Roma, 13 gen. - "La vaccinazione è iniziata da pochissimo, prima delle feste di Natale. Poi c'è stata anche una concomitante impennata di casi proprio nelle ultime settimane che ha interessato soprattutto la fascia pediatrica. A questo si aggiungono tanti dubbi e timori da parte dei genitori, rispetto ai quali occorre che tutti noi pediatri si faccia tanta informazione, fornendo le giuste informazioni alle famiglie e dando rassicurazioni. Molti colleghi che prestano servizio nei centri vaccinali, inoltre, sottolineano la necessità di facilitare l'accesso offrendo alle famiglie più opzioni di orario. Non dobbiamo dimenticare infatti che i pazienti pediatrici hanno esigenze diverse dagli adulti, questi ultimi si autogestiscono, mentre i bambini hanno bisogno di essere accompagnati e i genitori devono conciliare le incombenze familiari con quelle lavorative".
Sono tanti e diversificati i motivi per cui la campagna vaccinale della fascia 5-11 anni non ha ancora fatto registrare i numeri attesi, secondo Valentina Grimaldi, pediatra di libera scelta della Asl Rm2, consigliere dell'Ordine dei Medici di Roma.

La pediatra resta però ottimista riguardo al futuro andamento della campagna vaccinale tra i più piccoli: "Sono convinta che andrà avanti in modo positivo", assicura. In questo, aggiunge, un ruolo fondamentale sarà giocato proprio dai pediatri: "Quando noi siamo convinti del messaggio che diamo, trasmettiamo sicurezza. Il tempo che dedichiamo a spiegare ai genitori, a chiarire i loro dubbi, fa la differenza. Resta ovviamente quella sacca di resistenti che non si sono vaccinati e, ovviamente, non vaccinano neanche i figli. Ma la nostra funzione rimane davvero importante".

Grimaldi tiene a ricordare che "in questo momento, noi pediatri siamo veramente sotto pressione perché oltre alla gestione del Covid, portiamo avanti anche l'attività legata alla salute dei bambini, che continuano a nascere e ad ammalarsi anche di altro. Molti di noi, inoltre, stanno prestando servizio nei centri vaccinali ed effettuano i tamponi in ambulatorio. Stiamo anche collaborando con i dirigenti scolastici per gestire i casi a scuola secondo le regole regionali che sono molto complesse- aggiunge- Questo perché noi pediatri non possiamo occuparci solo della salute fisica dei bambini e dei ragazzi trascurando l'importanza della loro vita sociale, che passa inevitabilmente dalla scuola. C'è una grande tensione emotiva tra le persone, in particolare tra i genitori - osserva la pediatra-. C'è tanta paura e questo rende complessa la gestione di tante situazioni nelle scuole".

Riguardo alla crescita dei casi pediatrici di infezione da Sars-Cov-2, Grimaldi spiega: "Lo scorso anno abbiamo avuto molti meno casi tra i bambini perché questi ultimi sono stati quasi sempre a casa, lontani dalla scuola e dalla socialità.

Quest'anno, invece, sono tornati a scuola e nei luoghi di aggregazione. Situazioni che fanno registrare un aumento anche dei casi del banale raffreddore. Inoltre, i bambini sono la fascia meno protetta dal vaccino, per ora, e questo li rende più vulnerabili all'infezione. Questo- conclude la pediatra- è ovviamente un ulteriore elemento a favore della vaccinazione".

(Arc/ Dire)

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