Roma, 23 nov. - Il 1° dicembre si celebra la Giornata mondiale contro l'Aids e deve essere utile per sensibilizzare la coscienza sociale sull'epidemia scatenata dall'HIV dal 1981. '1981-2021 di Hiv: quarant'anni nella storia' è stato proprio il titolo del convegno organizzato a Roma alla Camera dei deputati in occasione della Giornata Mondiale contro l'Aids. Nel mondo si contano ancora ogni anno 1 milione di infezioni. In Italia si conferma il trend in discesa secondo i dati dell'Iss. La forte riduzione dello screening e le misure di restrizione hanno influito sui dati, anche perché la stragrande maggioranza delle infezioni da HIV è evitabile.
La fascia principale di contagi si riscontra tra i 25 e i 29 anni, sono i giovani che non hanno vissuto il periodo terribile dell'Aids, gli anni 80 e 90 e non conoscono questo virus e sottovalutano i principi della prevenzione.

L'incidenza dell'Hiv" è in diminuzione costante dal 2012. Nel 2020, siamo scesi a 1.303 nuove diagnosi di infezione, pari a 2,2 nuovi casi per 100.000 persone, dato quest'ultimo nettamente inferiore alla media Ue. "Questi progressi non possono tuttavia in alcun modo giustificare il calo nell'attenzione pubblica ed in particolare politica su questa gravissima epidemia" ha detto il presidente della Camera, Roberto Fico.

Inoltre "il numero di contagi e morti, per quanto in calo costante, resta elevato e riguarda in gran parte aree del mondo e fasce della popolazione più fragili. Il 67% delle persone affette da Hiv vive nell'Africa sub sahariana. Ed è "preoccupante la mancata realizzazione di alcuni importanti obiettivi che erano stati posti dalle Nazioni Unite per il 2020. Mi limito a ricordare- ha concluso Fico- che non si è riusciti a portare sotto le 500mila unità le nuove infezioni e le morti e a garantire al 90% delle persone con HIV l'accesso alle terapie antiretrovirali, da cui restano oggi esclusi 12 dei 37 milioni di persone malate. Analogamente, non è stato raggiunto l'obiettivo di assicurare l'accesso a servizi e percorsi di prevenzione al 90% dei ragazzi e delle fasce più vulnerabili al rischio Hiv, come chi fa uso di droghe o lavora nel settore della prostituzione".

SILERI: RECUPERARE DIAGNOSTICA E INVESTIRE IN RICERCA - "Molto è stato fatto nell'ambito dell'HIV, ma non è sufficiente e sicuramente non è stato sufficiente nel 2020", ha affermato invece il sottosegretario alla Salute, Pierpaolo Sileri.

"Vi sono carenze nella diagnostica- ha continuato il sottosegretario- e i numeri in discesa dei positivi individuati lo scorso anno testimoniano un sommerso, che al pari dell'Hcv, è fondamentale andare a cercare".

Fatta la diagnosi poi, "bisogna prendere in carico i pazienti garantendo omogeneità di assistenza su tutto il territorio.

Sappiamo quali sono le fasce d'età più colpite e lì dobbiamo insistere, anche e soprattutto con campagne di informazione e prevenzione, che negli ultimi anni è mancata. Per questo, l'educazione sanitaria andrebbe potenziata, per far conoscere una malattia che va diagnosticata e curata in tempo. Le diagnosi che oggi facciamo sono tardive e spesso il paziente arriva già con complicanze dell'Hiv. Serve poi finanziare la ricerca- ha concluso Sileri- la ricerca sull'Hiv ha fatto moltissimo negli ultimi 20 anni. La terapia è nettamente migliorata, anche nella gestione del quotidiano. Una donna oggi sieropositiva partorisce un figlio non sieropositivo grazie alla terapia. Da chirurgo generale prestato alla politica, vigilerò affinché vi siano più finanziamenti e più concretezza nell'attuare tutto questo".

(Red)

Content Original Link:

http://direnl.dire.it/odm/anno/2021/novembre/23/?news=N04