(DIRE) Roma, 22 feb. - Pochi soldi ma nessuna deroga sui vaccini: questo e' stato il trade off del protocollo concluso poche ore fa tra governo e Federazione italiana medici di medicina generale per coinvolgere i medici di base nelle vaccinazioni anti-Covid. Al protocollo si e' giunti dopo un lungo dibattito, venato anche di polemiche e tanti annunci. Un accordo alla cui base pero' i medici della Fimmg hanno posto la continuita' dell'approvvigionamento delle dosi, per evitare l'errore gia' vissuto con la campagna antinfluenzale.

- Dottor Domenico Crisara', medico e vicepresidente di Fimmg, siete finalmente arrivati alla fine di questa trattativa, non e' stata un po' lunga? "Non per merito nostro.

Tra le nostre condizioni piu' importanti c'era la certezza dei vaccini. L'esperienza dei vaccini antinfluenzali mancanti, nel pieno della campagna, ci ha reso determinati e inflessibili: non deve piu' accadere. Nel caso degli antidoti contro il Covid parliamo di milioni di dosi e doppie dosi, non di centinaia di migliaia di vaccini, come per l'influenza. Questo significa che nel momento in cui partiamo devono esserci i vaccini per tutti: dai 18 ai 55 o 65 anni, ho bisogno delle doppie dosi per tutti, subito, all'avvio. Poi tra le condizioni ci sono 25 milioni di euro messi nell'ultima finanziaria per fornire il personale ai medici di famiglia: un buon inizio ma una cifra molto bassa, da startup".

- Il problema per chiudere l'accordo era quindi economico? "Non c'e' mai stato un problema economico da parte nostra, per questo protocollo, che non e' un accordo, siamo stati additati come coloro che guardavano solo ai soldi ma mi faccia ricordare un paio di dati: per i vaccinatori selezionati da Arcuri, i 15mila ancora da trovare, sono stati messi in campo 500 milioni di euro; 100 milioni di euro sono stati invece destinati ai medici dipendenti di Asl ed ospedali che vaccinano fuori orario. In ogni caso, noi lavoreremo con le tariffe del vaccino antinfluenzale dell'anno 2000, con il decreto 270 del Presidente della Repubblica. In questa trattativa non c'e' mai stato un problema economico, il problema era il reperimento dei fondi tra Regioni e ministero".

- Vediamo alcuni punti del protocollo: saranno coinvolti 40mila medici, gestirete il vaccino AstraZeneca e le classi di priorita' saranno flessibili, per ovviare alla fluttuazione della consegna delle dosi. Cosa vorra' dire concretamente? "Non e' detto che gestiremo solo AstraZeneca, gli accordi regionali sono stati gia' fatti in dieci Regioni, nelle quali possiamo somministrare Pfizer e Moderna. Chiaro che si debba avere una buona organizzazione, come hanno gia' fatto nelle Marche, andando nelle Rsa con Pfizer e Moderna. In Calabria e' stato siglato due giorni fa un accordo forse migliore degli altri esistenti: sono previsti vaccini a domicilio, finanziamenti regionale per il personale in base ai volumi di vaccinazione raggiunti, che saranno soldi per il personale che affianca il medico vaccinatore. Perche' il bando di Arcuri non si e' rivelato utile e ci ha tagliato fuori. Ad ogni modo, per noi una delle questioni piu' importanti era l'interoperabilita' delle piattaforme: se posso lavorare con il gestionale che uso con i miei pazienti, posso lavorare meglio, accelero. Se devo utilizzare quella di Arcuri no, rallento. La cosa importante per questa vaccinazione sono i tempi: se esco ed entro dai vari software, impiego piu' tempo. Oltre il fatto che nel mio gestionale ho anche altre informazioni sui pazienti, immediatamente rintracciabili, quale un caso di reazione allergica nella storia del paziente. Diciamo che i nostri gestionali sono in grado di parlare con tutti, gia' da giugno funzionano, ma manca il funzionamento della cornice esterna, quella del sistema generale centrale".

- Come avete risolto per l'assistenza ai pazienti che hanno ricevuto l'inoculazione e devono attendere 15 minuti? Chi se ne occupera'? "L'osservazione ai pazienti la faremo con il nostro personale, come gia' e' stato per l'anti-influenzale, se poi arrivano altre risorse da pagare con quei 25 milioni di euro per tutto il territorio nazionale, ben venga. Con i colleghi, lo scorso inverno per l'anti-influenzale, facevamo 300 somministrazioni in 3 ore".

- Il ministero della Salute ha accolto la vostra richiesta sul coinvolgimento dei medici di continuita' assistenziale: vuol dire coinvolgere nelle vaccinazioni le guardie mediche e coloro che fanno parte del comparto convenzionato, circa 17mila persone.

Come dovranno essere assoldati sul territorio, cosa chiedete quindi alle Regioni, che dovranno preparare i relativi piani e protocolli? "Come agiremo con i colleghi della guardia medica lo scopriremo con i protocolli regionali: non c'e' mai stato un coordinamento con i medici di continuita' assistenziale, questo e' uno svantaggio dal punto di vista dell'assistenza in generale, anche perche' il collega medico di continuita' assistenziale e' anche estraneo per il paziente, non ne conosce la storia ma fara' del suo meglio per acquisire le informazioni in fretta".

- Una delle vostre pre-condizioni per i medici di continuita' assistenziale e' quella di far si' che i colleghi ricevano il vaccino: a che punto siamo? "In Veneto, dove lavoro, la medicina convenzionata e' stata vaccinata in modo completo, mentre la situazione a livello nazionale e' ancora un po' a macchia di leopardo, per mancanza di vaccini. Se non saranno coperti dal vaccino coloro che fanno le inoculazioni, le somministrazioni non partono".

(Org/ Dire)

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