuppone che il medico abbia visitato il paziente e abbia riscontrato l'esistenza di una patologia per la cui cura è necessario il farmaco prescritto nella ricetta. Per cui la prescrizione di un medicinale effettuata senza constatare personalmente l'esistenza di una patologia espone il medico al rischio di incorrere nel reato di falso ideologico. Ovviamente questo principio vale in senso generale, nel senso che se il medico conosce il paziente ed è a conoscenza del tipo di patologia da cui è affetto (ad esempio, una malattia cronica), può anche rilasciare la ricetta senza dover necessariamente visitare ogni volta il paziente. L'importante, però, è che il medico non rilasci mai ricette "al buio", senza essere sicuro della patologia esistente o basandosi soltanto su quanto gli viene riferito, senza aver provveduto a riscontrare oggettivamente la sussistenza della patologia.

Il farmacista può sostituire il farmaco prescritto dal medico con un altro farmaco? 

No, se il medico ha indicato sulla ricetta l'avvertimento espresso "farmaco non sostituibile". Se questa indicazione non c'è, il farmacista per legge deve informare l'assistito dell'eventuale esistenza di un farmaco equivalente (cosiddetto "generico") avente il medesimo principio attivo e l'assistito può acconsentire di ricevere il medicinale equivalente al posto di quello di marca. Se però l'assistito si rifiuta di ottenere il medicinale equivalente e pretende comunque il farmaco di marca, oppure se il medico ha indicato che la sua prescrizione non è sostituibile, l'assistito è tenuto a pagare la differenza fra il costo del farmaco equivalente (coperto dallo Stato) e il costo del farmaco di marca.

Il farmacista può consegnare in caso di urgenza dei medicinali che sarebbero concedibili solo dietro presentazione di ricetta medica, senza tuttavia che l'assistito abbia la ricetta? 

Sì, la legge prevede che in caso di estrema necessità e urgenza il farmacista possa consegnare all'assistito, anche in assenza di prescrizione medica, i farmaci che di norma avrebbero bisogno della ricetta medica.

Quali sono queste situazioni di estrema necessità ed urgenza? 

Per esempio quando l'assistito, dimesso il giorno precedente dall'ospedale, richiede al farmacista un cortisonico iniettabile mostrando la documentazione ospedaliera che raccomanda il trattamento con quel tipo di farmaco. Oppure quando il paziente chiede al farmacista un farmaco per il quale è già presente in farmacia una ricetta non anteriore a sei mesi, con la stessa prescrizione. Il farmacista deve, comunque documentare in apposito registro questi casi eccezionali.

Esistono altre tipologie di ricette mediche, oltre a quelle fin qui esaminate? 

Sì, esiste la ricetta "limitativa" e la ricetta per i farmaci stupefacenti.

Cos'è la ricetta "limitativa"? 

E' la ricetta che contiene la prescrizione di medicinali la cui utilizzazione è limitata all'ambiente ospedaliero e che riportano sulla confezione la dicitura: "Uso riservato agli ospedali. Vietata la vendita al pubblico". E' pure una ricetta "limitativa" quella che prescrive farmaci vendibili al pubblico, ma solo dietro piano terapeutico di centri ospedalieri o di particolari categorie di medici specialisti. Infine è anche una ricetta "limitativa" quella che riguarda medicinali utilizzabili esclusivamente dal medico specialista durante la visita ambulatoriale.

Cos'è la ricetta per i farmaci stupefacenti? 

E' la ricetta che contiene la prescrizione di medicinali per i quali la legge sulla disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope prevede specifiche modalità di distribuzione e di prescrizione. Si tratta di farmaci a base delle seguenti sostanze: buprenorfina, codeina, diidrocodeina, fentanyl, idrocodone, idromorfone, metadone, morfina, ossicodone e ossimorfone che vengono impiegati per il controllo del dolore in pazienti affetti da patologie gravi.

I farmaci stupefacenti, quindi, vanno prescritti in un modo specifico? 

Sì, la legge prevede l'utilizzo di uno speciale ricettario di colore rosso distribuito dalla ASL. La ricetta ha validità per trenta giorni e deve contenere l'indicazione di una posologia adeguata ai trenta giorni di cura. La ricetta deve essere compilata in triplice copia: il medico consegna all'assistito due copie (una per l'assistito stesso e una per il farmacista) mentre la terza viene conservata dal medico. Su questa ricetta il medico deve apporre il proprio timbro con l'indicazione del suo nome e cognome e del suo indirizzo e numero di telefono professionale.

I farmaci stupefacenti possono essere prescritti solo da alcune categorie di medici? 

No, tutti i medici sono abilitati a prescrivere i farmaci stupefacenti, ma esclusivamente tramite l'apposito ricettario distribuito dalle ASL che ogni medico, quindi, è tenuto ad avere. Anzi, il medico che si rifiuta di prescrivere i farmaci stupefacenti, nonostante che vi siano le condizioni per farlo, accampando la scusa di essere sprovvisto del ricettario specifico, compie un atto contrario ai suoi doveri deontologici di assistenza e cura delle persone e, quindi, è sanzionabile da parte dell'Ordine.

I farmaci stupefacenti sono a carico dello Stato o del cittadino? 

Se vengono prescritti da un medico pubblico (dipendente o convenzionato con il SSN) seguono le regole dei farmaci prescritti con la ricetta "rosa" e quindi sono a carico totale o parziale dello Stato; se invece vengono prescritti da un medico libero professionista, seguono le regole dei farmaci prescritti con la ricetta "bianca" e quindi sono a carico del cittadino.

Ci sono regole specifiche per gli odontoiatri? 

Gli odontoiatri possono prescrivere tutti i medicamenti necessari all'esercizio della loro professione. Questo significa che possono prescrivere alcune classi di farmaci più comunemente necessari alla professione odontoiatrica, quali gli analgesici-antinfiammatori, gli anestetici locali, gli antibiotici attivi sulla flora patogena del cavo orale. A contrario, all'odontoiatra non compete la prescrizione di farmaci per la terapia di malattie non odontoiatriche. Tutto questo vale per i casi normali, nel senso che in caso di emergenze che potrebbero verificarsi nell'attività odontoiatrica e che possono comportare danno grave o imminente pericolo di vita per il paziente, è senz'altro consentito all'odontoiatra l'uso e la prescrizione di farmaci di emergenza. La prescrizione di farmaci da parte degli odontoiatri liberi professionisti deve necessariamente avvenire su "ricetta bianca" (con costo a carico dell'assistito), mentre gli odontoiatri dipendenti del SSN o specialisti ambulatoriali interni possono prescrivere i farmaci in fascia A sul ricettario del SSN. 

Considerazioni conclusive 

I farmaci non sono mai assolutamente innocui e quindi la loro prescrizione deve essere attentamente ponderata dal medico, in relazione alle effettive necessità del paziente. Per questo è necessaria la massima attenzione e la massima diligenza nella prescrizione di farmaci, così come è dovere deontologico del medico informare adeguatamente il paziente sulle modalità di uso e somministrazione del farmaco, onde evitare rischi per la sua salute. A maggior ragione quando si prescrivono farmaci a carico del SSN, perché in questo caso il medico di fatto pone a carico della finanza pubblica il costo dei medicinali e, in caso di errori o prescrizioni inappropriate, ne risponde anche davanti alla Corte dei Conti.

È obbligatorio per i professionisti Medici/Odontoiatri dotarsi del POS per ricevere i pagamenti a seguito di prestazioni sanitarie?

Sì il Decreto Legge del 18.10.2012 n. 179 (c.d. Decreto Sviluppo bis) “Ulteriori misure urgenti per la crescita del Paese” all’art. 15, comma 4, prevede che “A decorrere dal 30 giugno 2014, i soggetti che effettuano l’attività di vendita di prodotti e di prestazione di servizi, anche professionali, sono tenuti ad accettare anche pagamenti effettuati attraverso carte di debito.”

Qual è l’importo minimo?

Il Ministero della Sviluppo Economico, con Decreto Ministeriale emanato il 24.01.2014, ha ribadito l’obbligo di accettare pagamenti effettuati attraverso carte di debito per tutti i pagamenti di importo superiore a 30 euro disposti a favore dei professionisti per le prestazioni professionali.

È obbligatorio per i pazienti pagare con moneta elettronica?

No il paziente può comunque scegliere di pagare con altri mezzi.

1 Ci sono dei fac simile di informativa, consenso e registro del trattamento?

Si. Sono nella sezione Modulistica/Privacy, raggiungibile dall’home page del sito o cliccando qui.

2 Come mi devo comportare e cosa devo fare per ottemperare alla nuova legge sulla privacy, nel caso di studio monoprofessionale?

Gli studi monoprofessionali sono sottoposti, come gli altri, al Regolamento per la Privacy (GDPR n. 2016/679).

3 Come devo conservare i dati dei pazienti?

In caso di documenti cartacei, gli stessi vanno conservati in apposito spazio (armadietto ignifugo e non accessibile liberamente); riguardo ai dati conservati su PC: occorre rispettare i parametri di sicurezza previsti in via generale per la conservazione telematica dei dati stessi, a prescindere dalla loro intrinseca natura (in caso di rete wi-fi: modificare la chiave di accesso fornita dal gestore; modificare periodicamente la password di accesso al computer; effettuare periodicamente l'aggiornamento dei sistemi di protezione, ecc.).

4 Come mi devo comportare in caso di trattamento dei dati di minori?

Il consenso per la cura del minore deve essere prestato da coloro che esercitano la potestà genitoriale sul minore stesso. Nel caso di impossibilità a prestare il consenso da parte di uno dei due genitori, il consenso viene prestato dall'altro. Non è necessario, pertanto, differenziare le ipotesi di genitori coniugati o non coniugati, separati o divorziati, oppure che hanno l'affidamento congiunto. Un punto merita particolare attenzione: in caso di minore, al medico compete la decisione clinica che va adottata solo dopo aver tenuto conto dell'opinione di entrambi i genitori (a maggior ragione se i genitori sono separati o addirittura divorziati) e, ove possibile, della volontà del soggetto.Di seguito un documento dell'ENPAM (il GDPR non ha introdotto, sul punto, particolari novità).

Titolarità a prestare il consenso informato in medicina in caso di minori

Dalla nascita alla maggiore età, tranne i casi di emancipazione e alcune altre situazioni specificatamente previste dalla legge, gli atti relativi al minore per i quali è necessaria la capacità di agire vengono compiuti dai genitori in quanto titolari della potestà genitoriale (art. 316 c.c.), in comune accordo o dal tutore. Se uno dei genitori non può esercitare la potestà a causa di lontananza, di incapacità, o di altro impedimento, la potestà è esercitata in modo esclusivo dall’altro genitore (art. 317 c.c.).In caso di minore al medico compete la decisione clinica che va adottata solo dopo aver tenuto conto dell'opinione di entrambi i genitori (a maggior ragione se i genitori sono separati o addirittura divorziati) e, ove possibile, la volontà del soggetto.In particolare: prima dei 6-7 anni un bambino non può esprimere un consenso autonomo tra i 7 e i 13 anni un bambino in qualche misura può essere coinvolto nel consenso, anche se è necessario e prevale quello dei genitori dopo i 14 anni (secondo gli ultimi orientamenti si scende a 12 anni per certe situazioni e anche a meno se capaci di discernimento) il bambino dovrebbe essere prioritariamente coinvolto anche se il consenso compete legalmente ai genitori (art.2 CC con la maggiore età si acquisisce la capacità di compiere tutti gli atti per i quali non sia stabilita una età diversa).In caso di dissenso su questioni di particolare importanza ciascuno dei genitori può ricorrere al giudice (Tribunale per i Minorenni) indicando i provvedimenti che ritiene più idonei.In caso di urgenza e necessità, il dissenso dei genitori non deve condizionare l'operato del medico: nei casi in cui vi sia difformità fra la decisione del medico e la potestà del genitore o del tutore di rifiuto alle cure, per il diritto alla vita del minore o dell'incapace, il medico, non potendosi sostituire a lui, ha il dovere di informare il giudice competente perché adotti i provvedimenti di urgenza e solo nel caso di impossibilità di un intervento del magistrato, il medico potrà e dovrà agire sulla base dello stato di necessità.Se il padre e la madre rifiutano un trattamento, ma il figlio la pensa diversamente, secondo la legge l'intervento che non riveste un carattere di urgenza deve essere rimandato finche' il minore non avrà compiuto i 18 anni.

Figli minori di genitori non coniugati

In generale nel nostro ordinamento (art. 317 c.c.) la potestà spetta al genitore che ha riconosciuto il figlio naturale. Tuttavia, se il riconoscimento del figlio naturale è fatto da entrambi i genitori, l’esercizio della potestà spetterà ad entrambi congiuntamente qualora siano conviventi; se i genitori non convivono fra loro l’esercizio della potestà spetta al genitore con il quale il figlio convive e se il minore non convive con alcuno di essi, la potestà spetta al primo dei genitori che ha effettuato il riconoscimento.In generale, il consenso alle cure dei figli minori naturali riconosciuti (nati cioè fuori del matrimonio) deve essere prestato dal genitore che ha riconosciuto il minore e/o che sia con lui convivente.

Figli minori di genitori separati o divorziati

Dal 10 marzo 2006 (legge 54/2006 e in precedenza legge 149/2001) è entrata in vigore la legge sull’affidamento condiviso: la nuova normativa prevede l’affidamento esclusivo del minore ad uno solo dei genitori come ipotesi residuale ed eccezionale. La regola è quella dell’ affidamento condiviso, con esercizio della potestà genitoriale da parte di entrambi i genito-ri, per cui: in caso di affidamento condiviso il consenso alle cure può essere validamente prestato da entrambi i genitori congiuntamente o disgiuntamente, avendo essi la piena potestà genitoriale; le decisioni di maggiore interesse per i figli, tra cui quelle riguardanti la salute, devono essere assunte di comune accordo dai genitori ed in caso di contrasto la decisione è rimessa al Giudice; in caso di affidamento esclusivo ad uno solo dei genitori, il consenso alle cure dovrà essere prestato dal genitore affidatario, fermo restando che è opportuno coinvolgere nell’acquisizione del consenso alle cure del minore anche il genitore separato o divorziato non affidatario.

Figli di genitori deceduti o che non possono esercitare la potestà

In questo caso si apre d’ufficio la tutela: il Tribunale per i Minorenni nomina un tutore ed è a costui che deve essere richiesto il consenso alle cure da eseguirsi sul minore (art. 343 c.c.).

5 Chi deve conservare l’informativa e il consenso firmati?

Sia il consenso che l’informativa è bene che siano sottoscritte dal paziente e conservate dal medico.

Le copie, se richieste, possono sempre essere consegnate al paziente.

La conservazione è necessaria affinchè il medico possa dare prova di aver fornito al paziente tutte le informazioni necessarie e di averne acquisito il consenso.

6 Chi è il titolare del trattamento dei dati in uno studio medico associato?

Il titolare del trattamento dei dati in uno studio medico associato è, in relazione ai dati personali dei propri assistiti, ciascuno dei sanitari associati.

Se i dati sono (in parte o in toto) trattati anche dagli altri colleghi, costoro debbono essere nominati responsabili del trattamento o autorizzati, a seconda dei casi (avendo il responsabile un margine di discrezionalità operativa maggiore).

7 Nella informativa, quale indirizzo va indicato?

Gli indirizzi da indicare sono quelli del titolare del trattamento (o della struttura), cui l'interessato può rivolgere le comunicazioni indicate nel vademecum, a tutela del corretto trattamento dei propri dati personali.

Il consenso al trattamento dei dati va firmato anche se il medico/odontoiatra non conserva copia dei referti?

Anche se il medico non possiede copia dei referti, ha in ogni caso effettuato dei trattamenti di dati personali dell'interessato (nome, cognome, codice fiscale, ecc.); pertanto e conseguentemente, è in ogni caso necessario che l'interessato presti formalmente il proprio consenso a tali tipologie di trattamenti di dati personali, pur in assenza di una conservazione, da parte del medico, di copia dei referti.

9 In quanto aggregazione di medici siamo tenuti ad adeguarci alla nuova normativa privacy anche con la nomina del DPO?

In quanto "aggregazione di medici", non è giuridicamente tenuta alla nomina di un DPO.

L'ipotesi prospettata, in effetti, non rientra tra quelle di cui all'art. 37 GDPR.

Tanto premesso, occorre sottolineare come la designazione obbligatoria di un DPO potrà essere prevista anche in casi ulteriori in base alla legge nazionale o al diritto comunitario.

Sotto il profilo dell'opportunità, poi, può risultare utile procedere alla designazione di un DPO su base volontaria.

Concludendo, in sintesi: la nomina non è - allo stato - obbligatoria; è tuttavia altamente consigliata.

10 Il Registro attività dei trattamenti va compilato giornalmente?

Il Registro dei trattamenti contiene l'elencazione delle attività espletata dalla struttura che hanno ad oggetto il trattamento dei dati personali.

Va compilato una tantum, e modificato solo in caso di nuovi trattamenti forniti dalla struttura.

E' una sorta di "carta dei servizi" sotto il punto di vista della privacy.

11 La chiamata dei pazienti che aspettano in sala d'attesa va effettuata con numeretto anche se parliamo di uno studio medico privato con un solo specialista?

Occorre effettuare una anonimizzazione delle chiamate anche nell'ipotesi prospettata. In maniera sintetica: le persone presenti in sala  - a meno che non si conoscano già - non devono avere la possibilità di apprendere i dati personali (tra cui vanno annoverati in primis nome e cognome) delle altre persone in attesa.La PEC è necessaria solo quando occorre - in adempimento di altri obblighi di legge - provare l'invio della missiva. 

Quale tipologia di Studi deve richiedere l’Autorizzazione per poter esercitare nella Regione Lazio?

Gli studi che devono richiedere l’Autorizzazione ai sensi del comma 2, dell’art. 8-ter, del D.Lgs. 502/1992, e successive modifiche, e l’art. 4, comma 2, della L.R. Lazio n. 4/2003, sono gli studi odontoiatrici, medici e di altre professioni sanitarie, “ove attrezzati per erogare prestazioni di chirurgia ambulatoriale, ovvero procedure diagnostiche e terapeutiche di particolare complessità o che comportino un rischio per la sicurezza del paziente”.

Quali sono le attività non invasive, il cui esercizio non è sottoposto alla richiesta di autorizzazione alla Regione Lazio?

Secondo la D.G.R n. 447 del 9 settembre 2015 sono da considerare a minore invasività le procedure diagnostiche e terapeutiche invasive che soddisfano tutti i criteri di seguito indicati:
a) non apertura chirurgica delle sierose;
b) rischio statisticamente trascurabile di complicazioni infettive;
c) rischio statisticamente trascurabile di complicanze immediate;
d) interventi che non comportano sedazione farmacologica profonda. Sono invasive tutte le procedure diagnostiche e terapeutiche diverse da quelle individuate in precedenza.

Gli studi di Medicina Generale e dei Pediatri di Libera scelta sono sottoposti all’autorizzazione alla Regione Lazio?

Non sono assoggettati ad autorizzazione gli studi dei medici convenzionati per la medicina generale e dei medici pediatri di libera scelta che soggiacciono alla specifica normativa convenzionale in virtù del peculiare rapporto che intrattengono con il Servizio Sanitario Regionale. Ne consegue che il medico di medicina generale può svolgere la propria attività nell’ambito della medesima unità immobiliare nella quale sono presenti altri studi come sopra individuati solo se questi ultimi non sono assoggettati al regime autorizzativo (Accordo Collettivo Nazionale per la disciplina dei rapporti con i medici di medicina generale, art. 36, comma 4). (Delibera Giunta Regionale Lazio n. 447 del 09/09/2015 Revoca della Dgr n. 73/2008 e della Dgr n. 368/2013. Definizione delle tipologie di studi medici e odontoiatrici non soggetti ad autorizzazione all'esercizio di attività sanitaria e sociosanitaria.).

Quale tipologia di Studi deve richiedere il rinnovo dell’Accreditamento?

Il rinnovo dell’Accreditamento deve essere richiesto da tutte quelle strutture che sono convenzionate con la Regione.

Quanto dura il rinnovo dell’Accreditamento?

Il rinnovo è valido per la durata di cinque anni

Nel caso di strutture Accreditate quanti mesi prima va inviata la domanda?

In questi casi il modulo va inviato sei mesi prima della scadenza

Quali strutture sono iscritte nell’Allegato 1 del  DCA U00230 Regione Lazio del 07.06.2018?

Nell’allegato 1 del DCA U00230 sono inserite tutte le strutture che non hanno ancora effettuato il rinnovo, tuttavia può capitare che ci siano degli errori

Quali strutture sono iscritte nell’Allegato 2 del DCA U00230 Regione Lazio del 07.06.2018?

Nell’Allegato 2 del DCA U00230 sono inserite tutte le strutture che hanno inviato il modulo.

Quali sono le strutture che non devono rinviare il modulo?

Il modulo non deve essere inviato nuovamente dalle strutture iscritte nell’Allegato 2 che nella loro penultima riga trovano la voce: “Documentazione Ultimata”.

Per quale motivo tutte le altre dell’Allegato 2 devono inviare nuovamente il modulo?

Devono inviarlo nuovamente perchè evidentemente o non hanno riempito tutti i campi obbligatori o non li hanno riempiti nel modo corretto.

È possibile chiedere il rinnovo dell’Accreditamento in anticipo?

Sì, ma in questi casi va inviato di nuovo il modulo della richiesta

È obbligatoria l’iscrizione all’Albo professionale per poter essere ammessi alle scuole di specializzazione in medicina?

L’art. 2 del D.M. n.130 del 10.08.2017, testualmente recita: “(...) Al concorso possono partecipare i laureati in medicina e chirurgia in data anteriore al termine di scadenza per la presentazione delle domande di partecipazione al concorso fissato dal bando, con obbligo, a pena di esclusione, di superare l’esame di Stato di abilitazione all’esercizio della professione di medico-chirurgo entro il termine fissato per l’inizio delle attività didattiche delle scuole (...)”.

Non è pertanto, previsto l’obbligo di iscrizione all’Albo professionale.

È obbligatoria l’iscrizione all’Albo professionale per lo specializzando che vuole svolgere altri tipi di attività lavorativa?

Per svolgere qualsiasi atto medico, è indispensabile essere iscritti all’Albo professionale.Pertanto, lo specializzando, dovrà necessariamente iscriversi se intende svolgere le attività professionali consentite dal contratto di specializzazione e dal D. Lgs. 368/99 (art. 40 c. 1) ovvero:

  • servizio di continuità assistenziale (guardia medica);
  • sostituzioni medico di medicina generale;
  • guardie turistiche.

L’iscrizione all’Ordine è consigliata?

L’iscrizione è, però, fortemente consigliata per non rischiare di incorrere nel reato di esercizio abusivo della professione, in quanto secondo unanime giurisprudenza sussiste la responsabilità penale dello specializzando anche durante il corso di formazione specialistico (tra le altre, Cass. Pen., IV sez., n. 6981 del 22.02.2012; Cass. Pen. - Sez. IV, n. 32901/2004; Corte di Cassazione, Sezione 4 penale, 1 agosto 2008, n. 32424; Corte di Cassazione, Sezione 4 penale, 16 febbraio 2010, n. 6215; Corte di Cassazione, Sezione 4 penale, 1 giugno 2007, n. 21594; Corte di Cassazione, Sezione 4 penale, 24 novembre 1999, n. 13389).

Ne deriva che il testuale dato normativo (art. 2 D.M. n. 130 del 2017), che non prevede l’obbligo di iscrizione, mette il medico in formazione specialistica in una posizione rischiosa, in caso di evento avverso.

In tal senso, si è anche espressa la Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi ed Odontoiatri, che più volte ha chiesto al Ministro per l’Istruzione, l’Università e la Ricerca di inserire tra i requisiti obbligatori per l’ammissione alle scuole di specializzazione, l’iscrizione all’Albo dei Medici.

Peraltro, è opportuno sottolineare che il contratto di formazione specialistica prevede che l’azienda sanitaria, presso la quale il medico in formazione specialistica svolge attività formativa, provveda alla copertura assicurativa dei rischi professionali per la responsabilità civile contro terzi e gli infortuni connessi all’attività assistenziale svolta dal medico medesimo nelle proprie strutture (art. 6, comma 4).

D’altro canto, dal punto di vista della assicurazione personale per la responsabilità professionale dello specializzando, l’assicurazione può non garantire la copertura in assenza di iscrizione all’Ordine dei Medici.

Chi può aderire alla Causa di Rimborso?

  • Causa medici specialisti 1982/1991 La Direttiva Comunitaria del 1982 (82/76 CEE) e la Corte di Giustizia Europea (sentenze del 25/02/1999 e del 03/10/2000), hanno condannato l'Italia per non aver riconosciuto la giusta remunerazione ai medici che hanno iniziato a frequentare il corso di specializzazione tra gli anni 1982 -1991. In Italia è stata recepita solo nel 1991, con il D.Lgs. 8 agosto 1991, n.257, che ha stabilito per gli specializzandi iscritti a partire dall'anno accademico 91/92 l'importo di Euro 11.103 per ogni anno di specializzazione. Nulla è stato riconosciuto in favore dei medici immatricolatisi alla specializzazione negli anni accademici che vanno dall'82/83 al 90/91. I medici che si sono immatricolati alla specializzazione nei suddetti anni possono effettuare una causa presso il Tribunale Civile di Roma, per richiedere il risarcimento derivante dalla mancata attuazione delle direttive comunitarie, circa 11.000 euro per ogni anno di specializzazione più interessi e rivalutazione monetaria (quindi fino a 30.000 euro per anno ).
  • Causa medici specialisti 1993/2006 In seguito al mancato recepimento delle direttive comunitarie 93/16/CEE, e successive, i medici che hanno frequentato il corso di specializzazione prima del 2006 hanno ingiustamente percepito solamente una borsa di studio di appena 11.000 Euro annui lordi, senza alcun diritto a maternità e malattie, con il divieto di svolgere ogni altro lavoro e senza precise garanzie sulla qualità della formazione specialistica, a differenza di quanto avviene dal 2007 in poi.Pertanto con una causa presso il Tribunale civile di Roma, i medici immatricolati alla specialità dal 1993/94 al 2006 che hanno percepito la borsa di studio possono richiedere le differenze retributive (parametrate alle borse in vigore dal 2006/2007), gli oneri contributivi ed assistenziali oltre rivalutazione ed interessi maturati. 

Chi non può più aderire al ricorso pur avendone i requisiti?

L'aver effettuato una precedente domanda può in taluni casi essere ostativo ma anche qui è necessario valutare il singolo caso. La questione dei medici specialisti attraversa più di un ventennio e le impostazioni date alle domande nel corso del tempo sono radicalmente cambiate. 

Per i medici specialisti 82/91 l'attività lavorativa preclude la proposizione della domanda?

L'attività lavorativa non preclude la possibilità di inoltrare la domanda poiché all'epoca non vi era alcuna normativa che lo vietava. 

Per i medici specialisti 93/06 l'attività lavorativa preclude la proposizione della domanda?

Si , perché la normativa in vigore dal 1991 e le successive modifiche prevedono che l'attività lavorativa sia incompatibile con la borsa di studio, quindi il medico che lavorava non ha avuto alcun pagamento su cui calcolare le differenze o la contribuzione ai fini previdenziali.

1 Quanto è l’importo della tassa?

Attualmente, la tassa annuale per l’iscrizione è pari ad:

  • € 150,00 per l’iscrizione ad un solo Albo (dettaglio importo richiesto: € 126,48 quota di competenza dell’Ordine e € 23,52 quota di competenza della FNOMCeO);
  • € 225,00 per l’iscrizione ai due Albi, (dettaglio importo richiesto: € 201,48 quota di competenza dell’Ordine e € 23,52 quota di competenza della FNOMCeO).

2 Come posso pagare la tassa di iscrizione all’albo?

  • dal 2008 tramite il bollettino M.A.V. inviato a ciascun iscritto ad inizio anno con scadenza fine febbraio di ogni anno, pagabile esclusivamente presso la Banca (senza commissione), la Posta (commissione € 1,50) o tramite collegamento con la propria home-banking;
  • fino al 2007, presso l’Agenzia delle entrate Riscossione competente per domicilio fiscale (tel. 060101 – sito internet www.agenziaentrateriscossione.gov.it).

3 Come posso eseguire il pagamento on-line del M.AV.?

Si deve accedere alla propria home-banking, inserire l’importo dovuto e il codice M.AV. indicati sul bollettino.

4 Il collegamento home banking prevede l’inserimento di solo 17 cifre del codice M.AV. rispetto alle 18 stampate sul bollettino, come posso eseguire il pagamento?

Si deve eliminare il primo zero del codice MAV.

5 Cosa succede se non pago la tassa annuale entro la scadenza indicata?

Le verrà recapitato un sollecito di pagamento tramite raccomandata a.r./PEC.

L’importo dovuto in caso d’invio del sollecito di pagamento sarà maggiorato delle spese amministrative pari al 10% della tassa da versare.

In caso di reiterato mancato pagamento, anche dopo l’invio del sollecito, si attiveranno le procedure di convocazione per morosità, che prevedono, fra l’altro, la cancellazione dall’Albo professionale.

6 Il pagamento della tassa annuale è dovuto anche in caso di decesso del sanitario?

Si, ad eccezione dei sanitari il cui decesso sia avvenuto entro il 31 gennaio dell’anno di riferimento della tassa posta a ruolo.

7 Il pagamento della tassa annuale è dovuto in caso di richiesta di cancellazione dall’albo in corso d’anno?

Si.

8 In caso di trasferimento ad un altro ordine provinciale, a chi devo versare la tassa annuale?

Se la cancellazione avviene entro il mese di gennaio, la tassa è dovuta al nuovo Ordine; per le cancellazioni che avvengono dal mese di febbraio in poi, è dovuta all’Ordine di provenienza.

9 Ho smarrito/non è arrivato il bollettino M.AV.?

Si può ottenere l’invio del duplicato del bollettino MAV inviando l’apposito modulo:

Richiesta Duplicato Bollettino MAV

Oppure una semplice richiesta tramite e-mail/PEC all’indirizzo protocollo@pec.omceoroma.it .

Nel contempo, in caso di mancata ricezione postale, si invita a verificare/aggiornare i propri recapiti validi per l’inoltro della corrispondenza.

10 Ho necessita’ di avere l’attestazione di avvenuto pagamento della tassa annuale

Si può richiedere detta attestazione inviando l’apposito modulo: 

Richiesta Attestazione di Pagamento

Oppure una semplice richiesta tramite e-mail/PEC all’indirizzo protocollo@pec.omceoroma.it .

11 Chi ha diritto alla riduzione della tassa annuale?

La riduzione della tassa annuale è prevista solo per ( Regolamento riduzione/esonero tassa ordinistica ):

12 Chi puo’ chiedere l’esonero dal pagamento della tassa?

Solo gli Iscritti che versino in grave stato di salute o invalidità (anche temporanea) e che abbiano un reddito complessivo annuo lordo inferiore ad € 30.000,00. Deve essere presentata apposita domanda corredata della documentazione comprovante i requisiti previsti dal Regolamento riduzione/esonero tassa ordinistica

Modulo Esenzione Tassa

13 Cosa succede se non pago la tassa annuale?

Si attiveranno le procedure di convocazione per morosità presso la sede dell’Ordine, ai sensi dell’art. 11, 2° co. del D. Lgs. n. 221/50.

In caso di mancato riscontro e/o mancata estinzione del debito, si procederà alla cancellazione per morosità.

L’attivazione delle procedure di cancellazione per morosità nel pagamento della tassa comporta il pagamento oltre che delle annualità dovute, anche degli importi relativi alle spese amministrative ed ai diritti di notifica dei relativi atti che verranno recapitati anche tramite Ufficiale Giudiziario.

14 Cosa succede se non si fornisce riscontro alla convocazione ai sensi dell’art. 11, 2° co. del D. Lgs. n. 221/50?

Le procedure prevedono la cancellazione dagli Albi per morosità ai sensi dell’art. 11, lett. f) del D.L.C.P.S. del 13 settembre 1946, n. 233, con il conseguente impedimento all’esercizio dell’attività professionale.

15 Dopo essere stato cancellato per morosità, posso iscrivermi nuovamente agli albi professionali tenuti dagli ordini provinciali?

Si, dopo aver versato gli importi dovuti per le annualità non pagate che hanno determinato la causa della cancellazione per morosità dall’Albo professionale e presentando nuova domanda di iscrizione all’Albo professionale di appartenenza.

16 Sono in pensione/non esercito più l’attività professionale, devo pagare la tassa annuale?

Si, finché si rimane iscritti all’Albo professionale la tassa annuale è dovuta.

Se non si ha più interesse ad essere iscritti all’Albo professionale, si dovrà chiedere espressamente la cancellazione con apposita domanda da presentare presso gli uffici Albi dell’Ordine.

Qual è la definizione di studio singolo?

Lo studio è la sede di espletamento dell’attività del professionista il quale la esercita personalmente in regime di autonomia. Lo studio non ha rilevanza giuridica autonoma e, in quanto strettamente collegato al professionista, cessa di avere efficacia al cessare dell’attività del professionista stesso. Nello studio professionale è, infatti, prevalente la componente di professione intellettuale, per esercitare la quale è unicamente necessaria l’iscrizione in appositi albi o elenchi.Tale inscindibilità tra la sede e il professionista è confermata dal successivo articolo 2232 del Codice civile, il quale sancisce che “ Il prestatore d’opera deve eseguire personalmente l’incarico assunto. Può tuttavia valersi, sotto la propria direzione e responsabilità, di sostituti e ausiliari, se la collaborazione di altri è consentita dal contratto o dagli usi e non è incompatibile con l’oggetto della prestazione”. Pertanto, il mero consulto effettuato all’interno dello studio o l’avvalimento da parte del professionista di collaboratori o consulenti finalizzati alla medesima prestazione, ed effettuati sotto la diretta responsabilità del professionista, non implicano complessità dell’organizzazione ed il conseguente assoggettamento al regime dell’autorizzazione.

(Delibera Giunta Regionale Lazio n. 447 del 09/09/2015 Revoca della Dgr n. 73/2008 e della Dgr n. 368/2013. Definizione delle tipologie di studi medici e odontoiatrici non soggetti ad autorizzazione all'esercizio di attività sanitaria e sociosanitaria.)

Qual è la definizione di studio associato?

Lo studio associato è del tutto assimilabile allo studio singolo in quanto la responsabilità professionale rimane in capo al singolo professionista. L’attività espletata nello studio associato può riguardare quella dei medici chirurghi e odontoiatri, specialisti e non. L'associazione, infatti, regolamentata in base ad accordi negoziali interni tra i professionisti, è lo strumento di cui gli stessi si avvalgono per condividere gli oneri connessi alla relativa gestione, quali le spese di locazione dell’immobile, le spese condominiali, di energia elettrica e acqua, di manutenzione, per l’acquisto delle apparecchiature o del materiale di consumo, ecc. Nello studio associato ogni professionista deve disporre in forma esclusiva di propri locali espressamente destinati all’esercizio dell’attività espletata. Pertanto, i medesimi locali non possono essere utilizzati da altri professionisti per l’esercizio di altra attività medica. Ne consegue che nello studio associato l’ampliamento funzionale, ovvero, l’ampliamento delle branche mediche specialistiche si realizza con l’ingresso nell’associazione professionale di un ulteriore associato per l’esercizio di attività specialistica uguale o diversa da quelle preesistenti svolta in propri locali distinti e separati da quelli degli altri associati.

(Delibera Giunta Regionale Lazio n. 447 del 09/09/2015 Revoca della Dgr n. 73/2008 e della Dgr n. 368/2013. Definizione delle tipologie di studi medici e odontoiatrici non soggetti ad autorizzazione all'esercizio di attività sanitaria e sociosanitaria.)

Qual è la definizione di ambulatorio medico?

L’ambulatorio medico è la sede dedicata all’esercizio di attività professionali sanitarie monospecialistiche da parte di soggetti abilitati dalla legge, tra quelle previste dall’ordinamento, soggetta a specifici requisiti strutturali, tecnologici e organizzativi. L’ambulatorio assume valenza giuridica oggettiva rispetto al/ai professionista/i ivi operante/i.

(Delibera Giunta Regionale Lazio n. 447 del 09/09/2015 Revoca della Dgr n. 73/2008 e della Dgr n. 368/2013. Definizione delle tipologie di studi medici e odontoiatrici non soggetti ad autorizzazione all'esercizio di attività sanitaria e sociosanitaria.)

Qual è la definizione di poliambulatorio medico?

Il poliambulatorio medico è la sede dedicata all’espletamento contemporaneo di attività professionali sanitarie da parte di professionisti operanti in più discipline specialistiche (pluridisciplinare), soggetta a specifici requisiti strutturali, tecnologici e organizzativi. Al pari dell’ambulatorio anche il poliambulatorio assume valenza giuridica oggettiva rispetto al/ai professionista/i ivi operante/i. Sia l’ambulatorio che il poliambulatorio si configurano quali imprese ai sensi degli artt. 2082 e segg. del Codice Civile e sono quindi caratterizzate da un’imputabilità giuridica propria, con la conseguenza di una netta e chiara separazione tra una responsabilità di tipo imprenditoriale (che fa capo all’imprenditore titolare del provvedimento di autorizzazione), una responsabilità di tipo tecnico-organizzativo (che fa capo al direttore sanitario) ed una responsabilità di ordine professionale, che fa capo all’esecutore della prestazione (il medico). In questo caso, l’avvicendamento dei medici lascia inalterata nel tempo l’impresa ed eventualmente anche la sua ragione sociale. Gli ambulatori e i poliambulatori sono presidi sanitari aperti al pubblico aventi individualità ed organizzazione propria ed autonoma, in cui sono erogate prestazioni a favore di tutti i pazienti richiedenti. Essi presentano le stesse caratteristiche di strutture più complesse nelle quali deve essere garantita la presenza di un direttore sanitario responsabile. Gli ambulatori e i poliambulatori sono strutture disciplinate dall’art. 4, comma 1, lettera a), della L.R. Lazio n. 4/2003 e, pertanto, sono comunque soggette ad autorizzazione all’esercizio.

(Delibera Giunta Regionale Lazio n. 447 del 09/09/2015 Revoca della Dgr n. 73/2008 e della Dgr n. 368/2013. Definizione delle tipologie di studi medici e odontoiatrici non soggetti ad autorizzazione all'esercizio di attività sanitaria e sociosanitaria.)

Qual è la definizione di studi Polimedici?

Si definiscono studi Polimedici gli studi nei quali più professionisti espletano la propria attività professionale nella medesima unità immobiliare, anche in discipline specialistiche diverse, in maniera totalmente autonoma e indipendente dagli altri. In questi casi, l’erogazione delle prestazioni di ciascuno - a parte la possibilità di condivisione della sala d’attesa, dell’accettazione e dei servizi igienici per gli utenti - non deve comportare la gestione e il coordinamento unitario delle prestazioni, delle attività sanitarie e professionali e dell’apparato amministrativo. In assenza delle caratteristiche sopra indicate, il locale dove il singolo professionista espleta la propria attività conserva la natura di studio. Si potranno costituire, pertanto, a titolo esemplificativo studi composti da: a) due o più studi di singoli; b) due o più studi di singoli e uno o più studi associati.

(Delibera Giunta Regionale Lazio n. 447 del 09/09/2015 Revoca della Dgr n. 73/2008 e della Dgr n. 368/2013. Definizione delle tipologie di studi medici e odontoiatrici non soggetti ad autorizzazione all'esercizio di attività sanitaria e sociosanitaria.)

Quanto costa il permesso d’accesso per i medici che hanno uno studio all’interno della Z.T.L.?

L’importo totale da versare (comprensivo dell’imposta di bollo di 16 euro sulla richiesta), dipende dalla potenza fiscale del veicolo (misurata in CV fiscali, variabili a seconda dei cm cubi del motore) e dalla tipologia di alimentazione della vettura.La tariffa base fino a 19 CV fiscali è di 282 euro (benzina e gasolio) e di 234,50 (gpl, metano, ibrido e elettrico-bimodale); c’è un aumento del 20% per le vetture con una potenza fiscale dai 20 CV fiscali ai 23 CV fiscali e del 40% per le vetture con una potenza superiore ai 24 CV fiscali 

Cosa devono fare i medici che devono assistere una paziente residente nella Z.T.L.?

La DGC 856/2000 prevede la possibilità di accedere liberamente e gratuitamente alle ZTL di Roma per medici in occasione di particolari esigenze temporanee connesse all'espletamento delle proprie funzioni. Per richiedere l'autorizzazione all'accesso, è necessario:

ONLINE: effettuare la registrazione allo sportello online e ottenere immediatamente il contrassegno cartaceo, da esporre durante la circolazione. Per registrarsi allo sportello consultare il link https://bit.ly/2Ns5SmB.

TELEFONICAMENTE: chiamando il numero dedicato 06.57003