(DIRE) Roma, 23 nov. - I tumori della bocca sono patologie maligne e gran parte delle volte vengono intercettate dallo specialista solo in fase avanzata. Si tratta di 4.500 nuovi casi all'anno che potrebbero, in buona parte, essere diagnosticate in fase precoce se il paziente fosse educato ad una buona autoanalisi dello stato di salute della bocca. I fattori di rischio sono l'alcol e il fumo ma crescono le diagnosi di tumore in questo distretto per infezione da HPV. Da qui è chiaro che l'identikit del paziente cambia e l'età media si abbassa colpendo così la fascia d'età tra i 30 e i 40 anni.
Per riflettere sull'importanza della prevenzione, su quali sono i trattamenti più innovativi in caso di diagnosi di tumore e l'importanza di cure sempre più personalizzate l'agenzia di stampa Dire ha raggiunto il ProfessoráUmberto Romeo, Docente di Patologia Speciale Odontostomatologica della Sapienza Università di Roma e membro del progetto MoMax (Medicina orale e Maxillo-facciale), l'équipe multidisciplinare attiva presso il Policlinico Umberto I, Sapienza Università di Roma.

- Spesso le persone davanti una diagnosi di tumore del cavo orale restano stupite, come se la patologia non potesse colpire lì in realtà non è così. Quali sono i tumori più frequenti, anche in termini di incidenza tra la popolazione, in questo distretto e le cause? "Il 90% dei tumori della bocca origina dalle cellule epiteliali squamose e sono caratterizzati prevalentemente da carcinomi a cellule squamose e carcinomi verrucosi. Bisogna distinguere però tra i tumori a carico del distretto del cavo orale da quelli del distretto orofaringe. Come odontostomatologo il mio obiettivo è quello di effettuare una diagnosi precoce dei tumori del cavo orale e quindi i numeri in questo caso sono inferiori, rispetto ad un distretto molto più ampio che è quello testa collo. I tumori del cavo orale sono circa 4.500 l'anno e i fattori di rischio più frequenti sono il tabacco e l'alcol. Un altro aspetto interessante, a mio avviso, su cui soffermarsi è quello del ruolo dell'HPV nel determinismo del tumore del cavo orale che non è così ben chiarito dal punto di vista scientifico ma incomincia ad esserci una certa letteratura a riguardo. Mentre, per il distretto dell'orofaringe è stato già assodato il ruolo dell'HPV nel determinare il tumore. Nel caso dell'HPV la prevenzione potrebbe passare proprio attraverso i vaccini. A giugno del 2020 l'FDA ha aggiunto tra le indicazioni per un vaccino nonavalente anche quella della prevenzione del carcinoma orale ed orofaringeo. E' inoltre cambiato l'identikit del paziente che sviluppa il carcinoma orale se tempo fa erano i 50 e i 60enni a sviluppare la patologia, oggi la media dell'età dei pazienti si è abbassata notevolmente e coinvolge i 30enni e i 40enni. Il carcinoma orale un tempo era più frequente tra le fasce socio-economiche basse oggi si sposta tra le fasce più alte".

- Quali sono i trattamenti più innovativi per la diagnosi precoce delle lesioni precancerose? L'esperto si avvale di particolari device o macchine? "L'Oms consiglia una nuova terminologia. Cioè sostituisce il termine 'lesioni precancerose' con 'lesioni epiteliali potenzialmente maligne' che hanno una potenzialità diversa, a seconda delle patologia, di sviluppare il cancro ma non è detto che ciò accada. Come medici orali stiamo cercando di potenziare le metodiche. Oggi si usano lampade che emettono luci blu che tendono ad attivare i fluorofori delle cellule presenti sullo stato basale dell'epitelio, le quali in condizioni normali assorbono questa luce, per poi emetterne un'altra, dando al tessuto un colorito verdastro. Quando il tessuto è patologico viene meno il ruolo dei fluorofori, quindi il tessuto che noi andiamo ad irradiare diventa scuro. Questa indicazione può aiutare il 'dentista generico' nella diagnosi in fase precoce e quindi chiedere una visita specialistica. E' interessante anche l'uso degli ultrasuoni (ecografia), che negli stadi conclamati di lesioni neoplastiche può permettere di valutare la profondità di queste neoformazioni per prendere decisioni dal punto di vista terapeutico. E poi l'uso di biomarkers tumorali, anche il nostro dipartimento a riguardo sta conducendo degli studi, per poter identificare quei markers biologici che possono consentire una diagnosi precoce di tali lesioni, fare un monitoraggio del trattamento di questi pazienti oppure compiere una scelta di trattamento personalizzato per quel paziente. I device aiutano ma l'esame obiettivo e clinico da parte dello specialista è fondamentale. E' altrettanto importante insegnare al paziente odontoiatrico un autoesame del cavo orale per richiedere in caso di dubbio una visita specialistica".

- Abbiamo già parlato con lei del progetto MoMax, può ricordare a chi ci segue solo ora di cosa si tratta e soprattutto le novità in questo senso? "Sono diversi anni che questa task force è stata costituita ed opera. Si tratta di una équipe costituita da specialisti dell'area odontoiatrica e in particolare sono coinvolti: il medico orale, il protesista, l'igienista dentale e altre figure socio-sanitarie che si dedicano esclusivamente al paziente di tipo oncologico per cercare di fare diagnosi precoce della patologia e poter costruire attorno al paziente un percorso di cura personalizzato. Il gruppo MoMax, inoltre, collabora con gli altri specialisti che afferiscono al Tumor Board testa-collo e che vede coinvolti: il chirurgo maxillo facciale, l'otorinolaringoiatra, l'anatomopatologo, l'oncologo e il radioterapista per discutere i casi clinici ed in caso di lesioni conclamate di patologie neoplastiche decide quale deve essere il trattamento più idoneo secondo le linee guida internazionali.

Stiamo cercando, dopo la pausa forzata imposta dal Covid-19, di poter offrire un servizio di telemedicina orale per fare controlli e follow up a distanza e ridurre così gli spostamenti verso le strutture ospedaliere a questi pazienti spesso fragili. Chiaramente il contatto diretto con il paziente rimane fondamentale e serve per tutte le valutazioni più importanti".

(Mco/ Dire)

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