Roma, 9 giu. - "Aumentare il numero di borse di specializzazione è fondamentale ma non sufficiente: serve un Servizio sanitario nazionale più attrattivo dal punto di vista retributivo e delle modalità lavorative". Risponde così il presidente dell'Ordine dei medici di Roma, Antonio Magi, in merito all'accordo approvato dalla Conferenza Stato-Regioni per la ridefinizione dei fabbisogni di medici specialisti da formare nel triennio 2020/2023. Si tratta, in particolare, di oltre 38.900 posti nelle scuole, 13mila in più rispetto al triennio precedente.

"Molti giovani specialisti preferiscono la libera professione o addirittura andare all'estero- prosegue Magi- dove gli vengono offerti contratti di lavoro stabili e più remunerativi che gli consentono di programmare il futuro e una famiglia".

Quanto alle retribuzioni, in particolare, i medici italiani guadagnano "un quarto rispetto ai colleghi degli altri Paesi europei, pur svolgendo le stesse attività, e questo non va bene".

Per il presidente dell'Omceo Roma, dunque, bisogna dare "ai giovani colleghi che si specializzeranno la possibilità di trovare una giusta collocazione", anche in vista del fatto che "entro 3-4 anni il 50% dei medici specialisti andrà in pensione", sottolinea. Gli specialisti oggi "sono già pochi e i numeri non andranno a coprire il ricambio generazionale che sarà ancora una volta deficitario". Inoltre, secondo Magi è necessario "andare a vedere quali sono le branche specialistiche più carenti: gli specializzandi dovrebbero infatti essere indirizzati verso quelle che hanno maggiori necessità di essere ricoperte, altrimenti si creano dei vuoti formativi, con il rischio di avere tanti specializzandi in una materia e magari nessuno o quasi in un'altra". Tutto questo andrà poi inquadrato in "una riforma della formazione non soltanto specialistica ma anche professionale, in maniera tale da evitare in futuro l'imbuto formativo che oggi esiste".

L'aumento dei posti per le borse specializzazione, da solo, non riuscirà quindi a risolvere il problema dell'imbuto formativo? "Da da solo no, perché sicuramente il numero degli iscritti è superiore rispetto alle borse che vengono offerte- risponde Magi. Gia adesso stanno andando vacanti molti concorsi sia ospedalieri sia di specialistica ambulatoriale proprio per la mancanza di specialisti. E questo non va bene, considerata anche, ribadisco, la fuga dei giovani all'estero. Senza contare che circa il 70% dei giovani medici è donna, quindi stanno cambiando, o meglio devono cambiare, anche le esigenze lavorative. La medicina è sempre più donna e allora bisogna pensare al più presto ad un'organizzazione sanitaria che si adatta al genere femminile e che permetta alle donne di conciliare la vita lavorativa con quella familiare", conclude.

(Cds/ Dire)

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