Roma, 23 gen. - "Il Centro Trapianti dell'Università di Tor Vergata ha istituito un Pdta per il percorso di reclutamento dei candidati al trapianto di fegato e sta cercando la possibilità di interfacciarsi con gli specialisti del territorio e con la medicina generale per dare una continuità e stabilire un canale istituzionale di collegamento per la selezione e il reclutamento dei pazienti che potrebbero beneficiare del trapianto". Lo ha spiegato Alfredo Cuffari, medico di medicina generale, relatore e in rappresentanza dell'Ordine di Roma di cui ha portato i saluti in nome del presidente Antonio Magi, a margine dell'evento dal titolo 'Nuovi scenari nel trapianto di fegato', ospitato nell'Aula Anfiteatro del Policlinico Tor Vergata.

L'incontro è stato organizzato dal Centro Trapianti di fegato, diretto dal professor Giuseppe Tisone, presidente del congresso, che ha illustrato l'attività del Centro svolta nel corso degli anni, con oltre 700 trapianti di fegato, mille trapianti di rene e numerosi trapianti combinati di rene e pancreas, oltre all'attività di chirurgia epatica e pancreatica composta da centinaia di interventi di resezioni epatiche e pancreatiche per tumore.

"È importante il fatto che il Centro specialistico si apra al territorio per ricevere questi pazienti- ha continuato Cuffari- e sia pronto a offrire consulenza e supporto per la selezione di quanti devono essere poi inviati. Spesso, infatti, le equipe vengono coinvolte al trapianto di fegato solo quando il paziente è ormai già in fase avanzata di malattia e in urgenza trapianto, mentre potrebbe beneficiarne già prima senza dover aspettare l'evento drammatico dello squilibrio acuto, che poi può anche esitare nel fatto che l'organo non si trovi, non sia disponibile e, quindi, quel paziente venga perso. Se, invece, ci sono le condizioni, il paziente è in lista e arrivano gli organi, ecco che viene selezionato senza arrivare alla situazione di estrema emergenza".

"In Italia- ha poi tenuto a informare- i donatori sono ancora pochi. È necessario che la popolazione venga informata sull'importanza di dare il proprio consenso al trapianto e bisognerebbe trovare un sistema aggiuntivo a quello dell'anagrafe, perchè adesso ci viene chiesto al momento del rinnovo del rilascio della carta di identità che, però, viene rinnovata ogni dieci anni. Ecco, dunque, la necessità di fare una campagna per le donazioni, promuovendo la donazione d'organo, e di trovare un sistema più facile, più di prossimità per far sì che il cittadino possa dare il proprio consenso senza particolari difficoltà e in modo che venga poi registrato nell'ambito del sistema nazionale".

Il revisore dei conti dell'Omceo Roma si sofferma, infine, sul primo caso in Italia di trapianto da vivente: è accaduto nei giorni scorsi all'ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, dove un papà ha donato parte del suo polmone per salvare la vita al proprio figlio, un bambino di cinque anni. "L'intervento è chiaramente di alto profilo- ha commentato Cuffari- nel Servizio sanitario nazionale abbiamo delle eccellenze anche se, purtroppo, si parla sempre di malasanità. È chiaro che le problematiche organizzative ci sono e che la sanità italiana va curata, ma è anche vero che possiamo contare su questi Centri di primo piano dove si riescono a fare, gratuitamente, interventi di alto profilo".

"Questo evento- ha aggiunto Alessandro Anselmo, specialista in chirurgia generale, dirigente medico Uoc di chirurgia epatobiliare e trapianti Policlinico Tor Vergata di Roma, organizzatore del congresso e membro della segreteria scientifica- è nato con l'obiettivo di sottolineare le novità nell'ambito del trapianto di fegato che riguardano soprattutto i pazienti. In particolare, dal convegno è emerso che sta cambiando lo scenario: oggi si possono trapiantare anche i pazienti che in passato non potevano accedere a questo tipo di cura. E questo avviene grazie al fatto che è stata scoperta la cura per l'epatite C e, in passato, i pazienti affetti da epatite C erano quelli che avevano maggiormente bisogno di trapianto. Di fatto, poi con la vaccinazione, è scomparsa o quasi anche l'epatite B. In questo momento, dunque, abbiamo in particolare pazienti che hanno patologie metaboliche, come il diabete, affetti da malattie epatiche e stiamo trapiantando pazienti che hanno tumori".

"Si tratta di pazienti con tumori primitivi del fegato, l'epatocarcinoma- ha precisato- ma mentre in passato si potevano trapiantare solo pazienti con piccoli noduli, oggi è possibile, grazia a procedure di radiologia, riportare il tumore all'interno dei criteri e riusciamo a trapiantarli. Nel corso della mia relazione ho inoltre mostrato studi internazionali per far vedere come si possano trapiantare pazienti molto selezionati e solo all'interno di protocolli e che hanno un altro tumore del fegato, il colangiocarcinoma".

Nel corso dell'evento 'Nuovi scenari nel trapianto di fegato', novità anche sul fronte di due tumori secondari: quello del colon retto con metastasi e quello neuroendocrino.

"Si è poi parlato delle modalità per aumentare il numero dei donatori- ha inoltre detto- perchè senza donazione non c'è trapianto. Basti pensare che nel Lazio, come ha sottolineato il dottor Feccia, abbiamo ancora un 30% di persone che dicono 'no' alla donazione. Bisogna dunque sensibilizzare le persone a donare. Il 2022 è stato comunque un anno positivo per i trapianti, un anno di ripresa dopo quelli in calo legati al Covid. Penso che possiamo essere fieri dell'Italia, Paese dove si fanno più di mille trapianti di fegato l'anno".

Per quanto riguarda le tecniche, il dottor Anselmo ha infine affermato che "le cose più importanti, le novità principali, riguardano proprio l'aumento dei donatori, ovvero l'uso delle macchine da perfusione, macchine che ricondizionano il fegato, e i cosiddetti donatori a cuore fermo. Oggi nel Lazio il 60% dei donatori sono marginali o non ideali, perchè o sono in età avanzata o presentano malattie che non li rendono perfettamente idonei".

All'incontro, che ha ricevuto il patrocinio dell'Omceo Roma, ha preso parte anche il direttore generale del Policlinico Tor Vergata, Giuseppe Quintavalle, che ha sottolineato la centralità del Policlinico nell'attività del trapianto di fegato e la volontà di essere collegato con il territorio, proprio grazie al Pdta per il percorso di reclutamento dei candidati al trapianto di fegato. Ha portato il proprio saluto anche il rettore dell'Università, Nathan Levialdi Ghiron, che ha posto l'accento sull'importanza della ricerca nell'ambito dei trapianti.

(Red/ Dire)

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