Roma, 22 nov. - 'Trent'anni trascorsi invano? Il bambino migrante: epidemiologia, geopolitica ed etnopediatria a confronto', è questo il titolo dell'evento formativo promosso dal Gruppo di lavoro nazionale per il bambino migrante della Società italiana di pediatria (Sip) e patrocinato dall'Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della Provincia di Roma (Omceo Roma), che si è svolto presso il Centro Congressi dell'Hotel Courtyard by Marriott Rome Central Park.

Il trentennale del Gruppo di lavoro Sip è stato occasione per fare il punto su quanto avvenuto nel corso di questi decenni in ambito socio-sanitario nella nostra popolazione, su come i fenomeni mondiali abbiano avuto risonanza anche in ambito locale, su come il nostro Paese ha reagito ai cambiamenti sociali e su come la politica ha dato risposte alle nuove esigenze.

Una due giorni di riflessione e formazione partita dalla constatazione che "i bambini e le famiglie migranti hanno bisogni speciali", sottolinea Valentina Grimaldi, pediatra di famiglia-psicoterapeuta, consigliera Omceo Roma. "Spesso, infatti, sono nuclei che vivono realtà difficili, legati soprattutto all'integrazione- continua Grimaldi- come pediatri osserviamo, ad esempio, che gli adolescenti si trovano molte volte a vivere dei conflitti interiori tra quelle che sono le tradizioni culturali della famiglia a cui appartengono e gli usi e i costumi occidentali che ormai hanno assorbito. Questi conflitti in termini medici possono tradursi, ad esempio, in disturbi del comportamento e nella difficoltà di trovare un'identità". Un conflitto interno che "in molte popolazioni riguarda soprattutto le ragazze- continua Grimaldi- abituate a vivere fuori casa un modello femminile emancipato che non è lo stesso che poi ritrovano tra le mura domestiche". Ecco allora che "i medici devono imparare a rapportarsi con queste realtà e a saperle gestire".

Così come "è necessario capire che possono esserci delle patologie per noi banali, come ad esempio la gastroenterite, che per altre popolazioni, come quelle africane, vengono percepite come drammatiche e gravissime perché nel paese d'origine portano alla morte. C'è bisogno dunque che il personale sanitario in determinate situazioni sia più rassicurante", sottolinea Grimaldi.

Ma la lingua spesso può rappresentare una barriera. "Molte volte ci troviamo davanti a madri che pur vivendo nel nostro paese da molti anni non parlano l'italiano e dunque farsi capire, spiegare una patologia, rassicurare, essere chiari, diventa molto difficile", osserva Piero Valentini, segretario del Gruppo di lavoro Sip. Per questo "tra le proposte venute fuori nel corso della due giorni di incontri c'è quella di farci promotori di iniziative che possano favorire l'insegnamento dell'italiano alle madri. Sono soprattutto le donne, infatti, che stando in casa a occuparsi dei figli hanno meno scambi rispetto ai padri e dunque vivono fortemente questa situazione di disagio. Non imparando la lingua- osserva Valentini- non riescono a entrare a far parte della società".

Obiettivo dell'evento formativo è stato dunque quello di riunire, nell'ambito di una ricorrenza importante da festeggiare, un gruppo di esperti in modo da poter alimentare "quella vocazione alla formazione ed alla condivisione di temi medici a sfondo sociale tanto cari al nostro Gruppo- conclude Valentini- nella speranza di fornire un valido aiuto per la pratica quotidiana ai colleghi che operano in differenti setting con il mondo dei migranti e fornire nuovi stimoli culturali e spunti di studio".

(Mab/ Dire)

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