(DIRE) Roma, 6 apr. - "Le malattie non-Covid e la loro possibilita' di cura, con posti letto e interventi chirurgici, sono strettamente legate alle terapie intensive occupate dai malati Covid, almeno nella regione Lazio: fin quando questi posti rimarranno occupati non siamo in grado di fare interventi e ricoverare persone con altre malattie, a meno che non siano urgenti e in pericolo di vita. Questo significa che le gia' lunghe liste di attesa, prima della pandemia, saranno ancora piu' interminabili e che i pazienti non a rischio vita continueranno a soffrire per le loro patologie. Un problema sociale molto piu' grosso del Covid".
A dirlo Guido Coen Tirelli, segretario regionale dell'Anaao, che interpellato dalla Dire spiega quanto la pressione sui sistemi sanitari da parte dei soggetti colpiti dal Covid impattera' anche quando la pandemia sara' finita.

"Sono stati depotenziati o chiusi i reparti chirurgici, possiamo operare solo coloro che rientrano nella categoria A, ossia gli interventi urgenti e in pericolo di vita. Se un paziente deve capire se ha un tumore, che non mette a rischio la propria vita, deve attendere- spiega- Non abbiamo piu' la terapia intensiva perche' occupata dai malati Covid. Gli anestesisti non ci sono perche' non sono stati assunti in Regione Lazio, mentre i medici a termine, assunti con il decreto Cura Italia a inizio emergenza lo scorso anno, li stanno mandando a casa. Come Anaao abbiamo chiesto che quei contratti vengano prorogati".

Un problema che non e' solo dovuto ai posti letto ormai saturi delle terapie intensive, come segnalato da diverse settimane in molte regioni d'Italia, oscillando tra il 30 e oltre il 40% dei disponibili, ma un insieme di condizioni, tra cui anche la mancanza di personale, come racconta Coen Tirelli: "Un malato Covid puo' stare anche tre mesi in terapia intensiva, abbiamo alcuni pazienti operati ancora in sala operatoria, per la degenza, che non riusciamo a trasferire nel reparto. Molto del personale dedicato agli interventi chirurgici del Sant'Eugenio, per esempio, non e' piu' in ospedale ma reclutato alla Nuvola di Fuksas, dove effettua il vaccino, anche se le dosi del siero non sono ancora cosi' numerose da richiedere tutto quel personale".

Ma esistono le strutture convenzionate con la sanita' regionale, dove potrebbero essere curati i pazienti.

"Esistono ma lo fanno parzialmente- denuncia il segretario Anaao Lazio- Il Campus Biomedico ha un reparto Covid, ma e' troppo piccolo e dovrebbe riaprire il Pronto soccorso chiuso dalla seconda ondata".

In sostanza le strutture accreditate non sono d'aiuto alla gestione sanitaria regionale. Ricevono pero' dei fondi per aver creato reparti Covid e gestire quei pazienti. "Diciamo- spiega Coen Tirelli- che queste strutture non partecipano alle problematiche della regione".

C'e' una previsione di ripristino delle attivita' dei reparti per le altre patologie? "Abbiamo pazienti che sono in attesa da anni perche' la patologia, pur essendo gravosa e provocando sofferenza, non e' urgente. I ritardi che gia' erano nelle liste di attesa si sommeranno ai disagi dovuti alla pandemia. L'unica via di uscita e' vaccinare tutti al piu' presto, solo cosi' si evitano le ospedalizzazioni; quindi la previsione e' almeno altri sei mesi. Spingiamo affinche' tutti facciano almeno una dose di vaccino come nel Regno Unito" conclude Coen Tirelli.

(Org/ Dire)

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