(DIRE) Roma, 26 giu. - "In medicina non esistono sistemi lineari, neanche la radiologia stessa a cui diamo assoluto peso di certezza e' leggibile in termini lineari semplici". Lo stesso vale per la neuropsichiatria infantile che "e' complessita' a priori, perche' lo sviluppo non e' un percorso lineare. Ognuno di noi ha varie capacita', potenzialita', meccanismi neuropsicologici e neurobiologici sottostanti che danno forma a quello che facciamo, ma si organizzano tra loro in modo assolutamente originale e personale". A riflettere cosi' e' Bruno Spinetoli, direttore della Uoc di Tutela della Salute Mentale e Riabilitazione dell'eta' evolutiva (Tsmree) dell'Asl Roma 1, intervistato dall'agenzia Dire in merito alla sua partecipazione al congresso dell'Istituto di Ortofonologia (IdO), previsto a ottobre a Roma, in occasione dei 50 anni dell'Istituto.

Le riflessioni del neuropsichiatra in questa sede saranno focalizzate sulla 'mission' del servizio pubblico e sull'annosa questione della gestione della complessita'. "Gestire i disturbi in eta' evolutiva- riflette- richiede un sistema complesso, conoscenza e applicazione di metodiche, pensieri e organizzazioni che siano il piu' possibile in grado, non solo, di gestire la complessita' ma anche di comprenderla al loro interno".

In qualita' di direttore di una Uoc Spinetoli sa bene che occorre "conoscere la clinica come le norme. Il mio lavoro, avendo in mente la clinica e stante le norme a disposizione, consiste nell'assicurare ai bambini i Livelli essenziali di assistenza (Lea). Non e' semplicissimo- ammette- perche' occorre mettere insieme la clinica con i percorsi amministrativi e giuridici. Ed ecco la complessita'".

Il ruolo del clinico, poi, "all'interno di un disturbo dello sviluppo dovrebbe mirare alla personalizzazione assoluta di quello che accade, non solo personalizzando la terapia per il bambino, ma dando anche grandissima attenzione al contesto". Lo specialista fornisce un esempio per chiarificare cio' che intende: "Durante il lockdown avere una casa di 35 mq o di 100 mq ha fatto una grande differenza. Avere un giardino o non averlo ha fatto la differenza- continua- Conoscono famiglie con tre figli aventi tutti disturbi dello sviluppo. Se ho due figli con Adhd dentro una casa molto piccola sara' piuttosto difficile", statuisce. Ed e' proprio qui che sorge il quesito che Spinetoli intende sviscerare in occasione del suo intervento al prossimo congresso IdO: "Su chi e' che devo lavorare? Sul sintomo del bambino o sulla resilienza del sistema attorno a lui? Probabilmente-conclude- occorre lavorare su entrambi. Gestire la complessita', questa la mission del servizio pubblico".

(Cam/ Dire)

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